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Economia
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Era stato uno dei più grandi oppositori allo spolpamento di Telecom Italia ad opera dei capitani coraggiosi prima di Roberto Colaninno e dell'Olimpia di Marco Tronchetti Provera poi. Memorabili le sue arringhe in assemblea contro la triade composta dal presidente della Pirelli, Carlo Buora e Riccardo Ruggiero.

Ma ora sull'ex monopolista, il leader del Movimento 5 Stelle, primo partito della Camera, potrebbe alzare bandiera bianca e non fiatare sull'ingresso di H3g come azionista di riferimento mentre la politica, per bocca di Pd e Pdl, torna invece ad alzare la voce contro la possibilità di un ingresso straniero nell'asset fondamentale delle Tlc.

 "I cinesi stanno comprando azioni strategiche in tutta Europa, soprattutto dove il quadro economico è più drammatico, come in Grecia, in Spagna e in Italia. Impedire il loro ingresso, vorrebbe dire fare riferimento a una legislazione che non abbiamo. E' la conseguenza di una situazione che è nata molto tempo fa. E' il mercato: la free competition del Wto di cui la Cina fa parte", spiega ad Affaritaliani.it Loretta Napoleoni, economista di riferimento di Beppe Grillo.
Nonostante parli di "fatto molto grave che la nostra impresa telefonica" sia in mani straniere, "un asset core che l'Italia non ha protetto", Napoleoni dice di non temere eventuali ripercussioni negative sulla sicurezza nazionale. "Non rischiamo. I cinesi non comprano per spiare. Non siamo gli Stati Uniti", taglia corto l'economista grillina. Solo pochi giorni fa la politica, seppure debole e delegittimata dall'incertezza, quella che il comico genovese appella come "vecchia", aveva battuto invece un colpo.
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"Chiedo al presidente Monti e al ministro dello Sviluppo Passera di riferirire urgentemente in Parlamento sul negoziato in corso tra Telecom e H3g. Un silenzio assordante circonda infatti il futuro di un'impresa, che oltre ad essere la principale impresa di telecomunicazioni, possiede anche la nostra infrastruttura di rete e l'accesso all'immenso patrimonio di dati che contiente", aveva tuonato Paolo Gentiloni, responsabile Ict del Pd ed ex ministro delle Tlc del governo Prodi che nel 2007 aveva combattuto un'aspra battaglia contro Tronchetti Provera che aveva intavolato trattative per cedere il controllo di Telecom al miliardario Carlos Slim e agli americani di AT&t. "Se Telecom finisse sotto il controllo cinese - aveva aggiunto Gentiloni - si tratterebbe di un fatto senza precedenti tra i grandi incumbent deiPaesi europei. Un fatto carico di ovvie implicazioni strategiche per l'Italia".
All'alzata di scudi del Pd aveva fatto immediatamente eco quella dell'omologo responsabile in materia del partito di Berlusconi Maurizio Gasparri: "La rete di Telecom Italia è fondamentale per la vita, le comunicazioni e la stessa libertà del nostro Paese. E' bene capire quale destino potrebbe avere qualora ci siano assetti proprietari diversi alla luce dei negoziati da Telecom e H3g. La confusione politica non consente di trascurare una questione fondamentale di cui dovremmo discutere in Parlamento".
Il gruppo guidato da Franco Bernabè ha affidato il dossier-integrazione fra Telecom e 3 Italia al comitato dei quattro saggi (Julio Linares, Gabriele Galateri, Elio Catania e Luigi Zingales), consiglieri che dovranno affiancare il presidente Telecom nel valutare nei dettagli l'operazione. Responso che dovrebbe arrivare nelle prossime tre settimane e che, grazie all'opzione spin-off della rete ritornato in auge e che sarebbe un'adeguata risposta ai timori sulla sicurezza nazionale, potrebbe mettere nell'angolo le perplessità del Palazzo. Soprattutto ora che il partito più forte nell'arena politica sembrerebbe propensa ad accendere la luce verde.  
 
 
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