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Elezioni in Europa, l’economista Sapelli ad Affari: “La Merkel continua a sbagliare”

Elezioni in Europa, l’economista Sapelli ad Affari: “La Merkel continua a sbagliare”
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“Questi risultati elettorali non sono altro che le conseguenze della disgregazione sociale portata avanti dalla crisi economica e del fallimento delle politiche neoliberiste che portano alla crisi e all’impoverimento di tutta l’Europa”. L’economista Giulio Sapelli, intervistato da Affaritaliani.it, legge così l’esito del voto in Spagna e la recente affermazione di Francia di Marine Le Pen che si candida ad essere nel 2017 uno dei principali candidati nella corsa all’Eliseo, risultato inimmaginabile fino a qualche anno fa. La via d’uscita? “Lasciar perdere la flessibilità di bilancio. Bisogna smontare tutti i parametri di Maastricht e….”

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

“Le elezioni spagnole sono molto interessanti. Come già accaduto in Grecia e in Portogallo i governi che applicano rigide misure di austerity accompagnate magari anche da risultati positivi di crescita sono destinati a perdere la maggioranza. La ricetta economica che è stata pensata in questi anni dall’Europa non aiuta i cittadini e paradossalmente punisce chi la esegue”. Per questo “io non faccio una battaglia contro l’Europa, a differenza di quello che scrivono alcuni commentatori. Io faccio una battaglia per l’Europa”. Lo scrive nella sua E-news il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi.

Prima l’affermazione di Tsipras in Grecia. Poi la svolta socialista che ha imbarcato i comunisti in Portogallo seguita in Italia dal recupero del M5S (per ora certificato solo nei sondaggi) sul partito di governo Pd e in Francia dalla tentata scalata all’Eliseo (inimmaginabile fino a qualche anno fa) di Marine Le Pen. Ora, la fine del bipolarismo in Spagna con la remontada di Podemos e l’affermazione di Ciudadanos che impediscono al partito popolare del premier Mariano Rajoy a proseguire nel monocolore e lo costringono a dover formare delle alleanze di governo per conservare il potere.

Come leggere in Eurolandia l’affermazione dei partiti che si pongono al di fuori del tradizionale schema Ppe-Pse, affermazione che erode moltissimi voti agli schieramenti tradizionali? L’economista Giulio Sapelli, intervistato da Affaritaliani.it, è d’accordo con la lettura del responso delle urne spagnole che fa il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi (vedi box) e rilancia, invocando la necessità della “libertà di bilancio per gli Stati europei“.

“Questi risultati elettorali non sono altro che le conseguenze della disgregazione sociale portata avanti dalla crisi economica. Il fallimento delle politiche neoliberiste crea anche degli attori politici nuovi”, spiega Sapelli. “E non a caso – prosegue – colpisce anche la sinistra che del rafforzamento di queste politiche è stata la principale artefice. Il caso spagnolo è esemplare: lì gli elettori hanno fatto pagare al Psoe (partito socialista, ndr) e anche al centrodestra con Ciudadanos, un prezzo finalmente alto per aver appoggiato le politiche liberiste dell’austerity che portano alla crisi e all’impoverimento di tutta l’Europa”.

Basta dunque, come chiede Renzi (e rivendica di aver fatto lo scorso anno durante il semestre Ue di presidenza italiana), azionare la leva della flessibilità per avere qualche decimale di Pil aggiuntivo da spendere per innescare politiche fiscali espansive e invertire così questo trend di impoverimento? “Assolutamente no”, risponde sconsolato Sapelli. “La flessibilità è solo un palliativo. Bisogna iniziare a smontare tutto l’impianto strutturale dei parametri di Maastricht, partendo dal Fiscal Compact e dal limite del 3% nel rapporto deficit/Pil”. “Non se ne esce se non si rinegozia tutto il Patto europeo. E’ necessario ritornare a un’Europa fondata sugli Stati nazionali: a moneta unica ma libertà di bilancio”, aggiunge.

Sapelli ricorda infine come la ripresa che si sta riscontrando in Europa sia soltanto “una media di perfomance molto differenti tra loro” e sia “jobless, senza aumento dell’occupazione complessiva cioè. Si tratta solo di un rimbalzo contabile, visto che in Italia siamo ancora molto lontani dai livelli pre-crisi del Pil. Gli elettori prima o poi si accorgeranno che Berlino sta tentando una fuga in avanti rispetto alla politica energetica europea e ha messo il bastone fra le ruote all’Italia in primis nella richiesta di una garanzia Ue dei depositi bancari”. “L’arroganza tedesca ha raggiuto limiti insopportabili”, sentenzia e “il pericolo è che il sentimento anti-tedesco creasca a livelli tali da cui non sia più possibile tornare indietro”.