UniCredit-Commerzbank, il conto alla rovescia è finito
Un rally di Borsa arrivato al momento giusto ha dato la spinta decisiva. Il balzo di oltre il 4% messo a segno ieri da UniCredit a Piazza Affari — con il titolo che ha sfondato quota 80 euro ad azione — ha ampliato oltre il 5% il premio implicito dell’offerta pubblica di scambio su Commerzbank, rendendo l’adesione più attraente per gli azionisti dell’istituto tedesco, che a Francoforte ha guadagnato a sua volta il 3,22%.
È in questo contesto che si chiude oggi la finestra di riapertura dell’OPS, durata due settimane. Secondo quanto riporta venerdì Milano Finanza, le indicazioni raccolte sul mercato convergono su adesioni intorno al 15%, in accelerazione rispetto al 12,5% stimato la settimana scorsa. I dati ufficiali arriveranno l’8 luglio.
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Il calcolo complessivo porta l’esposizione potenziale di UniCredit sopra la soglia del 58%: al 26,7% già in portafoglio si aggiungono infatti il 15% di nuove adesioni, il 3,22% di derivati con diritto di voto e il 13,2% di derivati cash settled, per un totale del 58,2%. Sul fronte dei diritti di voto, la quota effettiva si fermerebbe attorno al 45%, ma per gli analisti si tratta di un livello già sufficiente ad assicurare all’istituto guidato da Andrea Orcel il controllo della governance della banca tedesca.
Le implicazioni concrete si vedranno nel 2027, quando sarà rinnovato il Consiglio di sorveglianza: con quella partecipazione UniCredit potrebbe designare dieci dei venti rappresentanti degli azionisti, incluso il presidente, il cui voto pesa doppio in caso di parità. Da lì passerebbe la nomina del nuovo management e il varo del piano di rilancio costruito attorno alla strategia “Unlocked”: efficientamento, investimenti in tecnologia e razionalizzazione organizzativa, con la prospettiva — almeno in una prima fase — di costi più elevati e di una minore capacità di distribuzione degli utili.
Prima, però, c’è un passaggio obbligato: l’autorizzazione della Banca Centrale Europea, che avrà fino a 90 giorni di tempo per consentire a UniCredit di superare il 30% del capitale di Commerzbank. Fino ad allora la banca non potrà aumentare ulteriormente la propria posizione. Ottenuto il via libera, gli acquisti sul mercato saranno liberi, senza obbligo di lanciare una nuova offerta. Regole più stringenti valgono invece per le operazioni fuori mercato: qualora nei dodici mesi successivi all’OPS UniCredit comprasse azioni o sottoscrivesse nuovi derivati a un prezzo superiore a quello dell’offerta, dovrebbe corrispondere la differenza in contanti a chi ha aderito allo scambio. Un vincolo destinato a decadere trascorso l’anno.
Sul mercato, intanto, si profila un tema di liquidità. Il flottante di Commerzbank rischia di assottigliarsi: il governo tedesco, che detiene circa il 13% del capitale, e gli investitori retail non sembrano intenzionati a vendere, i fondi passivi dovranno ribilanciare le posizioni e UniCredit resterà congelata fino al pronunciamento della BCE. Un mix che potrebbe alimentare la volatilità del titolo nei prossimi mesi.

