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SpaceX vola in Borsa, esultano gli investitori. E Musk torna sopra i mille miliardi di patrimonio

Il titolo guadagna quasi l’8% in una sola seduta dopo il giudizio di Morgan Stanley. Ora gli investitori guardano al prossimo test di Starship e alla trimestrale di fine ottobre

SpaceX vola in Borsa, esultano gli investitori. E Musk torna sopra i mille miliardi di patrimonio

SpaceX vola in Borsa

Elon Musk rientra in un club che conta un solo iscritto: quello dei patrimoni personali superiori ai mille miliardi di dollari. Lunedì 5 ottobre le azioni di SpaceX hanno chiuso a 171,09 dollari, in rialzo di quasi l’8%, ai massimi da metà giugno. Secondo la classifica in tempo reale di Forbes, che somma le partecipazioni in SpaceX e Tesla, la ricchezza del fondatore è così risalita a circa 1.030 miliardi di dollari.

Musk possiede circa il 38% di SpaceX e, grazie alle azioni a voto plurimo, controlla oltre l’80% dei diritti di voto: ogni movimento del titolo si riflette quindi in modo diretto sul suo patrimonio.

Dal debutto record alla discesa estiva

SpaceX è sbarcata al Nasdaq il 12 giugno con il simbolo SPCX, nella più grande offerta pubblica iniziale di sempre. Le azioni erano state collocate a 135 dollari, per una raccolta di circa 75 miliardi — più del precedente primato di Saudi Aramco del 2019 — e una valutazione di partenza vicina ai 1.770 miliardi. Già nel giorno del debutto il rialzo aveva portato Musk a diventare il primo “trilionario” della storia.

Nei giorni successivi il titolo ha superato quota 200 dollari, poi è cominciata una lunga discesa. Tra luglio e agosto le quotazioni sono scivolate poco sopra i 100 dollari, in un clima di attesa per la prima trimestrale da società quotata e per la scadenza di una parte del lock-up, il periodo in cui i vecchi azionisti non possono vendere. Dai minimi estivi il recupero è stato di circa il 58%.

La spinta di Morgan Stanley

A innescare l’ultimo rally è stato un report di Morgan Stanley del 4 ottobre. Secondo la banca d’affari il titolo è nettamente sottovalutato rispetto al suo valore reale: la raccomandazione è di comprare, con un prezzo obiettivo di 300 dollari, circa il 75% sopra la chiusura di lunedì.

Non è un numero nuovo. Lo stesso target era stato indicato a luglio, quando l’analista Adam Jonas aveva avviato la copertura del titolo con una forbice volutamente ampia: 75 dollari nello scenario peggiore, 600 in quello migliore. Nelle stime della banca SpaceX potrebbe arrivare a 319 miliardi di ricavi nel 2030 e a 3.300 miliardi nel 2040, con l’intelligenza artificiale — più dei razzi — come principale motore di crescita.

Starship e i conti, i prossimi banchi di prova

Gli analisti suggeriscono di muoversi prima di due appuntamenti ravvicinati: il prossimo volo di prova di Starship e la pubblicazione dei risultati trimestrali, attesa per la fine di ottobre.

Starship è il razzo più grande mai costruito ed è progettato per essere interamente riutilizzabile: sia il booster sia lo stadio superiore devono poter rientrare a terra. Se nel prossimo test SpaceX riuscirà a far atterrare con successo il secondo stadio, secondo Morgan Stanley il titolo potrebbe mettere a segno il balzo più ampio dalla quotazione. La posta in gioco va oltre il singolo lancio: un vettore pesante ed economico è la condizione per realizzare i progetti di data center in orbita su cui si regge buona parte della scommessa sull’IA.

Non solo razzi: IA e commesse pubbliche

Il profilo dell’azienda è molto cambiato. Con l’acquisizione di xAI, la società di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Musk, SpaceX è entrata direttamente nel settore e oggi ottiene ricavi rilevanti noleggiando capacità di calcolo ad altre imprese, tra cui Google e Anthropic. Lo scorso fine settimana ha effettuato più lanci nella stessa giornata: uno ha portato un equipaggio della NASA verso la Stazione spaziale internazionale, un altro ha messo in orbita chip per l’IA di Google.

Il cliente principale resta però il governo federale degli Stati Uniti. Secondo i dati sugli appalti pubblici, SpaceX ha finora incassato oltre 12,7 miliardi di dollari da contratti con il Dipartimento della Guerra, come l’amministrazione Trump ha ribattezzato il Dipartimento della Difesa. E il rapporto con Washington si è ulteriormente stretto: il 1° ottobre Musk è stato nominato co-responsabile di un’iniziativa del Dipartimento che dovrà individuare le armi, le tecnologie e le capacità militari di cui gli Stati Uniti potrebbero avere bisogno nei conflitti futuri.

I dubbi sulla valutazione

L’entusiasmo non è unanime. SpaceX è ancora in perdita: tra l’inizio del 2025 e il 31 marzo 2026 ha accumulato un passivo di 8,7 miliardi di dollari, e i capitali raccolti in Borsa servono a finanziare progetti molto costosi, dai data center orbitali alla colonia su Marte che Musk indica come obiettivo di lungo periodo. Tra gli scettici c’è Michael Burry, l’investitore reso celebre da La grande scommessa, secondo cui i documenti dell’IPO non giustificavano una valutazione di migliaia di miliardi.

Anche Morgan Stanley, pur ottimista, elenca rischi concreti: la forte dipendenza dalla figura di Musk, i possibili conflitti d’interesse con Tesla, le incognite regolatorie e geopolitiche. E la ricchezza di Musk resta in gran parte sulla carta: basta una correzione del titolo per riportarla sotto la soglia dei mille miliardi.