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Economia
Tim, la gallina dalle uova d'oro è sempre il Brasile: tutti i numeri

Tim, dopo il crollo in Borsa il titolo chiude in positivo

Tim azzera le perdite a Piazza Affari, dopo che in corso di seduta era arrivata a cedere fino al 10%, e termina la giornata in rialzo dell'1,55% a 0,25 euro. Sul titolo sono scattate le ricoperture dopo che è arrivato il via libera senza condizioni alla cessione di Netco a Kkr.

In ogni caso, l'incremento del debito oltre le attese, il calo dei ricavi domestici e dell'Ebitda rappresentano un brutto colpo per le ambizioni della società che, per la prima volta, ha iniziato a ragionare sul futuro presentando i bilanci della ServiceCo, che sarà la "vera" Tim dopo la cessione della rete.

Tim, la gallina dalle uova d'oro è sempre il Brasile: tutti i numeri

C’è stato un momento in cui qualcuno – per fortuna inascoltato – ha sentenziato che la scelta migliore per risanare Tim fosse quella di vendere la sua gallina dalle uova d’oro, cioè il Brasile. Negli ultimi 15 anni in molti hanno cercato di spolpare l’asset carioca: ci ha provato perfino Telefonica che, con una mano, era socia di rilievo nell’ex Telecom e, con l’altra, faceva ostruzionismo in Sud America per evitare che Tim Brazil diventasse troppo forte e concorrente della sua consociata. E si era detto anche allora: vendiamo il Brasile, così potremo concentrarci sul business domestico che tanto bene potrà fare.

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Alla faccia, verrebbe da dire in gergo non proprio tecnico. Andando a leggere il bilancio trimestrale di Tim, infatti, si scopre che i conti migliorano solo ed esclusivamente grazie al Brasile. Perché il business domestico è in calo, mentre il debito cresce. Non è una bella soluzione quella di vendere la rete, ma è l’unica percorribile, e Pietro Labriola questo lo sa bene. Così, spulciando i conti dei primi tre mesi dell’anno scopriamo che è vero che i ricavi totali del gruppo sono in aumento dell’1,2% a 3,93 miliardi, ma questo grazie alla crescita dell’8% delle revenue in Brasile, mentre il mercato domestico flette dell’1,3%.

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Ebitda in aumento? Sì, ma grazie alla performance record del mercato carioca, che sale dell’11,8%. Perché altrimenti si dovrebbe registrare un calo del 3,4%. E poi c’è il problema del debito, che aumenta esattamente di un miliardo e arriva a 21.370 milioni. Per questo, quando si dice che non ci sono alternative alla cessione della rete si dice il vero. Non è un caso che la presidente Alberta Figari ha dichiarato ieri di voler riallacciare i rapporti con Vivendi. Perché se i francesi dovessero davvero mettersi di traverso e portare avanti in tribunale la loro partita, creerebbero un problema serio a Tim.

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Kkr, dal canto suo, aspetta. Gli americani sono abbastanza tranquilli che alla fine una soluzione con la holding di Vincent Bollorè si troverà e che non saranno i francesi a far saltare la trattativa. Semmai, si guarda con preoccupazione all’Europa. Lo stallo della vicenda Ita-Lufthansa fa temere che a Bruxelles non abbiano granché in simpatia (per usare un eufemismo) il nostro Paese e il suo governo. E che lì davvero potrebbero far vedere i sorci verdi. Intanto, per i corridoi di Tim ribalza solo una voce: teniamoci strettissimo il Brasile!






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