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Economia
Servizi finanziari, verso un new model: il Covid non ha fermato il fintech

Il FinTech italiano è in ritardo, ma si muove coerentemente ai trend globali con un’elevata dinamicità mostrando uno scenario positivo e promettente e chiudendo progressivamente il gap con lo scenario globale. Nei prossimi anni i consumatori che avranno bisogno di servizi bancari, non si rivolgeranno necessariamente ad una banca (o, perlomeno, non a quello che oggi pensiamo sia una banca) ma potranno appunto rivolgersi a nuove tipologie di servizi offerti appunto dallo sviluppo del modello Fintech. La Sharing Economy per esempio, che è iniziata con le automobili, i taxi e le camere d'albergo, presto toccherà anche  i servizi finanziari.

Nei servizi Finanziari la Sharing Economy si riferisce a proprietà decentrata delle risorse e utilizzo dell’IT per trovare corrispondenze efficaci tra fornitori e utenti di capitale, piuttosto che rivolgersi automaticamente ad una banca come intermediario. E poi la blockchain, la vera tecnologia disruptive del settore finanziario e non solo.  La blockchain potrebbe rendere le infrastrutture del settore finanziario molto meno costose e l'elenco degli usi possibili è pressoché illimitato, dalle operazioni finanziarie agli accordi contrattuali automatizzati. Queste almeno sono alcune delle considerazioni, contenute nell’ultimo report sul Fintech della società di consulenza PWC, che ha analizzato 364 aziende italiane, di cui 278 FinTech (Pagamenti, Capital Market & Trading, Wealth & Asset Management) e 86 TechFin, player di interesse nell’area dei Tech Enabler e della Cybersecurity.

Le FinTech censite sono 278, 49 in più rispetto alla scorsa edizione, di cui 18 le nuove aziende, nate nel corso dell’ultimo anno. Aumentano anche i segmenti di business per esempio con l’ingresso del segmento del Real Estate (sia piattaforme dedicate in area Lending che nell’Equity Crowdfunding), di soluzioni di investimento in criptovalute e di trading specializzato per gli NPL. Tra gli indicatori meno positivi, al primo posto si trovano gli scarsi investimenti nel settore FinTech italiano che hanno contribuito a un posizionamento debole del nostro Paese a livello internazionale. Nel 2019 si sono ridotti a 154 M€ dai 197 M€ del 2018 (senza contare 100M€ a Prima) Analogamente al mercato internazionale, anche in Italia il 2019 ha visto una polarizzazione dei fondi su pochi deal di maggiore dimensione (75% dei fondi sui primi 5 deal). Manca ancora un livello di redditività adeguato.

Un secondo indicatore potenzialmente critico è il livello di redditività delle aziende. L’EBITDA aggregato del settore è pari al 2%, stabile rispetto al 2018. In generale è legato alla giovane età delle aziende nel settore (60% ha meno di 5 anni), e ai segmenti di attività. Proprio analizzando i segmenti di attività che mostrano maggiore dinamismo, troviamo i pagamenti digitali, il Wealth Asset Managment e la consulenza finanziaria in genere. L’Italia che sconta un ritardo significativo nel percorso di digitalizzazione, finanziaria e non, rappresenta una sorta di sperimentazione forzata di un nuovo modo di collaborare a distanza attraverso soluzioni digitali. Questo non sta avvenendo solo per lo smart working o il distance learning, ma anche per le relazioni fra Banche, Assicurazioni e clienti.

Stanno emergendo per molte realtà (incluse banche e assicurazioni), criticità sulla resilienza delle infrastrutture, sulla qualità e quantità di strumenti che permettano smart working, sulla efficienza dei servizi online, sulla sicurezza. Roberto Lorini, FinTech Leader di PwC Italia, commentando i dati del report, ha affermato che: “Mai come ora, il contributo delle aziende FinTech in termini di accelerazione dell’innovazione digitale alle aziende finanziarie tradizionali, può diventare un elemento strategico per un’innovazione volta a rispondere alle nuove esigenze della clientela (privati e corporate)”. Secondo un report della Banca d’Italia sul fintech nel nostro paese, nel periodo 2017-2020 gli investimenti FinTech nel sistema finanziario italiano ammontano a 624 milioni di euro, dei quali 233 spesi nel biennio 2017-2018 e 391 previsti in quello successivo.

Rispetto a paesi come Cina e Usa, ma anche Francia e Gran Bretagna, i numeri certamente sono ancora molto piccoli, però sempre secondo Pwc è indubbio che il settore fintech in Italia sia un settore da una decina di anni in crescita praticamente inarrestabile, nell’ordine del 10/15% all’anno. Cresce anche il nuovo Fintech district creato a Milano da Banca Sella nel 2016, che funge da sorta di incubatore e hub per start up innovative nel campo finanziario, che ha visto quadruplicare in soli tre anni le adesioni ( da 32 a 122 start up). Ma secondo tutti gli esperti, il vero boom per il settore si dovrebbe registrare nei prossimi due anni, e in questo caso la pandemia di covid 19, potrà avere, almeno in questo caso, l’effetto di accelerare questo processo, perché la richiesta di tecnologie ed innovazione sarà una esigenza sempre più pressante anche per il settore finanziario.

Fra i settori a maggior valore aggiunto e con tassi di crescita più elevati ci sarebbero il Wealth & Asset Management e la consulenza finanziaria in genere. Dopo il gran proliferare di banche online sempre più interattive e digitali, negli ultimi due anni anche in Italia è arrivata e si sta sviluppando sul web la consulenza indipendente in materia finanziaria. Uno degli esempi sicuramente più interessanti in questo senso, è forse quello rappresentato dalla società indipendente IoInvesto, un progetto interamente dedicato alla finanza personale, che conta in pochi mesi oltre 15.000 utenti attivi. Fondata ad  Ottobre 2019 da due professionisti del trading, Io Investo oggi conta 92mila iscritti sul proprio canale YouTube, 19mila follower su Instagram, 18mila su Facebook, quasi 300mila iscritti su TikTok ( con punte da 20 milioni di visualizzazioni/mese) e 5.500 sul canale Telegram.

Una presenza cosi massiccia sui social a dimostrare il forte imprinting prettamente digitale ed innovativo della società, in un settore da sempre considerato piuttosto tradizionale e paludato. In pochi mesi la società è stata in grado di ritagliarsi uno spazio importante fra i colossi del Wealth Managment e della consulenza finanziaria, diventando un punto di riferimento non solo per i millennials, ma anche per un pubblico più maturo. Anche perché proprio in periodi di crisi la consulenza indipendente e gratuita, viene ritenuta quella più affidabile da un numero sempre crescente di persone. Dopo il proliferare di banche e servizi finanziari online delle principali istituzioni finanziarie, la società ha probabilmente saputo, prima di altri adattarsi alle nuove esigenze degli investitori, che dopo i fatti del 2008 guardano forse con una maggiore diffidenza alle banche di investimento tradizionali.

 

vcaccioppoli@gmail.com

 

 

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