L’analisi
Il cda di Tim per l’approvazione dei conti dei 9 mesi è previsto il 4 novembre prossimo. Al momento la società prosegue per la sua strada nonostante Poste possieda ormai l’87% del capitale. Il risultato è che in Borsa il titolo Telecom, che ha ovviamente scarso flottante, è sceso anche sotto i 6 euro per azione a 5,99 euro. In una settimana la perdita è stata del 12% e in tre mesi del 22%.
Poste, sotto i 6,65 euro ad azione, può tranquillamente acquistare in Borsa il 3% circa che manca per raggiungere il 90% del capitale e procedere con il delisting. La società guidata da Matteo Del Fante ha già acquistato in Borsa l’1,1% per un controvalore di 160 milioni di euro il primo giorno in cui le azioni sono scese sotto la fatidica soglia del 6,65 euro.
Difficile comunque capire chi non ha ceduto i titolo all’Opas che si è chiusa, nella seconda fase, il 25 settembre scorso. Certo la tassazione prevista dall’Agenzia delle Entrate non ha favorito gli ex-azionisti Telecom che hanno venduto le azioni a Poste. Questi ultimi infatti si sono visti subito tassare la parte cash pagata da Poste in maniera considerevole controbilanciata da un prezzo di carico del titolo (Poste) molto elevato a 35,14 euro ad azione. E dato che ora Poste quota sotto i 25 euro ad azione la minusvalenza è elevata ma arrivata dopo il pagamento di quanto dato in contante (1,97 euro per ogni azione Tim posseduta)e dunque non si è potuto bilanciare le minusvalenze con il capital gain prodotto dal cash ricevuto.
L’obiettivo di Poste resta comunque il delisting per realizzare i circa 700 milioni di euro di sinergie e portare avanti l’integrazione sul fronte tecnologico delle due realtà per combinare data center, servizi cloud e flussi finanziari. Ma anche per razionalizzare la presenza sul territorio dei 13mila uffici postali con i circa 4mila negozi di Tim.


