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Economia
L'opinione di Mediolanum #09: Un approccio pragmatico, semplice e di lungo periodo

“Quando mi sono svegliato questa mattina ho guardato l’andamento del mercato a Londra, in particolare ho seguito gli scambi di un titolo che abbiamo acquistato recentemente, ho visto che il prezzo era sceso e mi sono detto che era un bene, era una buona notizia, abbiamo comprato venerdì scorso ma il prezzo è sceso e quindi compreremo ancora” queste le dichiarazioni rilasciate al canale finanziario americano CNBC dal Guru della Berkshire Hathaway, Warren Buffett la mattina del 3 Marzo. Parole calme e ricche di buonsenso che andavano a mitigare il clima bollente che si era creato sui mercati a causa dell’esplosione del conflitto socio politico tra Ucraina e Russia. In un momento molto difficile e complicato sono state sì parole di sostegno morale, ma non si deve trascurare che provengono dal decano dei mercati finanziari, uno degli uomini più potenti e ascoltati al mondo. Era lunedì il 3 Marzo, la settimana delle Borse partiva con un segno rosso evidente, una debolezza che andava ad allargarsi con il passare delle ore e che rievocava timori che sembravano ormai sopiti, ma Warren Buffett si è mostrato disinvolto e tranquillo. L’esperienza aiuta. Infatti ha ricordato che il denaro viene sempre investito in qualcosa, e che in nessun caso è utile trattenere il denaro, conservarlo, ma è molto più sensato e sicuramente profittevole comprare una fattoria o un appartamento “io – afferma - continuerò a comprare azioni”.

Mentre il mondo, attraverso le vendite sui mercati finanziari, già prefigurava scenari pessimistici e un immediato rientro nella recessione economica, il re degli investitori non era per nulla spaventato dalla “crisi Ucraina” tanto da non vedere per i risparmiatori alcun problema per gli investimenti di lungo termine.

La paura del conflitto, ipotesi fortunatamente lontana dal divenire reale, ha creato la consueta reazione irrazionale che improvvisamente, come un banco di nebbia, nasconde la sequenza di buone notizie di carattere economico e finanziario che fino a oggi hanno sostenuto la positività. Notizie che sono ancora le fondamenta che sostengono il rialzo e che per nulla si sentono intaccate dal momento. Quel che ha detto Warren Buffet, che per molti investitori rimane sempre il faro che orienta nella tempesta, è in sostanza che ci sta passando davanti l’ennesima occasione.

PORTAFOGLIO

AZIONARIO

“Il toro, cioè la fase rialzista dei mercati, è come fare l’amore: il maggior piacere si prova poco prima della fine” così scrive Warren Buffett nella lettera annuale agli azionisti della sua holding la Berkshire Hathaway, parole piccanti ma che sicuramente stanno rendendo felici molti azionisti di tutto il mondo. Felicità ed effervescenza ispirata dall’esuberanza che Wall Street vive ormai da alcuni anni e che ora sta sempre più contagiando le piazze finanziarie di tutto il mondo, coinvolgendo anche l’Europa e ultimamente, sempre più, anche la nostra Piazza Affari.

grafico 1

Come si vede nel grafico sopra, il periodo cupo del 2008/2009 è ormai sbiadito sia nel tempo sia nel prezzo insieme ai pensatori critici dai foschi presagi che avevano intravisto la fine del capitalismo citando spesso Carlo Max. Soprattutto grazie alla concertazione di sforzi tra il governo americano e la Banca centrale, gli investitori hanno ricevuto una forte spinta che li ha convinti a ritrovare fiducia e quindi a investire puntando su una nuova e robusta ripresa. Una spinta vigorosa che si è prolungata negli anni, tanto che gli effetti sono visibili ancora oggi. Se l’origine della positività è stata collettiva, il successivo dispiegamento ha assunto connotati di selettività. Le diverse aree toccate dalla ripresa sembrano aver seguito una gerarchia, ma quel che conta è che il movimento è stato contagioso.

E’ partito dall’ombelico del mondo economico, gli USA, e da qui, il fenomeno di esuberanza citato da Buffett, fino alla Germania per poi propagarsi all’intera superficie del Vecchio Continente, fino anche a quella che antipaticamente è stata definita “periferia” ovvero Italia e Spagna.

Queste ultime aree (Europa senza Germania) ancora devono beneficiare appieno degli effetti sia della ripresa economica sia di quella finanziaria, quindi a differenza di Wall Street, mercato non sopravvalutato ma ormai maturo, si possono considerare delle aree ancora sottovalutate.

I mercati, insegna Shiller (1), passano facilmente da un estremo di pessimismo eccessivo a uno stato di euforia irrazionale, quello che sta in mezzo è da definire valutazioni ragionevoli. In un immaginario percorso di viaggio economico potremmo quindi dire che il treno del Vecchio Continente, sempre escludendo la Germania, abbia raggiunto la stazione delle “valutazioni ragionevoli”, per questo, considerando che la ripresa è appena iniziata e il potenziale esprimibile è ancora elevato, possiamo considerare questi mercati (soprattutto l’Italia) come una profittevole area in cui investire.

Ma se gli Usa sono già maturi, e l’Europa ha appena iniziato il viaggio, c’è ancora chi si trova alla stazione di partenza. I Paesi Emergenti: Brasile, Turchia e Asia in testa al gruppo, le cui borse stanno da mesi pagando il prezzo di crisi finanziarie e di politiche economiche e sociali poco trasparenti. Considerando che l’economia mondiale, in questa delicata fase di trasformazione, non può prescindere dalla forza di queste aree, è possibile che le attuali valutazioni così sacrificate diano adito a più di un motivo d’interesse e di investimento.

Warren Buffett nella sua lettera annuale ricorda agli investitori che non è loro compito quello di scoprire i titoli vincenti, “non siete in grado di farlo” dice, “ma grazie all’aiuto dei vostri consulenti, dovete puntare su un arcobaleno di prodotti che nel complesso potrebbero avere un buon andamento”. Secondo le indicazioni di Buffett, che ha sempre pensato bisognasse avere un approccio pragmatico, semplice e di lungo periodo per gli investimenti, questa la composizione dell’arcobaleno: più Europa, più Italia, meno Usa e avvicinamento ai Paesi Emergenti.

OBBLIGAZIONARIO

“4 anni dopo la prima richiesta d’aiuto finanziario di un Paese, possiamo dire che il peggio è passato. La volontà politica di tutti gli attori coinvolti è stata forte abbastanza, da difendere l’integrità dell’Eurozona, e molti sottovalutano questa volontà”: queste le parole di Mario Draghi davanti al Parlamento europeo riunito, parole e risultati che vogliono sottolineare la forza e il coraggio avuti nel Luglio del 2012  dicendo a Londra la storica frase: “Ho un messaggio chiaro da darvi: nell'ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l'euro. E credetemi: sarà abbastanza”. La ripresa, il recupero delle Borse, il calo degli interessi sul debito e soprattutto la ritrovata fiducia ha origine in quel discorso.

grafico 2

Benefici che non solo sono visibili sul portafoglio azionario e obbligazionario di tutti i risparmiatori e che nel corso del tempo si dispiegheranno coinvolgendo tutta l’economia reale compreso il settore occupazionale, ma che danno anche gran sollievo allo stato dei conti generale, per anni affaticato da alti tassi d’interessi che comportavano gravi oneri di spesa, oggi, come si vede dal grafico sopra, il rientro dagli eccessivi tassi d’interesse, comporterà minori costi e arriverà anche blandire quelle di ogni cittadino che di elevata tassazione e recessione avevano fino a ora sofferto. Il messaggio è ormai corale, non si può vivere di sola austerity (taglio dei costi), ora si deve dare spazio alla crescita e quindi alla spesa, e anche grazie alla riduzione dei tassi d’interesse, ogni manovra diventa più agevole e possibile.

grafico 3

Quanti ricordano ancora i momenti difficili dell’Autunno/Primavera 2011/2012, quando i tassi d’interesse sul nostro BTP (grafico sopra) raggiungevano picchi da ipotesi di default? Periodi di eccessivo pessimismo, spesso immotivato, ma che non impedivano la diffusione di studi che già prefiguravano l’uscita dell’Italia dall’Euro, scenario che avrebbe provocato gravi perdite, sia all’economia reale e sia a tutti i risparmiatori in possesso di Titoli di Stato. Quant’era difficile collocare il nostro debito? Ricordiamo ancora gli eventi del “Btp Day” una chiamata verso l’orgoglio nazionale, un richiamo alla difesa dei nostri risparmi. Allora tassi al 6% non erano accettabili verso quel rischio, oggi, tassi sotto il 4% vengono richiesti con avidità. Se allora erano in pochi a comprare, chi sono i numerosi acquirenti di oggi?

La liquidità abbondante è sempre l’indiziato numero uno, il torchio sempre in servizio della Fed, anche se a un minore numero di giri (ricordiamo che è in corso l’operazione di Tapering, ovvero la riduzione degli stimoli monetari), ma soprattutto l’emissione a pieno regime della Banca Centrale Giapponese, alla continua ricerca di allettanti rendimenti, trovano nel 4% del nostro Btp, un approdo molto remunerativo.

Ipotizzando una cartina geografica finanziaria con rilievi, vediamo un mondo con grandi estensioni pianeggianti, i bassi rendimenti rasenti lo zero, e poche colline o catene montuose, tra queste vi sono i titoli di stato italiani. Vette che fanno gola agli scalatori/investitori di tutto il mondo. Quando l’appetito per il rischio aumenta, non c’è altezza che faccia paura, anzi più questa è elevata, maggiore è la voglia di scalata.

All’enorme massa monetaria dobbiamo però anche aggiungere, l’enorme flusso di investimenti in uscita da Oriente (si veda anche il ribasso delle Borse dei Mercati Emergenti) che in cerca di alternative, trovano nell’Europa Periferica una zona sicura dai rendimenti ancora da cogliere.

Il cambio Euro/Yen è un indizio quasi infallibile. Un tempo lo chiamavano “carry trade” e consisteva nel prendere a prestito il denaro dalla banca con il minore tasso d’interesse per poi investire negli strumenti che offrivano il tasso d’interesse maggiore, la differenza tra quello che si pagava in termini d’interesse e quello che si guadagnava era il “carry trade”.

Oggi la fuoriuscita di capitali dal Giappone e dall’Oriente verso l’Europa si denota nella discesa dello Yen e nella risalita e resilienza dell’Euro nei confronti di tutte le valute del mondo.

grafico 4

Durerà? Anche qui è sempre meglio non esagerare, perché come si vede dal grafico, la riduzione del BTP è sempre più pronunciata e presto troverà una base, ma è anche altrettanto vero che i mercati emergenti entrati in sofferenza, presto troveranno una ragione di insensatezza. Perché vendere dove c’è ancora forza economica e soprattutto dove non ci sono debiti, come nella maggior parte dei territori d’Oriente? Ecco che allora anche i Paesi Emergenti torneranno a essere un’occasione di investimento, magari a scapito degli Usa dove il rialzo dei tassi (conseguente alla riduzione del prezzo delle obbligazione) si avvicina sempre più a essere non più solo nelle previsioni e nella carte, ma entro il 2015, anche nei fatti. E si sa che i mercati anticipano sempre.

VALUTARIO

grafico 5

 “Contrariamente al pallido quadro che molti dipingono, l’Eurozona, specialmente nei suoi fondamentali economici, è in una forma migliore rispetto all’inizio della legislatura di questo Parlamento; l’Eurozona sta andando nella giusta direzione, il bicchiere è mezzo pieno” è l’ottimismo di Draghi profuso al Parlamento europeo, che spiega l’inesauribile resistenza dell’Euro, sempre fermo contro il Dollaro sui massimi di periodo.

Se a questo aggiungiamo (si veda la tabella sopra) l’ottima cera dei conti con l’estero, capiamo l’insistenza della nostra moneta nell’essere indifferente ai lamenti dei paesi esportatori, alla maggiore forza dell’economia americana e al differente stato della politica monetaria (quella delle banche centrali) nelle diverse parti del mondo.

Si deve ricordare che il sistema valutario è legato sinteticamente a 3 variabili: la differenza di crescita del PIL; il differenziale dei tassi d’interesse; il Debito.

Ora per l’Europa si inizia a parlare di Deflazione, cioè di discesa dei prezzi sui beni, un pericolo, di tipo psicologico, perché de da un lato sembra un bene, in quanto diminuendo il prezzo della merce riduce le spese delle famiglie, dall’altro rinvia gli acquisti sine die. Meno consumi e quindi, conseguentemente, una zavorra per la ripresa economica. A ricordarcelo ci pensa il numero uno del Fondo Monetario, Lagarde,  che plaude ai sacrifici fatti dall’Area Euro, ma anche avvisa dei possibili rischi dovuti a una crescita ancora bassa e a un alto tasso di disoccupazione. L’ostacolo principale è nei prezzi, avverte Lagarde, uno stato di deflazione è il pericolo principale che rischia di far deragliare il treno della ripresa.

Di questo Draghi è consapevole e saprà agire di conseguenza.

 

“Non c’è spina senza rosa”

Il 2014 sembrava portare solo cattive notizie per il nostro tessuto economico. Gli importanti investimenti stranieri in Italia - ad esempio Electrolux e Fiat - manifestavano intenzioni di spostare capitali, produzioni e quindi occupazione oltre frontiera. Invece sono comparse anche buone notizie a riportare il bel tempo sul Belpaese: un importante investitore come Soros (2) ha deciso di comprare quote di aziende in Italia. A lui si sono aggiunti anche investitori nostri connazionali. Uno su tutti Giovanni Tamburi (3) che non solo investe il suo capitale in aziende tricolori promettenti, ma decide di finanziare le start up, cioè quelle aziende piccole e promettenti con necessità di capitali che le facciano crescere e successivamente quotare in borsa.

Abbondante liquidità per le aziende italiane che trovano nuova linfa per crescere, agganciare e cavalcare la ripresa mondiale.

Il tessuto produttivo italiano è sottovalutato, che non è più da considerare una fonte di rischio il mercato lo sa, lo sta capendo, e sempre più si sta avvicinando alle nostre imprese (azioni e Borsa) e al nostro remunerativo debito (titoli di stato), abbiamo quindi molta strada da fare con un enorme potenziale di rivalutazione.

Come dice Warren Buffett è impossibile scegliere i titoli migliori, meglio diversificare, il ciclo è appena iniziato, abbiamo tutto il tempo per cogliere l’occasione. E’ la volta buona.

1- Premio Nobel per l’economia nel 2013 insieme a Eugene Fama, Lars Peter Hansen, Robert James Shiller, classe 1946, insegna all'università di Yale ed è considerato tra i 100 economisti più influenti del pianeta. Secondo un sondaggio di Bloomerg va considerato tra le 50 persone più influenti nella finanza globale.

2- George Soros, è un imprenditore ed economista ungherese naturalizzato statunitense fondatore del Soros Fund Management. Quest’anno Forbes lo ha posizionato al 26° posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo.

3- È Presidente e Amministratore Delegato di TIP S.p.A. (acronimo di Tamburi Investment Partners S.p.A.) che è un ente finanziario italiano da lui fondato nel 1999 con sede a Milano, in via Pontaccio 10.TIP S.p.A. dal 2005 è quotata alla Borsa valori di Milano.

 

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