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Economia

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Squinzi bifronte. E' passata meno di una settimana da quando il presidente di Confindustria disse che ormai l'Italia "aveva toccato il fondo" e che non restava altro che risalire. Le imprese strangolate e i lavoratori senza stipendio non hanno certo esultato: le parole non bastano. Qualcuno però ha iniziato a credere che la luce in fondo al tunnel già intravista da Monti cominciasse davvero a fare breccia.

I primi a gonfiare il petto sono stati i ministri del governo Letta, cui Squinzi ha concesso ciò che le banche non offrono alle imprese: un'apertura di credito. Sembrava il primo passo verso un percorso comune. Sembrava. Perché Mr Mapei ha cambiato idea. Rispondendo a Fabrizio Saccomanni, accusato di eccessivo ottimismo, ha affermato: "La luce non la vedo ancora". E l'Italia torna nel buio. O, scegliendo un'altra metafora usata e riusata da Squinzi, "resta sul fondo". In cinque giorni i dati non sono certo cambiati: la crescita, minuta, tornerà alla fine del 2013. Il presidente degli industriali, da uomo schietto qual è, a volte eccede in affermazioni da slogan. Peccato che la ripresa non sia un prodotto da vendere: è una scintilla da curare. Per ardere ha bisogno di legna e paglia (tocca al governo procurarla). Ma anche di cautela: il fuoco viene spento dal vento troppo forte, ma s'attizza con un soffio (d'ottimismo).

A curare quella fiammella deve contribuire anche una voce importante come quella di Confindustria. Pungolare il governo è servito. Ora Squinzi alzi lo sguardo, aguzzi la vista e dica una volta per tutte se quella luce in fondo al tunnel è reale. Di quella immaginaria ci ha già parlato Mario Monti.

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