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Non solo spread. Se il parlamento non troverà un accordo sulla nascita di un nuovo governo, i primi a pagare saranno i contribuenti. Serve subito un'intesa per scongiurare 14,7 miliardi di tasse in più. Lo chiede la Cgia di Mestre. "In campagna elettorale non erano forse tutti d'accordo per abbassare le tasse ed aiutare le piccole imprese? Perché, allora, non si trova un accordo su queste priorità e si dà vita ad un Esecutivo che affronti questi problemi per ridare un po' di speranza al Paese?", afferma il segretario, Giuseppe Bortolussi, ritornando sulla situazione di stallo venutasi a creare dopo il risultato elettorale, ricordando che mai come in questo momento è necessario approvare delle misure legislative che sterilizzino gli aumenti fiscali boom previsti per l'anno in corso.

Le previsioni sono "drammatiche. Quest'anno -prosegue Bortolussi- la pressione fiscale toccherà il 45,1% sul Pil. Un record che in passato mai avevamo raggiunto. In termini assoluti gli italiani pagheranno 14,7 miliardi di euro di tasse e contributi previdenziali in piu' rispetto al 2012. Per ciascuna famiglia italiana l'aggravio medio di imposta sarà pari a 585 euro: una vera e propria stangata". E' evidente, prosegue la Cgia, che con una crisi economica e una pressione fiscale di queste dimensioni i partiti non possono rimanere alla finestra. Bisogna formare un Governo e intervenire per scongiurare l'aumento dell'Iva e l'impatto della Tares previsto a luglio, il ritocco all'insù dell'Imu sui capannoni, lo sblocco di una buona parte degli 80/90 miliardi di euro che le imprese avanzano dallo Stato. Se ciò non avverrà, l'aggravio fiscale aggraverà ulteriormente la crisi e, con essa, favorirà la crescita del numero dei senza lavoro.

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