
Finale di giornata leggermente sottotono per Telecom Italia, che pure porta a casa un rialzo dell’1,7% col titolo che chiude a 61,25 centesimi di euro per azione ordinaria, dopo però aver superato il 3% di guadagno a metà giornata, quando sugli schermi erano lampeggiati i 62,3 centesimi di euro per azione. A rendere prima fiduciosi poi più cauti gli investitori sono state le notizie filtrate dal Cda dell’ex monopolista telefonico italiano svoltosi dalla mattinata fino al primo pomeriggio, poi confermate da un comunicato ufficiale giunto a mercati chiusi.
Il board di Telecom Italia ha infatti dato mandato affidato al presidente Franco Bernabè, affiancato da un comitato composto dai quattro consiglieri Julio Linares (Telefonica), Elio Catania (presidente del Comitato per il controllo e rischi, in quota a Intesa Sanpaolo), Gabriele Galateri di Genola (presidente di Generali ed ex presidente della stessa Telecom Italia) e Luigi Zingales (lead indipendent director, eletto in Cda in rappresentanza dei piccoli azionisti), di “verificare entro tempi ristretti l’intesa della società alla prosecuzione del percorso” di integrazione con 3 Italia sul quale lo stesso Bernabè ha riferito nel corso della riunione odierna del board.
Un percorso, precisa la nota, “eventualmente mediante conferimento o fusione per incorporazione, che il gruppo Hutchinson Whampoa ha condizionato, tra l’altro, all’acquisizione di un’ulteriore quota azionaria in Telecom Italia, tale da farne l’azionista di riferimento della società”. Il Cda ha altresì dato mandato al management “di definire il percorso operativo di fattibilità per la separazione della rete d’accesso”. Una sostanziale conferma delle voci diffusesi negli ultimi giorni che piace alla borsa, tanto che negli scambi after hours il titolo torna a salire di un altro 3,5% raggiungendo i 63,4 centesimi di euro per azione.
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Se le trattative tra Telecom Italia e Hutchinson si concentreranno verosimilmente sulla valutazione da un lato degli asset apportati dal quarto gestore mobile italiano e dall’altro sulla valutazione di titoli Telecom Italia che verranno emessi (oltre a quella “ulteriore quota azionaria” che potrà essere ceduta da Telco o da suoi singoli azionisti per garantire ad Hutchinson Whampoa un passaggio di testimone nel controllo del gruppo), agli operatori pare piacere soprattutto l’accelerazione del progetto di scorporo della rete di accesso.
Un progetto di cui si discute da oltre un anno e che riguarda l’asset finora più importante del gruppo, valutato attorno ai 15 miliardi di euro, e che potrebbe coinvolgere, secondo le indiscrezioni finora circolate, Cassa depositi e prestiti nelle vesti di socio di un’eventuale Newco a cui venisse conferita la rete stessa, una rete capace di generare cassa e un domani di raccogliere l’interesse di altri operatori “tecnologicamente convergenti” come i broadcaster televisivi. Chissà che non sia anche per questo che oggi tra i più attivi titoli di Piazza Affari si è rivista anche Mediaset.
Luca Spoldi
