Venezuela, parte la corsa al petrolio: Vitol e Trafigura in prima linea dopo il blitz di Trump. Accordi per vendere i primi 2 miliardi  - Affaritaliani.it

Economia

Ultimo aggiornamento: 17:10

Venezuela, parte la corsa al petrolio: Vitol e Trafigura in prima linea dopo il blitz di Trump. Accordi per vendere i primi 2 miliardi 

Dopo il cambio di regime a Caracas, Washington punta a rilanciare le esportazioni di greggio per finanziare il nuovo governo

di Maddalena Camera

Usa, accordi per vendere i primi 2 miliardi di petrolio per andare in soccorso della disastrata economia venezuelana

Le società di trading petrolifero non hanno esitato un attimo a investire nella corsa al controllo dei flussi del greggio del Venezuela. Titubanti invece i colossi dell’energia come Exxon dato che temono rischi legali e di credito. Venerdì scorso il presidente Usa Donald Trump ha incontrato i massimi dirigenti del settore petrolifero  statunitense alla Casa Bianca. Il governo ha delineato  un piano a lungo termine per raccogliere 100 miliardi di dollari  per incrementare la produzione di petrolio venezuelano.

Sorprendentemente le  prime compagnie a farsi avanti,  dopo l'azione militare degli Stati Uniti a Caracas, sono state due grandi società di trading petrolifero:  l'olandese Vitol e la Trafigura che ha sede a Singapore.  Queste società, secondo gli analisti, sono più adatte a far ripartire rapidamente le esportazioni del greggio. Del resto è proprio questo è il primo obiettivo di Washington per  finanziare il governo della presidente ad interim, Delcy Rodriguez. “La commercializzazione dei primi barili  di greggio andrà a beneficio del popolo venezuelano”, ha detto a Reuters un funzionario della Casa Bianca. 

Washington e Caracas stanno finalizzando un accordo da 2 miliardi di dollari per vendere fino a 50 milioni di barili di greggio che sarà raffinato negli Usa e non solo. Si tratta di petrolio che era rimasto bloccato sulle navi nelle acque venezuelane e nei serbatoi di stoccaggio a causa del blocco imposto prima del blitz che ha deposto Maduro.

Trafigura e Vitol hanno ottenuto le licenze speciali e sono pronte a caricare già questa settimana.  I trader si sono aggiudicati gli accordi per l'esportazione del petrolio venezuelano sopratutto perché hanno una maggiore tolleranza al rischio e sono più agili delle principali compagnie petrolifere quotate in borsa che sono soggette a molti vincoli operativi. Infatti molte navi della flotta che trasporta il petrolio venezuelano sanzionato sono vecchie con contratti  assicurativi e certificazioni di sicurezza  che non soddisfano i severi requisiti di noleggio delle grandi compagnie petrolifere statunitensi.

Da sottolineare che il Venezuela ha un debito estero di oltre 150 miliardi di dollari e tra i creditori ci sono le stesse compagnie petrolifere Usa come ConocoPhillips ed Exxon Mobil  che vantano crediti per 14 miliardi di dollari relativi ad espropri di loro beni effettuati 20 anni fa dall’allora governo Chavez. Il governo Trump è comunque stato molto chiaro con queste società: prima devono investire e ricostruire il settore mentre il rimborso del debito avverrà in un secondo momento.

La maggior parte dei 2 miliardi di dollari di petrolio dell'accordo in via di definizione era inizialmente destinata alle raffinerie cinesi che sono i principali acquirenti di greggio venezuelano da quando gli Stati Uniti hanno imposto le prime sanzioni nel 2020. E la Cina è tra i maggiori creditori del Venezuela  che pagava questi debiti con le spedizioni di petrolio. Ovvio dunque che la Cina abbia fortemente criticato la mossa di Trump in Venezuela. 

Nell'ambito dei nuovi accordi, le società di trading forniranno al Venezuela anche petrolio più leggero di cui ha bisogno per diluire  quello pesante destinato all'esportazione. Secondo fonti dell'industria petrolifera, sabato scorso Vitol avrebbe già caricato la prima nave con questo combustibile.

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