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“Multinazionali in fuga dalla Svizzera”. Battaglia sul tetto ai super-stipendi

Il tetto agli stipendi dei manager, avallato dal referendum del 3 marzo, mette in fuga le multinazionali. Quello che la Gran Bretagna teme se anche l’Ue dovesse introdurre un limite ai bonus dorati, si sta già verificando in Svizzera. I nomi delle imprese sono tabù, anche perché la scelta degli svizzeri è stata così netta (la proposta è stata approvata con il 68% dei consensi) che rifiutarla comporterebbe pesanti danni d’immagine. In Europa Londra si oppone a ogni limite contro le buste paga d’oro. In Germania si fa strada il modello svizzero. Favorevole il governo Monti. E il Movimento 5 Stelle ha proposto la regola dell’1-12
manager

di Paolo Fiore

twitter@paolofiore

 

Il tetto agli stipendi dei manager mette in fuga le multinazionali. Quello che la Gran Bretagna teme se anche l’Ue dovesse introdurre un limite ai bonus dorati, si sta già verificando in Svizzera. A Berna il provvedimento è già una realtà: il via libera è arrivato con il referendum del 3 marzo, che impedirà l’assegnazione di super-stipendi senza l’approvazione degli azionisti.

Vincoli che le multinazionali starebbero mal digerendo. Secondo il presidente di Economiesuisse, Rudolf Wehrli, diverse aziende internazionali quotate in borsa si starebbero preparando a lasciare il Paese. Per ora i nomi sono tabù. Anche perché, fanno sapere fonti elvetiche interpellate da Affaritaliani.it, la scelta degli svizzeri è stata così netta (la proposta è stata approvata con il 68% dei consensi) che rifiutarla comporterebbe pesanti danni d’immagine. Dalle parti di Berna, poi, c’è chi pensa che il tetto ai bonus sia solo “un dettaglio, peraltro facilmente aggirabile“, che da solo non può motivare un addio ai privilegi garantiti dalla Svizzera.

Le parole di Wehrli, comunque, danno man forte alle resistenze della Gran Bretagna, contraria all’introduzione di un limite agli stipendi d’oro. L’argomento è sul tavolo della Commissione Ue.

L’Europa  vorrebbe introdurre un tetto ai bonus, che non potranno superare il doppio della retribuzione fissa e dovranno avere il consenso degli azionisti. I Paesi dell’Unione sono favorevoli. Salvo, appunto, Londra, che teme ripercussioni sulle 144 mila persone che lavorano nella City o, peggio, una fuga delle multinazionali dall’Europa. Per quanto sia isolata, la posizione britannica è riuscita quantomeno a far rimandare l’intesa. Gli altri Paesi hanno preso tempo: Germania e Italia si sono dette favorevoli a un accordo “unanime”, che quindi includa anche la Gran Breagna. 

Il modello svizzero ha riacceso il dibattito e conquistato potenziali emuli. Piace soprattutto a Berlino. Sia la Spd, primo partito d’opposizione, che Cda e liberali (al governo) si sono mostrati favorevoli all’introduzione di limiti che segua l’esempio di Berna. E l’Italia? Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli è favorevole al tetto europeo. Sull’argomento, i partiti non si sono pronunciati. Solo il Movimento 5 Stelle ha proposto la regola dell’1-12: “Lo stipendio dei manager può essere al massimo 12 volte quello dei dipendenti”. Un’idea che non tocca, quindi, solo i bonus ma anche la busta paga base.