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Economia

Di Sergio Luciano

Il mercato dell’auto che per il secondo mese consecutivo risale dell’1,9% e, nel segmento dell’usato, addirittura del 5%; il mercato dei mutui casa che risale del 9%; il mercato del leasing che risale di oltre il 5%. I segnali di una incipiente ripresa economica iniziano a moltiplicarsi. A non essere più isolati. A rivelare quel che gli italiani desiderano ardentemente, uscire dall’angolo della crisi economica, del declino, della recessione e in definitiva dell’austerità.

Probabilmente, nulla sarà mai più come prima. La globalizzazione ha portato anche in Italia tutti i suoi effetti, alcuni virtuosi – tante merci buone a buon prezzo – ma altri perversi, per esempio la competizione socialmente sleale dei Paesi dove il costo del lavoro è rasoterra per il totale dispregio in cui sono tenuti i diritti sindacali e spesso umani. Ma l’economia sta ripartendo.

Quanto può essere ascritta a merito del governo Renzi, questa ripresina, e quanto è invece del tutto indipendente dai fuochi artificiali che l’esecutivo ha fatto sull’economia nelle ultime settimane?
La domanda può risultare un po’ oziosa a tutti coloro che ricordino la vecchia battuta di Napoleone Bonaparte, secondo il quale era più importante avere generali fortunati che bravi. E che Renzi sia un tipo fortunato è poco ma sicuro.

Però c’è anche un’altra regola della macroeconomia, quella che insegna come le previsioni, spesso, si auto-avverino, soprattutto se si riferiscono non ai comportamenti delle elite ma a quelli delle masse, per esempio dei consumatori, che sono suggestionabili dai media. Ebbene, la voglia di ripresa che trasuda da tutti i pori di Renzi, la sua energia positiva, e le promesse che ha fatto, insieme a quei famosi 80 euro netti in più in busta paga che da maggio effettivamente entreranno nelle tasche di dieci milioni di italiani, sicuramente giovano alla causa. La gente – almeno quella che il lavoro ce l’ha – inizia a sentirsi meno pessimista e ricomincia a spendere qualcosina in più. La nuova spallata di liberalizzazione dei contratti a termine (liberalizzati ma senza “sbracare”) incoraggia le piccole e medie imprese a riprendere a ingaggiare i giovani, sia pure a termine. E l’export continua a tirare.

Continuiamo così: fregandocene delle lobby. Quelle dei funzionari pubbici e dei magistrati che si sono visti tagliare lo stipendio: che stiano zitti! Quelle dei fornitori della pubblica amministrazione, che temono la spending review che gli taglierà i margini: che stringano la cinta. Quella dei burocrati, contro la quale sta per partire l’offensiva del governo. Sarebbe ora che gli inefficienti fossero sanzionati. Speriamo che sia la volta buona. Pippo Callipo, imprenditore antimafia di Vibo Valentia, ha definito la burocrazia italiana come “la mafia con la penna”. Sante parole. E’ ora di debellarla.

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