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Economia

La ricerca di risorse da parte dell'esecutivo procede per nuove (vecchie) strade. Dopo aver accarezzato l'idea di tassare le sigarette elettroniche che si stanno diffondendo con grande rapidità tra i fumatori in cerca di un modo per smettere con le bionde tradizionali, arrivano i tagli all'editoria e altre misure. Ma le sigarette 2.0 si salvano. E' quanto prevede la riformulazione dell'emendamento dei relatori al decreto per i pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione; tra l'altro, la commissione Bilancio della Camera ha licenziato il decreto dando mandato ai relatori Marco Causi (Pd) e Maurizio Bernardo (Pdl) a riferire favorevolmente in aula. Il testo sarà esaminato dall'assemblea di Montecitorio a partire da domani mattina alle 10. Il decreto scadrà il prossimo 7 giugno e deve ancora essere esaminato dal Senato.

Nella prima formulazione dell'emendamento dei relatori, a copertura del patto di stabilità verticale, si prevedeva l'adeguamento delle tasse sulle sigarette elettroniche a quelle per le sigarette con tabacco. L'emendamento riformulato prevede dunque l'arrivo del patto di stabilità interno verticale, secondo il quale sarà possibile la redistribuzione di spazi finanziari fra Regioni, Province e Comuni all'interno dello stesso territorio.

Tra le coperture per tale norma, alternative al balzello sulle e-cig, individuate e approvate, si annoverano nuovi tagli all'editoria (a partire dal 2015, per 17,35 milioni rispetto ai 144 stanziati in precedenza) e all'8 per mille. Secondo i primi rilievi, per coprire un emendamento al decreto debiti Pa, dovrebbe arrivare anche un mini taglio da 15 milioni al fondo calo tasse, alcune riduzioni per i bilanci dei ministeri e riduzioni per alcuni ministeri e, sempre dal 2015, anche una sforbiciata alle destinazioni per i Paesi in via di sviluppo (20 milioni, in questo caso su previsioni iniziali di 111,8 milioni).

L'emendamento riguarda, appunto, un meccanismo complesso definito "patto verticale incentivato" che dà maggiore spazio di manovra alle Regioni che a loro volta possono aiutare Comuni e province nel pagamento delle spese relative ad investimenti. Tra le altre misure, viene ridotto di 10 milioni nel 2014 e di 5 milioni nel 2015 il fondo per gli interventi strutturali di politica economica (fondo Ispe) che di fatto, introdotto con la finanziaria del 2005, avrebbe dovuto essere utilizzato ai fini della riduzione delle tasse. Altri tagli riguardano fondi da ripartire appostati presso il ministero dell'Economia, in particolare accantonamenti per il ministero del Lavoro (700 mila euro nel 2014 e 4,8 nel 2015) e per il ministero degli Affari Esteri (4,3 milioni nel 2014 e 15,5 a decorrere dall'anno 2014).

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