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La sostanza è molto semplice: conviene a Telecom Italia (e dunque al governo italiano, che ha tuttora in mano una "golden share") portare avanti l'alleanza con Telefonica (socio di riferimento di Telco, che controlla il 22,45% dell'ex monopolista telefonico tricolore), o non sarebbe meglio pensare ad un "cambio di cavallo", magari previo parallelo scorporo dell'unico vero asset "strategico" in mano al gruppo guidato da Franco Bernabè, la rete di accesso, da girare a Cassa depositi e prestiti (CdP), con l'ingresso al posto degli spagnoli dei cinesi di Hutchinson Whampoa, già proprietari di 3 Italia?

Nell'attesa di capire se i colloqui tra il comitato a cui il Cda di Telecom Italia ha dato mandato di approfondire le trattative con il gruppo di Li Ka Shing e Huchinson Whampoa stessa porteranno ad un'intesa sulle valutazioni (tanto di 3 Italia, che per Ka Shing nel 2005 doveva valere non meno di 18-20 miliardi di euro ed ora, bruciati quasi 10 miliardi di perdite in otto anni, rischia di non valerne più di 4 anche considerando i benefici fiscali dell'eventuale integrazione, quanto dei titoli Telecom Italia in mano a Telco, svalutata dagli iniziali 2,2 euro a 1,2 euro per azione), Bernabè ha siglato lo scorso 27 marzo con Cgil, Cisl e Uil un accordo che prevede contratti di solidarietà per 32 mila dipendenti e la collocazione in mobilità per altri 500.

Un compromesso che, fonti contattate da Affaritaliani, hanno confermato essere stato raggiunto dopo una lunga trattativa, per scongiurare fino a fine anno una "societarizzazione" della divisione commerciale e delle aree staff del gruppo telefonico italiano come previsto fino a fine 2012. Il tema del costo del lavoro (gli operatori sulla divisione "caring services" (i call center) costerebbero mediamente fino al 30% in più dei valori medi di mercato) è tra quelli che scottano in una fase di crisi economica come l'attuale, tanto più per un'azienda come Telecom Italia che continua ad essere gravata da un indebitamento finanziario netto di oltre 29 miliardi di euro.

Aver siglato l'accordo significa aver siglato una "pace sindacale" importante che può consentire anche a Telco (o al futuro azionista di riferimento) di vedere dividendi stabili. Un "cadeau" importante che potrebbe addolcire le trattative e rendere Li Ka Shing più disponibile a venire incontro alle esigenze degli azionisti italiani di Telco (Generali, al 30,6%, Mediobanca e Intesa Sanpaolo, entrambe al 11,5%) e forse anche di Telefonica. A quel punto la palla ripasserebbe al "palazzo" romano e in molti sono pronti a scommettere in un rapido "via libera" nel caso Romano Prodi, notoriamente in buoni rapporti col mondo imprenditoriale cinese, dovesse salire sul colle più alto della Repubblica.

Luca Spoldi

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