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Economia
L'agroalimentare traina l'economia del Sud. Bene anche il turismo culturale

E' l’agroalimentare il settore trainante del Sud Italia. Contribuisce ad incrementare le esportazioni italiane, alimenta un fitto tessuto di piccole e medie imperse, assorbe gran parte dei consumi  valorizzando l’immagine del Made in Italy quale portatore di eccellenza a nel mondo. Un settore che esporta dall’area Sud prodotti alimentari per 1,2 miliardi di euro, sui 4,8 miliardi complessivi, in 184 paesi esteri sui 215 del Belpaese. Ed è in quest’area che, secondo un focus di Srm (centro studi legato a Intesa Sanpaolo) sull’agroalimentare e sull’offerta turistica presentato a Pechino durante una missione del gruppo bancario torinese per promuovere il sistema economico del Mezzogiorno, sono presenti importanti filiere: quella dell’industria conserviera di frutta e ortaggi che assorbe oltre il 50% dei flussi nazionali dell’export del settore con oltre 1,6 miliardi di euro, quella dell’industria lattiero casearia con circa 350 milioni di export per il 2018; il settore vinicolo, con un export di quasi 215 milioni di euro. Complessivamente L’area Sud rappresenta il 53,2% del Mezzogiorno e il 21,2% dell’Italia. Grande attenzione, secondo gli analisti di Srm, c’è anche per le produzioni biologiche: nel 2018 la superficie dedicata è stata di oltre 700mila ettari, pari alla metà di quella meridionale e al 32,7% di quella nazionale con una crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente. A ciò si aggiunge la presenza della cucina d’alta gamma con 59 ristoranti stellati presenti nelle regioni dell’area interessata. E’ un quadro positivo anche per il Belpaese quello fotografato da Srm: l’Italia è prima al mondo per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall’Ue, con 825 prodotti food&beverage censiti su 3.020 in totale nel mondo e può essere annoverata tra i principali paesi produttori di pasta (1° produttore mondiale), caviale (2° produttore mondiale), olio d’oliva (2° produttore mondiale), formaggi (3° produttore europeo) e spumante (1° produttore mondiale). E si caratterizza inoltre per essere il 2° Paese al mondo per quota del settore agroalimentare sul Pil (pari al 2,2%), preceduto solo dalla Spagna. I dati del moltiplicatore confermano quanto l’enogastronomia sia uno dei fiori all’occhiello della nostra economia nazionale.

Il patrimonio turistico-culturale                                                                                                                                A queste più che positive performance si aggiunge il considerevole patrimonio turistico/culturale presente nelle regioni dell’area Sud con 12 siti Unesco (su 55 nazionali) e alcuni grandi attrattori che permettono di far conoscere il territorio in tutto il mondo come gli scavi di Pompei, l’Isola di Capri e i Sassi di Matera. Componenti che si riflettono sul mercato turistico che, al 2018, registrava 13 milioni di arrivi (pari al 56,4% del totale Mezzogiorno e al 10,2% dell’Italia) con una crescita del 38,5% rispetto al dato di 10 anni prima (+34% la crescita in Italia). La variazione, secondo Srm, è ancora più intensa se si considera il solo turismo straniero con un +86,4% (+51,2% in Italia). Nelle regioni del Sud sono presenti 20mila esercizi ricettivi (il 55% del Mezzogiorno e il 9% dell’Italia) per 720mila posti letto (57% sul Mezzogiorno e 14,1% su Italia). Importante è, quindi, il turismo straniero. Questa domanda registra 4,4 milioni di arrivi per 16,3 milioni di presenze nel 2018, assorbendo circa la metà dei flussi turistici esteri del Mezzogiorno. Il turismo inbound rappresenta poco meno del 35% della domanda turistica, mentre nel Mezzogiorno raggiunge il 37,2% e in Italia circa il 50%. Di conseguenza, la spesa turistica straniera (che supera i 3,1 miliardi di euro) pesa la metà sul totale meridionale ed il 7,6% sul dato Italia. I flussi turistici nell’Area sono quindi considerevoli, ma c’è ancora margine di crescita. Le potenzialità sono tanto più alte quanto più si punta su un sistema turistico integrato con l’enogastronomia e la cultura. La capacità endogena di creare ricchezza, in relazione all’aumento di presenze turistiche, cambia infatti in base alla tipologia di turismo: considerando il turismo culturale la ricchezza attivata da un soggiorno aggiuntivo

in Italia da 103,4 euro sale a 105,4. L’Area Sud, inserita nel più ampio contesto del Mezzogiorno, è al centro ell’offerta turistica internazionale: gli elementi di forza presenti (mare, ambiente, cultura, enogastronomia, qualità della vita) ne fanno una meta unica e rilevante per l’intero Paese. L’agroalimentare è, espressione di multivalorietà: al suo valore intrinseco si aggiunge il legame che genera con il turismo internazionale, rappresentando una delle principali motivazioni per le quali si sceglie l’Italia come meta. Le ricerche evidenziano infine che il Belpaese, grazie a questa

multidimensionalità, non ha potenzialmente periodi di bassa stagionalità, elemento da valorizzare ulteriormente come attrattiva.

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