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Economia

Tempi duri per le tlc in Italia. Lo certifica l’ultimo rapporto R&S di Mediobanca, secondo cui tra il 2009 e il 2013 il mercato italiano ha perso 9 miliardi di fatturato (quasi il 22% in meno) e il settore, che cinque anni fa contribuiva al 2,9% del Pil nazionale, ora si ferma al 2,2%.

Nel 2013, spiegano gli esperti,  "i ricavi del settore telefonico italiano sono stati pari a 34,5 miliardi di euro (-10,8% sul 2012 e -21,3% sul 2009), ugualmente suddivisi tra rete fissa e mobile (17 miliardi ciascuno). In contrazione sia i ricavi della rete mobile (-13,9% sul 2012 e -23,6% sul 2009) che quelli della rete fissa (-7,4% sul 2012 e -18,9% sul 2009) pur con dinamiche diverse dei volumi di traffico: in diminuzione del 14,1% sul 2012 e del 35,3% sul 2009 i minuti sul fisso, in crescita dell'8,5% quelli del mobile (+36% sul 2009)".

In questo contesto Telecom Italia conserva il suo primato ma in questi cinque anni ha continuato a perdere quote di mercato. Nello spostamento dei pesi tra i vari operatori, vanno segnalati l’avanzata di Wind sia nel fisso che nel mobile, il rafforzamento di Vodafone sul fisso e sulla banda larga, l’exploit di Poste che ha più che raddoppiato la sua quota di clienti mobili.

Quanto ai margini industriali dei principali gruppi europei, a Telecom Italia spetta la migliore redditività industriale, con il Mon che si è attestato nel 2013 al 21,8% del fatturato, in linea con quello di BT (21,6%) e davanti a Telefónica (16,3%), Orange (15,6%) e alla russa Vimpelcom (15,2%).

Telecom Italia segna anche il migliore valore aggiunto netto per addetto pari a 136 mila euro, cui si abbina il minor costo del lavoro unitario (51 mila euro). Ciò porta al migliore Clup (costo del lavoro su valore aggiunto), con un'incidenza pari al 37,5%, seguìto da Telefónica al 43,3%. I livelli relativamente meno soddisfacenti sono segnati da Deutsche Telekom (71,1%, anche per l'elevato costo del lavoro unitario: 64mila euro) e Vodafone (60,5%) che ha il minore valore aggiunto per addetto (86mila euro).

Dal punto di vista patrimoniale, nel 2013 Vodafone riporta la struttura finanziaria più solida, con la minore incidenza dei debiti finanziari sul patrimonio netto (40,7%), seguita da Orange (142%), Deutsche Telekom (156%), Telecom Italia (173%), Telefónica (210%) e Vimpelcom (322%); BT Group ha patrimonio netto negativo.

Telecom Italia è però fanalino di coda in quanto a investimenti: si attestano infatti al 3,4% dello stock delle immobilizzazioni materiali di inizio 2013, contro il 3,6% di British Telecom e a livello decisamente inferiore rispetto alla russa Vimpelcom (12,7%), Vodafone (9,2), Deutsche Telekom (5,4%) e Telefonica (5,6%).

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