Dice Alessandro Profumo che l’Italia è una nella diversità e che questa peculiarità è un elemento di forza di cui tutti dovremmo prendere consapevolezza: la penso come lui ed è in ragione di questo che ho provato a sviluppare la felice intuizione espressa nei mesi passati dal Sindaco Beppe Sala unitamente al Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia per un’alleanza tra la rete delle città e il sistema delle imprese.
L’obiettivo? Spingere dal basso la crescita sostenibile e agevolare un processo di rigenerazione della democrazia che sappia sostenere le relazioni nel Meseuro, il mercato unico euro-mediterraneo.
Non vi è in questa proposta una presunta superiorità delle Città sulle Regioni o sullo Stato, chi scrive pensa che i livelli istituzionali italiani siano coerenti e che sia sufficiente esercitare un ruolo politico, dunque di confronto, dialogo e accordo di mediazione per progredire.
Come dice giustamente Marta Cartabia, che ho avuto la possibilità di ascoltare recentemente al convegno di studi amministrativi “Dall’urbanistica al governo del territorio”, le Regioni possono ragionare con il Parlamento e, nel garbo istituzionale, ottenere un’armonizzazione complessiva delle loro istanze.
Silvia Davite
Lo stesso a mio avviso può avvenire in Europa dentro il Comitato delle Regioni, la valorizzazione del quale in senso bicamerale, in connessione con i Senati federali di ogni singolo stato membro, per me, sarebbe l’innovazione costituzionale da prendere tutti a cuore.
L’Europa dei popoli e dei territori di memoria leghista avrebbe un semplice approdo.
Dal punto di vista fattuale la Farnesina da tempo possiede una Direzione per l’internazionalizzazione del sistema paese e delle autonomie territoriali in grado armonizzare un lavoro progettuale che giunga dalle città unitamente al proprio sistema di fornitori e all’ intero tessuto economico-sociale culturale delle stesse.
Attraverso protocolli di intesa tra singole Città, dentro una regia dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri, presieduta dal Dipartimento Affari Esteri della Presidenza del Consiglio, sfruttando la diplomazia culturale di cui ben ha parlato il Ministro Franceschini, si condividono step progettuali a partire dal piano infrastrutture, dalla riqualificazione urbana, dai servizi pubblici fino a giungere alla comunicazione del brand “di gemellaggio”.
Si crea una sinergia dei sistemi pubblico-privato tra le città coinvolte.
Questo modello consentirebbe al singolo imprenditore che investe all’estero di non sentirsi solo fin dall’inizio del percorso permettendo quel salto culturale, che da più parti si chiede, per esprimere fino in fondo l’attitudine diplomatica italiana.
Ringrazio coloro che fino ad oggi hanno ritenuto praticabile quanto qui esposto spingendomi a proseguire: a mio avviso, questo approccio può fornire una ragionata risposta allo stesso tema demografico, posto più volte dal Governatore della Banca d’Italia.

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