Il supergigante dello streaming Netflix, nonostante gli oltre 350 milioni di abbonati (di cui 5,5 in Italia), ha visto il suo valore in Borsa dimezzarsi in un anno. Il titolo scambia infatti intorno ai 68 dollari che vuol dire quasi la metà rispetto al record raggiunto a giugno 2025 di 134 dollari ad azione. Tanto che il co- amministratore delegato Ted Sarandos ha ammesso che la crescita della piattaforma procede più lentamente rispetto al previsto. Sarandos attribuisce il rallentamento principalmente agli investimenti effettuati in produzioni ed eventi live.
Ma gli analisti vedono la maggiore minaccia nei concorrenti con risorse molto più ampie. Intervenendo al Bloomberg Screentime di Los Angeles, Sarandos ha indicato i programmi live come uno dei principali fattori che frenano la crescita. “Nel complesso, non stiamo crescendo velocemente quanto vorrei e stiamo anche facendo cose che creano molte difficoltà”.
Gli eventi live assorbono circa il 5% del budget annuo della società dedicato alla produzione, pari a 20 miliardi di dollari e generano solo circa l’1% del totale delle ore di visualizzazione. Mentre la visione dei contenuti è cresciuta solo del 2% anno su anno nella prima metà del 2026.
Non tutti però sono d’accordo. Alcuni esperti sostengono che i contenuti live attirano molti nuovi utenti e dunque il costo degli investimenti dovrebbe essere compensato. E dunque il problema sarebbe l’ormai strenua concorrenza di Apple, Amazon e Alphabet. Questi colossi possono finanziare le proprie librerie di streaming senza bisogno di generare molti profitti in quanto il loro fatturato dipende da altri settori.
Tanto per fare un paragone Amazon capitalizza in Borsa circa 3mila miliardi di dollari ossia circa dieci volte Netflix, che vale 285 miliardi di dollari. Inoltre anche i dati sulle visualizzazioni, ossia quanto tempo gli utenti trascorrono su un certo servizio streaming, confermano le preoccupazioni. YouTube, che fa capo a Alphabet e dunque a Google, ha raggiunto un massimo storico del 14,2% della visione Tv negli Stati Uniti a luglio, secondo TheStreet. Mentre Netflix aveva una quota del 7,9% in calo rispetto all’8,8% dell’anno precedente. Il risultato è che le previsioni degli analisti a Wall Street sono discorsi. Wells Fargo ha declassato Netflix a “underweight” il 18 settembre, fissando un target price a 57 dollari, mentre Deutsche Bank ha migliorato il titolo a “buy” il 30 settembre, fissando l’obiettivo a 95 dollari ad azione citando una crescita dei ricavi del 18% nella regione Asia-Pacifico.


