
@andreadeugeni
Foto di rito con Enrico Letta durante la visita a Palazzo Chigi, conferenza stampa con il segretario uscente del Pd Guglielmo Epifani in via del Nazareno e telefonate goliardiche con il nemico Silvio Berlusconi impegnato a coccolare la sua Dudù e a lanciare battaglie animaliste. E’ stato così il primo giorno da neosegretario dei Democrats di Matteo Renzi, enfant prodige della politica italiana con un passato da comparsa alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno. Il tutto mentre nel Paese impazzava la rivolta dei Forconi, un fronte variegato che oltre ad agricoltori, allevatori e autotrasportatori, ha raccolto anche la protesta di disoccupati, commercianti e studenti.
Malessere profondo ed eterogeneo generato da questa crisi senza fine in cui tutti i nodi di 20 anni, di malgoverno sono venuti al pettine. Se Renzi ha fatto della rottamazione della vecchia classe dirigente il suo cavallo di battaglia, perché nello stesso giorno in cui è diventato lui esponente di spicco della moderna classe dirigente che si candida in pompa magna a cambiare il Paese, non ha invece rottamato la ritualità dei Palazzi Romani andando in piazza a Torino ad ascoltare i cahiers de doleance di una parte dei cittadini?
Perché non ha cambiato verso anche nei fatti, prendendo il treno in direzione Piemonte invece che Roma per ascoltare la gente che da domani probabilmente non ha i soldi per pagare l’affitto, le rate di Equitalia delle cartelle esattoriali in scadenza o la banca che ti pignora la casa? Sarebbe stato un bel segnale, oltre che di sensibilità e coerenza, anche di consapevolezza dei tempi moderni. Per non far rimanere gli slogan come “l’Italia cambia verso” per il momento solo parole. Piene di vuoto inconsistente, quello che in tanti temono con Renzi…

