Di Sergio Luciano

Un terzo per uno, Comune di Milano, Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato: è l'idea, semplicissima, alla base dell'ultimo piano per la fusione tra Trenord e Atm varato due settimane fa dal governatore della Lombardia Roberto Bobo Maroni con la consulenza dell'ex presidente della Sea Giuseppe Bonomi, un piano che dovrebbe scongelare le resistenze politiche del sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Una governance equilibrata, dunque, tra i due attuali soci di Trenord, cioè Trenitalia (gruppo Ferrovie dello Stato) e Regione Lombardia che controlla le Ferrovie Nord e Comune di Milano, "padrone" di Atm. Una governance che scaturirebbe senza troppi adattamenti dal bilanciamento dei valori in gioco.  Nulla che sia una fusione societaria vera e propria. Tecnicamente, l'idea è che i soci delle due società operative - che sono Trenord e Atm Servizi - quindi Ferrovie Nord Milano e Treinitalia per Trenord e Atm per Atm Servizi, conferiscono le loro partecipazioni in una nuova holding che controllerà e indirizzerà le due società operative. Che acquisiranno funzioni di business unit.

pisapia maroni 500
 

La fondamentale attività di direzione e coordinamento sarà appannagio della holding. E la holding sarà controllata pariteticamente dai tre soci. Con due clausole: la prima, che ci sia un patto di esclusiva, tra i soci, per cui qualsiasi futura opera si vorrà fare nell'ambito del trasporto pubblico locale, verrà fatta insieme, tramite quella newco. La seconda, che sugli  argomenti relativi al trasporto pubblico locale nella città di Milano e al trasporto ferroviario su scala regionale, sia fondamentale il consenso dei soci stessi, con maggioranze qualificate tematiche.

Certo: gestire in tre, alla pari, è difficile, significa in concreto potersi bloccare su qualunque dissidio, significa dover convergere sulla scelta del management con estenuanti trattative ma… è anche l'unico modo per varare presto e bene un'operazione che in sé è ricca di ricadute positive, così come lo è stata la fusione del traffico ferroviario locale delle Ferrovie dello Stato con quello delle Ferrovie Nord. I disagi dei pendolari, senza, sarebbero stati ben peggiori. Le fusioni societarie permettono forti economie di scala (leggi: risparmi) che in tempi di crisi sono benvenuti, anche se poi non sempre vengono utilizzati al meglio…

Ma allora si farà, questo grande matrimonio? Se è vero che la palla è sul piede di Pisapia è altresì vero che il sindaco ha una maggioranza con al suo interno anche anime conservatrici, le stesse che lo hanno indotto a non cedere ancora il controllo della Sea, la società di Linate e Malpensa, restando sopra il 51% pur riducendo molto la quota di possesso. Oggi Atm è un fiore all'occhiello del Comune di Milano, e per quanto i vantaggi di una fusione appaiano evidenti ai più, molte remore serpeggiano nella componente più conservatrice della sinistra che sostiene Pisapia. Natale porterà consiglio…

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Di Sergio Luciano

Un terzo per uno, Comune di Milano, Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato: è l'idea, semplicissima, alla base dell'ultimo piano per la fusione tra Trenord e Atm varato due settimane fa dal governatore della Lombardia Roberto Bobo Maroni con la consulenza dell'ex presidente della Sea Giuseppe Bonomi, un piano che dovrebbe scongelare le resistenze politiche del sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Una governance equilibrata, dunque, tra i due attuali soci di Trenord, cioè Trenitalia (gruppo Ferrovie dello Stato) e Regione Lombardia che controlla le Ferrovie Nord e Comune di Milano, "padrone" di Atm. Una governance che scaturirebbe senza troppi adattamenti dal bilanciamento dei valori in gioco.  Nulla che sia una fusione societaria vera e propria. Tecnicamente, l'idea è che i soci delle due società operative - che sono Trenord e Atm Servizi - quindi Ferrovie Nord Milano e Treinitalia per Trenord e Atm per Atm Servizi, conferiscono le loro partecipazioni in una nuova holding che controllerà e indirizzerà le due società operative. Che acquisiranno funzioni di business unit.

pisapia maroni 500
 

La fondamentale attività di direzione e coordinamento sarà appannagio della holding. E la holding sarà controllata pariteticamente dai tre soci. Con due clausole: la prima, che ci sia un patto di esclusiva, tra i soci, per cui qualsiasi futura opera si vorrà fare nell'ambito del trasporto pubblico locale, verrà fatta insieme, tramite quella newco. La seconda, che sugli  argomenti relativi al trasporto pubblico locale nella città di Milano e al trasporto ferroviario su scala regionale, sia fondamentale il consenso dei soci stessi, con maggioranze qualificate tematiche.

Certo: gestire in tre, alla pari, è difficile, significa in concreto potersi bloccare su qualunque dissidio, significa dover convergere sulla scelta del management con estenuanti trattative ma… è anche l'unico modo per varare presto e bene un'operazione che in sé è ricca di ricadute positive, così come lo è stata la fusione del traffico ferroviario locale delle Ferrovie dello Stato con quello delle Ferrovie Nord. I disagi dei pendolari, senza, sarebbero stati ben peggiori. Le fusioni societarie permettono forti economie di scala (leggi: risparmi) che in tempi di crisi sono benvenuti, anche se poi non sempre vengono utilizzati al meglio…

Ma allora si farà, questo grande matrimonio? Se è vero che la palla è sul piede di Pisapia è altresì vero che il sindaco ha una maggioranza con al suo interno anche anime conservatrici, le stesse che lo hanno indotto a non cedere ancora il controllo della Sea, la società di Linate e Malpensa, restando sopra il 51% pur riducendo molto la quota di possesso. Oggi Atm è un fiore all'occhiello del Comune di Milano, e per quanto i vantaggi di una fusione appaiano evidenti ai più, molte remore serpeggiano nella componente più conservatrice della sinistra che sostiene Pisapia. Natale porterà consiglio…

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