Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Stellantis rilancia l’Italia: 5 miliardi e nuovi modelli

Stellantis rilancia l’Italia: 5 miliardi e nuovi modelli

Da Mirafiori ad Atessa, Stellantis assegna nuove missioni agli impianti italiani, ma chiede interventi su costo dell’energia e flessibilità del lavoro per consolidare il rilancio della filiera automotive

Stellantis rilancia l’Italia: 5 miliardi e nuovi modelli
Antonio Filosa – Ad Stellantis

Stellantis rilancia l’Italia: più produzione, 5 miliardi in innovazione e nuovi modelli per gli stabilimenti

Stellantis prova a ricostruire il proprio rapporto industriale con l’Italia partendo da numeri, investimenti e missioni produttive assegnate agli stabilimenti. Nell’audizione davanti alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, l’amministratore delegato Antonio Filosa ha rivendicato un cambio di passo: nei primi cinque mesi dell’anno le immatricolazioni in Italia sono cresciute di quasi il 15%, con una quota di mercato in aumento di circa 1,5 punti, mentre la produzione negli stabilimenti italiani è salita di oltre il 16%. Il dato industriale più rilevante, secondo il gruppo, è la riduzione del 30% del ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte degli impianti. È un segnale che Stellantis presenta come prova della ripartenza produttiva, dopo una fase segnata da cassa integrazione, calo dei volumi e tensioni con governo, sindacati e territori.

Filosa ha collegato questi risultati al nuovo assetto organizzativo del gruppo, fondato su cinque regioni operative: Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente & Africa e Asia Pacifico. In questa nuova geografia industriale, l’Italia viene collocata al centro della regione Europa, guidata da Emanuele Cappellano, con Mirafiori indicata come quartier generale europeo. Il piano prevede 60 miliardi di euro di investimenti globali e oltre 60 lanci tra il 2026 e il 2030. All’Europa andrà quasi il 40% delle risorse, con l’obiettivo di superare l’80% di utilizzo della capacità produttiva entro il 2030. È un passaggio cruciale: per Stellantis la sostenibilità degli stabilimenti non dipende solo dai nuovi modelli, ma anche dalla saturazione degli impianti, dalle piattaforme flessibili e da partnership industriali capaci di condividere capacità produttiva e know-how.

Per l’Italia, il gruppo annuncia altri 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nei prossimi cinque anni, dopo circa 1 miliardo investito nel 2025. Le attività riguarderanno intelligenza artificiale, batterie, guida autonoma, propulsione, sicurezza e materiali. Nel 2025, ha ricordato Filosa, dall’Italia sono arrivate quasi 400 domande di brevetto, spesso sviluppate con università e centri di ricerca nazionali. La mappa produttiva assegna a ogni stabilimento una funzione precisa. Pomigliano sarà centrale per le auto piccole, con l’arrivo entro il 2028 della prima piattaforma E-Car e almeno due nuovi modelli ad alto volume, con prezzo indicativo intorno ai 15.000 euro. A questi si aggiungerà la Fiat Pandina ibrida, la cui produzione proseguirà almeno fino al 2030.

Mirafiori resta il cuore italiano ed europeo del gruppo. La produzione della nuova Fiat 500 ibrida, avviata da novembre, avrebbe già portato a un aumento produttivo superiore al 100% rispetto all’anno precedente, con l’inserimento di centinaia di lavoratori. Torino mantiene inoltre un ruolo rilevante nei cambi elettrificati eDCT, nell’economia circolare e nella ricerca sulle batterie. A Melfi la ripartenza passa da Jeep Compass, DS N°8, Lancia Gamma e DS N°7, con una nuova Alfa Romeo prevista entro il 2028. Per Cassino, invece, il futuro appare legato al piano Maserati, ancora in fase di definizione, mentre nel breve periodo il gruppo punta su Giulia, Stelvio e sulla nuova Maserati Grecale dal 2027. Per Termoli, Stellantis conferma la centralità dei cambi eDCT e dei motori GSE, coerentemente con la strategia che rimette al centro l’ibrido. Dal 2027, secondo Filosa, la produzione europea di cambi eDCT supererà 1,5 milioni di unità annue.

Il capitolo più rilevante riguarda Atessa, dove Stellantis investirà oltre 1 miliardo di euro nei prossimi cinque anni per la nuova generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni. Lo stabilimento abruzzese viene così confermato come presidio strategico nel segmento dei veicoli commerciali leggeri, dove Pro One mantiene una posizione di leadership. Accanto agli impegni industriali, Filosa ha però posto una condizione politica ed economica: la competitività italiana passa dal costo dell’energia e dal costo del lavoro. Nel primo trimestre, Stellantis avrebbe pagato in Italia l’elettricità in media 205 euro/MWh, contro 90 euro/MWh in Spagna e 100 euro/MWh in Francia. Un divario che, secondo il gruppo, penalizza sia gli stabilimenti sia la filiera dei fornitori.

Da qui la richiesta di risposte urgenti su energia e flessibilità del lavoro. Stellantis chiede strumenti più vicini alle esigenze produttive contemporanee, capaci di collegare domanda di mercato, organizzazione industriale e tutela dei lavoratori. Il messaggio è chiaro: gli investimenti ci sono, ma senza un quadro competitivo più favorevole il rischio è che il rilancio italiano resti esposto ai limiti strutturali del sistema Paese. La linea di Filosa segna quindi una discontinuità rispetto alla fase precedente: più prodotto, più ibrido, maggiore attenzione alla capacità produttiva e una nuova centralità dichiarata dell’Italia. Resta ora da verificare se gli annunci si tradurranno in volumi stabili, occupazione duratura e nuovi modelli capaci di sostenere davvero la filiera automotive nazionale.

LEGGI LE NEWS DI ECONOMIA