I singoli Stati possono introdurre una tassa sugli extraprofitti utilizzando la propria legislazione nazionale. La Commissione europea lo ha chiarito dopo la richiesta dell’Italia e di altri Paesi di valutare una disciplina comune per le compagnie energetiche.
Bruxelles può proporre un coordinamento europeo, ma non decide direttamente aliquote e prelievi nazionali. In materia fiscale, le scelte restano in larga parte nelle mani degli Stati membri.
Tassazione extraprofitti: cosa ha detto la Commissione europea
“La tassazione degli extraprofitti è di competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale”. La precisazione è arrivata il 24 agosto da una portavoce della Commissione europea dopo la richiesta avanzata da un gruppo di governi per un quadro comune a livello Ue.
Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna avevano sollecitato una risposta europea sugli utili straordinari realizzati dalle compagnie energetiche durante la fase di forti rincari.
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Bruxelles ha però ricordato che i governi possiedono già strumenti fiscali nazionali per intervenire. Le misure possono essere utilizzate anche per finanziare interventi a sostegno delle fasce più esposte all’aumento del costo dell’energia.
Questo significa che un governo italiano, se dispone di una maggioranza parlamentare, può presentare una norma per tassare determinate categorie di extraprofitti senza attendere una nuova legge europea.
Tassazione extraprofitti: cosa può fare l’Unione europea
L’Unione europea non dispone di un sistema fiscale paragonabile a quello di un singolo Stato. Il Consiglio Ue spiega che sono i Paesi membri a fissare le aliquote, riscuotere le imposte e decidere come utilizzare il relativo gettito. L’Europa può però armonizzare alcune regole quando le differenze tra le legislazioni nazionali rischiano di compromettere il funzionamento del mercato unico.
La Commissione può presentare proposte legislative e indicare criteri comuni. Per trasformarle in norme fiscali europee serve però l’intervento del Consiglio.
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In materia tributaria, il Consiglio dell’Unione europea è il legislatore e molte decisioni richiedono l’unanimità degli Stati membri.
È uno dei motivi per cui un’imposta europea sugli extraprofitti è più difficile da costruire rispetto a una tassa nazionale.
Tassazione extraprofitti: l’Italia può introdurla?
Sì, ma la misura deve essere formulata nel rispetto della legislazione nazionale e dei principi europei. Una tassa deve definire con precisione quali utili vengono considerati straordinari, quali imprese sono interessate, quale periodo viene preso come riferimento e quale aliquota viene applicata.
Il precedente europeo della crisi energetica ha mostrato che strumenti di questo tipo possono essere introdotti anche per periodi limitati.
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L’attuale posizione della Commissione sposta quindi la decisione sui governi. Bruxelles non ha annunciato una nuova tassa europea obbligatoria e ha ricordato che i Paesi possono già utilizzare i propri poteri fiscali.
La discussione politica resta aperta sulle modalità e sulla destinazione delle risorse. Dal punto di vista delle competenze, però, una misura nazionale non deve aspettare una nuova iniziativa legislativa della Commissione.


