Sanlorenzo entra nella partita per The Italian Sea Group
Il salvataggio di The Italian Sea Group passa da una cordata di cantieri. Sanlorenzo ha comunicato lunedì 27 luglio che Riccardo Cima, in nome e per conto dei promotori della costituenda Polo Nautico Carrara S.r.l. (PNC), ha depositato una manifestazione di interesse corredata da un’offerta cauzionata per l’acquisizione dell’intero complesso aziendale di TISG, il gruppo di Marina di Carrara proprietario dei marchi Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti.
L’offerta è stata presentata alla società e ai tre commissari giudiziali nominati dal Tribunale di Firenze — Niccolò Abriani, Riccardo Forgheschi e Manuela Olastri — e contiene l’impegno a partecipare alla procedura competitiva che dovesse essere indetta per la cessione. Il prezzo non è stato reso pubblico: secondo rumors di mercato si avvicinerebbe al valore attribuito a TISG dalle perizie del tribunale, indicato da indiscrezioni non confermate intorno ai 162 milioni di euro.
PNC nascerà come società con funzioni consortili, con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare i livelli occupazionali, far ripartire le attività industriali e preservare sul territorio le aree e le strutture per cantieristica, refitting, alaggio e varo.
Il 10% del capitale sarà in mano a una società costituita da Cima e da alcuni fornitori; il restante 90% dovrebbe essere detenuto da due o tre cantieri navali di livello internazionale, con i quali le interlocuzioni sono descritte come “in fase avanzata”. Cima, commercialista viareggino, è amministratore unico del Polo Nautico di Viareggio, esperienza nata circa vent’anni fa dall’aggregazione di una decina di piccoli imprenditori locali e ora replicata sul comprensorio apuano.
Sanlorenzo ha confermato l’interesse a entrare nel capitale di PNC con una quota di minoranza e ha rilasciato una lettera di patronage a sostegno della partecipazione alla gara, fino a un importo pari al 10% del prezzo, a garanzia delle obbligazioni di pagamento assunte dal proponente.
L’offerta riguarda l’intero complesso aziendale, senza debiti e senza crediti, da trasferire libero da gravami, sequestri e diritti reali di garanzia. La prosecuzione e il completamento delle commesse in corso resteranno subordinati alla negoziazione diretta con i singoli armatori — nodo tutt’altro che secondario, visto che è proprio dai rapporti con gli armatori che è passata la parte più difficile della crisi. L’efficacia dell’offerta è condizionata all’esito soddisfacente di una due diligence completa, all’indizione della procedura competitiva e all’avveramento delle ulteriori condizioni previste. Spetterà agli organi della procedura fissare eventuale prezzo base e regole della gara: l’offerta, precisa la nota, non vincola né TISG né i commissari.
Massimo Perotti, executive chairman di Sanlorenzo, ha motivato la scelta sostenendo che il ruolo di un’impresa leader «non si misuri soltanto dalla capacità di creare valore economico», ma anche dalla responsabilità di tutelare occupazione e competenze strategiche, richiamando il precedente del Polo Nautico di Viareggio. Sul piano legale il gruppo è assistito dallo studio Musumeci, Altara, Desana e Associati (MADlex).
La mossa colloca Sanlorenzo — che nel 2025 ha chiuso con 960,4 milioni di ricavi netti, 180,6 milioni di EBITDA e 107,4 milioni di utile — dentro una partita in cui si muovono anche gli altri big del settore. Azimut-Benetti, per voce della presidente Giovanna Vitelli, si è detta pronta a valutare l’acquisizione di alcuni asset, con il dossier sul cantiere di La Spezia (ex Picchiotti) valutato tra 20 e 30 milioni; circolano anche i nomi di Baglietto e Fincantieri, mentre Ferretti starebbe ragionando su un’offerta per l’intero gruppo. Nell’incontro in Regione Toscana del 20 luglio erano emersi come potenziali interlocutori anche Sanlorenzo e la tedesca Lürssen.

