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Economia
Poletti, Lupi e Guidi: Renzi non rottama i conflitti d'interesse

di Andrea Deugeni

Caro Matteo, cominciamo male. Ma come, tu, il rottamatore per eccellenza, parli di dare un taglio netto col passato e ti fai una squadra di governo piena di potenziali conflitti di interesse? Non basta rottamare Massimo D'Alema o Emma Bonino per far vedere che ora è finita e che finalmente la seconda Repubblica è alle spalle. Bisogna essere coerenti in tutte le piccole scelte, anche perché il leader del M5S Beppe Grillo, forte della sua caratterizzazione di antipolitico, darà al Pd un bel filo da torcere nei prossimi mesi, proprio come ha appena iniziato a fare Corrado Passera. L'ex super ministro della crescita del governo Monti che scalpita per rientrare sulla grande scena e che ha tenuto oggi a battesimo il suo nuovo movimento politico, facendo parlare i numeri dei miliardi. Quelli che, sulla carta, caro Matteo, hanno tutte le potenzialità per rilanciare l'Italia. Cifre sonanti da cui l'elettorato, desideroso di risposte nel breve, si abbevera come una spugna.  

guidiFederica Guidi: Sviluppo Economico
 

Anche se formalmente, i conflitti d'interesse non ci sono più (vedi, ad esempio, il neo ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi che, appena apposta la firma sotto la carta del giuramento al Quirinale, ha subito chiamato l'azienda di famiglia, la bolognese Ducati Energia nella quale sedeva fino a qualche giorno fa come vicepresidente con deleghe operative, per rassegnare le dimissioni), in maniera potenziale, invece, i conflitti rimangono tutti lì. Impressi, nel caso della Guidi, sulla carta d'identità dello stesso ministro.

Si possono infatti dimenticare gli affari di famiglia? Si sa, non si rimane ministro a vita e il caso di Berlusconi ha già insegnato tutto in materia. Con la povera Italia che ne ha purtroppo viste di tutti i colori. Le commesse nazionali che gli enti locali e le rispettive municipalizzate o, ancora, i grandi colossi dello Stato come Enel, Poste e Ferrovie danno alla Ducati Energia dei Guidi stanno nel core business di quell'azienda che un giorno la neo ministra erediterà dal padre Guidalberto. Senza contare che, come annunciato nei mesi scorsi dal premier Renzi, il nuovo governo dovrà dare battaglia all'alto costo dell'energia che ha proprio negli incentivi alle rinnovabili (stanno sempre il core business della Ducati Energia) una delle voci che maggiormente contribuiscono a gonfiare la bolletta delle imprese. Sarà efficace la battaglia della neo ministra in quota Confindustria? C'è da sperarlo.    

Di famiglia un po' allargata, ma sempre di famiglia d'appartenenza si tratta, soprattutto quando quel mondo che ti porti dietro è quello che ti ha accompagnato da giovane fino al successo professionale in età matura, è quella delle cooperative rosse del nuovo ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Dal 2002, Poletti è stato infatti presidente della

squadra renzi PolettiLavoro e politiche sociali: Giuliano Poletti
 

Legacoop, l’associazione che riunisce 15 mila imprese cooperative e che, nel 2011, insieme alle altre organizzazioni di categoria, ha dato vita all’Alleanza delle cooperative. Confederazione che rappresenta ben 43 mila aziendeattive in tutti i settori e in tutte le regioni italiane, con 12 milioni di soci, 1 milione e 200 mila occupati e 127 miliardi di euro di fatturato aggregato. Cooperative rosse vogliono anche dire il neo colosso delle polizze leader nel ramo danni in Italia Unipol-Sai, il big del latte Granarolo, Manutencoop, Coop, Ccc, Cmc e Unieco.

Il governo dell'emergenza (e questa è un dato di fatto: basta guardare i numeri della disoccupazione giovanile) ha fatto sì che anche dalla parte destra di Matteo Renzi sieda, ma in quota Ncd, Maurizio Lupi, confermato ministro delle Infrastrutture. Il dirigente in aspettativa di Fiera Milano proviene dalla famiglia anche questa super allargata di Comunione e Liberazione che ha nella Compagnia delle Opere il suo potente braccio economico. Pure qui i numeri e i potenziali conflitti d'interesse sono impressionanti: 36 mila aziende, oltre 70 miliardi di fatturato, leadership nel mercato dei servizi alla persona, nell'agroalimentare, nella formazione e nell'assistenza all'export. Tutti settori in cui in il pubblico si appoggia anche al privato e che potrebbero portare in dote, per dirla alla Fornero, una paccata di miliardi di commesse. 

Siamo sicuri che Renzi vigilerà con occhio attento sulla grande macchina degli appalti dello Stato e i nuovi ministri Poletti e Lupi privilegieranno l'interesse supremo pubblico. Certo è che, per il momento, il rottamatore sui potenziali conflitti d'interesse da rottamare specialmente in età post-berlusconiana si è distratto un attimo.

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