Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Tim,via la Rete e rilancia la Netflix Ue con Mediaset:Bollorè esce dall’angolo

Tim,via la Rete e rilancia la Netflix Ue con Mediaset:Bollorè esce dall’angolo

Secondo i rumors, Bolloré sarebbe tentato dal cedere la rete: ridurrebbe il debito, potrebbe ricucire i rapporti coi Berlusconi, per…

Altro che asset “incedibile”, perché strategico per l’azienda, come aveva ripetuto più volte l’ex amministratore delegato Flavio Cattaneo, l’ultima volta a giugno in audizione al Senato, peraltro con la precisazione che fino a quel momento almeno “nessuno ci ha mai chiesto niente”. La rete fissa, in rame, di Tim-Telecom Italia potrebbe essere la chiave di volta per uscire dal pantano in cui Vincent Bolloré sembra essersi invischiato in questa sua “campagna d’Italia”.

telecom ape (2)
 

Il perché è evidente: la rete in rame è un asset ormai maturo, da cui è difficile estrarre ulteriore valore, destinato nei prossimi anni ad una rapida obsolescenza commerciale oltre che tecnologica nel momento in cui la rete in fibra ottica prenderà il sopravvento. Cederla adesso potrebbe consentire a Bolloré di ottenere una serie di obiettivi pregiati con poco o nullo sforzo.

Anzitutto se la valutazione si avvicinasse più ai 20-25 miliardi di cui ha sempre parlato Cattaneo, anziché ai 13-15 miliardi delle valutazioni che circolano a Piazza Affari, per il finanziere bretone potrebbe essere gioco facile chiudere la partita Mediaset accettando di tener fede ai patti dell’aprile 2015 che prevedevano uno scambio di partecipazioni incrociate Vivendi-Mediaset al 3,5% e la cessione dell’89% di Mediaset Premium al gruppo francese (l’11% in mano a Telefonica sarebbe stato rilevato in un secondo momento).

In quella circostanza il 100% di Premium era stato valutato 756 milioni (inclusa una posizione finanziaria netta positiva al closing di 120 milioni, dunque 636 milioni al netto della cassa). Con calma poi i Berlusconi potrebbero consentire a Vivendi di risalire (o “scongelare” i diritti) fino al 15%-20% del capitale di Mediaset, se nel frattempo Tim, ormai priva della sua “strategica” (si fa per dire) rete si trasformasse da un’azienda telefonica a una società di distribuzione di contenuti a 360 gradi, alleggerita di una parte consistente del suo debito finanziario netto rettificato, attualmente attorno ai 25,1 miliardi di euro.

(Segue…)
*BRPAGE*

Con 15 miliardi in meno di debito, o anche solo di 5 miliardi se si dovesse optare per lo scorporo e quotazione di un 30% della Newco a cui fosse girata la rete, nel cui capitale potrebbe a quel punto entrare come azionista di primo piano anche Open Fiber, la società controllata da Cdp ed Enel che si propone di fare concorrenza a Telecom Italia proprio nel ricco mercato della banda larga, Tim potrebbe diventare meno indigesta per i conti di Vivendi (che finora ha ribadito di non aver alcuna intenzione di consolidarla) e, soprattutto, potrebbe concentrare i suoi investimenti nell’acquisizione di contenuti da distribuire alla propria base di abbonati.

piersilvio marina berlusconi
 

Per i contenuti ci sarebbe a quel punto Canal+, altra controllata di Vivendi che da tempo punta a creare la “Netflix europea”, un progetto che potrebbe solleticare anche Mediaset e che potrebbe prendere le mosse dalla condivisione di contenuti sportivi “premium” come la Serie A di calcio italiana.

Sullo sfondo, il prossimo ingresso di Illiad (il gestore telefonico “low cost” di Xavier Niel, che tra il 2015 e il 2016 ha anche vestito per alcuni mesi i panni di azionista di rilievo di Telecom Italia) nelle vesti di quarto gestore telefonico italiano farebbe meno paura, in quanto a quel punto la telefonia avrebbe il solo ruolo di “cavallo di Troia” per la vendita dei contenuti di Canal+/Vivendi (ed eventualmente Mediaset) e non più di attività “core” dell’ex monopolista telefonico italiano.

Se poi la convergenza tecnologica accelererà ulteriormente la trasformazione di Tim in un distributore puro di contenuti, sarà possibile cedere anche la maggioranza del capitale della Newco e dire così addio alla rete in rame, evitando di dover effettuare ulteriori investimenti che Bolloré non è mai sembrato troppo intenzionato a fare al di là delle dichiarazioni ufficiali.

(Segue…)
*BRPAGE*
 

Tutti contenti, compresa Fincantieri che a quel punto, secondo alcuni commentatori, potrebbe tornare a veder crescere le sue possibilità di conquistare Stx France? Forse no, visto che il titolo Telecom Italia perde quota in Borsa dove si porta nuovamente a ridosso degli 87 centesimi, in calo dell’1,5%, e che Fincantieri cede lo 0,7% tornando verso i 96 centesimi per azione. Quasi a dire che gli investitori aspettano a prendere posizioni: in fondo, le indiscrezioni che circolano nella City milanese potrebberro solo trattarsi di un sogno di mezza estate.

Luca Spoldi