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Economia
bandiera italia

di Paolo Fiore

Made in Italy vendesi. Le aziende italiane, dai grandi gruppi alle Pmi, sono sotto il tiro di grandi imprenitori stranieri. Stavola a dirlo non sono le associazioni imprenditoriali, ma i servizi segreti. Che denunciano "l'azione aggressiva di gruppi esteri'" mirata a "strategie acquisitive di patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali". E gli obiettivi che esercitano maggiore appeal sono "i marchi storici del made in Italy, a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche''.

Se in passato gli occhi stranieri si posavano sulle grandi aziende, oggi la crisi espone anche il tessuto delle piccole e medie imprese. "L'attenzione dell'intelligence si è appuntata sulla natura dei singoli investimenti per verificare se siano determinati da meri intenti speculativi o da strategie di sottrazione di know how e di svuotamento tecnologico delle imprese stesse con effetti depressivi sul tessuto produttivo e sui livelli occupazionali". In particolare, "alcune manovre di acquisizione da parte di gruppi stranieri se, da una parte, fanno registrare vantaggi immediati attraverso l'iniezione di capitali freschi, dall'altra sono apportatrici nel medio periodo di criticita'" specie per realtà produttive "proprietarie di tecnologie di nicchia, impiegate nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza nazionali, come pure nella gestione di infrastrutture critiche del Paese". Come a dire: attenzione a svendere i pezzi pregiati del made in Italy. A una liquidità immedita potrebbero seguire svantaggi di lungo periodo.

Appena la crisi ha mostrato segni di miglioramento, gli acquisti in Italia sono schizzati: tra ottobre e dicembre hanno toccato i 5,6 miliardi. In sostanza, negli utlimi 60 giorni dell'anno si è concentrato il 60% degli acquisti dell'intero 2012. Un anno in cui l'Italia ha visto volar via alcuni dei pezzi pregiati: addio alle rosse Ducati, finite nella mani di Audi. Scucita all'Italia la griffe Valentino. General Electric si è accaparrata Avio con un affare che sfiora i 2 miliardi di euro. Il rosso di Valentino e quello delle moto di Borgo Panigale potrebbero non essere il solo ad attrare i "tori" stranieri. I cinesi di Weichai, dopo aver abbordato gli yacht Ferretti, sono arrivati sul Cavallino rampante. Per il momento con un rapporto di sponsorizzazione. Gli appetiti dello stesso gruppo cinese si sono rivolti a un'altra azienda vicina alla Rossa: Piaggio Aero, presieduta da Piero Ferrari, figlio di Enzo. D'altronde in Piaggio Aero gli stranieri sno di casa: il fondo di Abu Dhabi Mubadala e il colosso indiano Tata possiedono già il 33% del gruppo. 

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