Amos Genish svela le sue carte: il manager chiamato da Vincent Bolloré (patron di Vivendi, azionista al 23,943% di Telecom Italia/Tim) per guidare Tim dopo l’uscita di Flavio Cattaneo, col piano strategico 2018-2020 ha deciso di premere l’acceleratore sulla trasformazione del gruppo in una compagnia digitale, grazie al lancio di nuove offerte dedicate alla clientela “premium”, allo scorporo della rete di accesso (dalle centrali telefoniche alla casa dei clienti) e di tutta la relativa infrastruttura (edifici, apparati elettronici e sistemi informatici), promettendo di fare “attenzione” a nuove opportunità di crescita anche fuori dal “core business” e lasciando intendere che entro il 2020 Tim potrebbe tornare a distribuire un dividendo. L’obiettivo di Genish è innanzitutto quello di ridurre il rapporto tra debito netto ed Ebitda (risultato operativo lordo) sul mercato domestico a circa 2,7 volte già entro fine anno rispetto alle 2,9 volte di fine 2017 e farlo calare ulteriormente negli anni successivi.

Ciò sarà ottenuto da un lato riducendo i costi operativi tramite una maggiore digitalizzazione dei processi che darà spazio alle app digitali di “self care” (il cui uso è visto in crescita dell’85%) e ridurrà al 30% i casi di intervento dei call center, dall’altro stabilizzando i ricavi da servizi e facendo crescere gradualmente (“low single digit”, ossia tra l’1% e il 5% anno su anno) lo stesso Ebitda, dunque offrendo servizi e contenuti più “ricchi” alla clientela. In particolare Genish punta a far crescere i ricavi aumentando i clienti di Fibra (l’offerta per la rete rete fissa “ubb”, ossia a banda “ultralarga”, con cui poter navigare in rete a velocità elevata) da 1,8 a oltre 5 milioni e facendo salire ad circa 1 milione a circa 3 milioni le linee “wholesale” affittate ad altri operatori, triplicando gli 1,3 milioni di clienti Timvision (che offre contenuti multimediali “on demand” che in futuro potrebbero essere realizzati da Vivendi e Mediaset, se tre i due gruppi si troverà un accordo) e raddoppiando la clientela convergente fisso/mobile.
Per riuscirci la copertura di Fibra verrà portata ad oltre l’80% delle unità abitative italiane, utilizzando la tecnologia “ftth” (fibra fino a casa) nelle 100 maggiori città italiane, investendo in media 3 miliardi l’anno per complessivi 9 miliardi di euro nell’arco di piano in Italia, di cui circa la metà per estendere o rinnovare la rete. Uno sforzo analogo, anzi superiore, è previsto in Brasile, dove nell’arco di piano verranno investiti 12 miliardi di reais puntando sia su una rapida migrazione della clientela mobile verso il modello “post paid” (ossia con contratti basati su quantità predefinite di traffico voce/dati, anziché schede prepagate), il raggiungimento di 1 milione di clienti residenziali collegati tramite fibra e l’ulteriore sviluppo della rete mobile 4G (che a fine piano raggiungerà oltre 4 mila città ovvero il 96% della popolazione).
A monte Inwit, la controllata di Telecom Italia che si occupa delle infrastrutture per telecomunicazioni, rinnoverà il suo parco-torri portandole dalla tecnologia 4,5 G alla 5G con collegamenti intermedi in fibra tra la dorsale e le torri da un lato e le centrali telefoniche e sottoreti dall’altro, così da rendere possibile una ripartizione del territorio su migliaia di “small cell” che garantiranno una migliore copertura del segnale. Sparkle, infine, si focalizzerà sui servizi dati, proponendo soluzioni cloud, data center, di sicurezza delle reti e di “disaster recovery”, affacciandosi nell’arco del piano su altri 11 paesi e dedicando un 30% dei propri investimenti allo sviluppo dell’infrastruttura e alla virtualizzazione e digitalizzazione della rete.
(Segue…)
*BRPAGE*
Se avranno successo gli sforzi di Genish il gruppo dovrebbe anche registrare una crescita dell’equity free cash flow consolidato nel triennio di circa 1,5 miliardi all’anno/4,5 miliardi cumulati sull’arco del piano, tale da consentire di tornare a distribuire un dividendo (l’ultima volta fu nel 2012), mentre una gestione “rigorosa” degli investimenti dovrebbe mantenere il rapporto investimenti/vendite al di sotto del 20% in Italia e attorno al 20% in Brasile (entro il 2020).

Obiettivi sfidanti ma che gli analisti a caldo giudicano realistici, per centrare i quali Genish intende introdurre anche un nuovo sistema incentivante a lungo termine basato sull’attribuzione di stock option ai “key manager” allineate all’andamento del titolo in borsa e alla generazione di cassa. Ultimo ma non meno importante tassello della strategia di Genish sarà la creazione di una società (“Netco”) controllata al 100% da Tim che sarà proprietaria della rete e sarà dotata del personale necessario a fornire servizi all’ingrosso in maniera indipendente.
In questo modo Genish prenderà due piccioni con una fava: creerà un punto di accesso per i servizi all’ingrosso regolati e non regolati per tutti gli operatori, inclusa Tim, in modo neutrale così da garantire un’assoluta parità di trattamento e potrà, nel caso, disporre la cessione di quote di minoranza della stessa Netco, che per il suo predecessore Cattaneo poteva valere fino a 20 miliardi (gli analisti, più prudentemente, avevano parlato di cifre tra 13 e 15 miliardi) e che comunque avrà le risorse per mantenere un’alta qualità della rete e contribuire al processo di digitalizzazione del paese.
Basterà questo piano a rassicurare Paul Singer, il cui hedge fund Elliott Management è impegnato in questi giorni a raggiungere una partecipazione del 6% per poter poi chiedere la convocazione di un’assemblea degli azionisti e proporre l’ingresso di un proprio rappresentante nel Cda?
Forte sia della reazione positiva del titolo in borsa, sia dei commenti giunti dagli analisti (per Kepler Cheuvreux la separazione della rete potrebbe essere “la chiave per sprigionare il valore nascosto per un’azione che è ancora su valutazioni piuttosto basse”) Genish sembra crederlo e nel corso della presentazione del piano da il suo “benvenuto a nuovi azionisti che vogliono investire”, dicendosi pronto a intende usare “ogni feedback per migliorarci” e “a sedermi con loro” per discutere ogni proposta. Prima però, ha concluso il manager, i nuovi azionisti dovranno valutare il piano, poi si potrà discutere.
Luca Spoldi
