Il nuovo capo della Fed Warsh scuote tassi, dollaro e materie prime: gli effetti della nomina su mercati (e non solo) - Affaritaliani.it

Economia

Ultimo aggiornamento: 13:22

Il nuovo capo della Fed Warsh scuote tassi, dollaro e materie prime: gli effetti della nomina su mercati (e non solo)

L'analisi di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

Warsh scuote tassi, dollaro e materie prime: analisi 

La decisione sui tassi della Fed non ha portato sorprese, lo ha fatto invece la nomina sul finire della settimana di Kevin Warsh come successore di Powell nel ruolo di presidente del consiglio direttivo della banca centrale.

I Fed Funds sono infatti rimasti invariati e alcune modifiche al comunicato ufficiale mirano, dopo i tre tagli consecutivi, ad uno scenario di attesa con tassi possibilmente fermi anche per la prossima riunione. La porta ad altri tagli rimane comunque aperta, Powell ha fatto riferimento al recente declino nella fiducia dei consumatori. Sono stati due i voti in dissenso, entrambe a supporto di un ulteriore taglio, mentre alla domanda se Powell rimarrà alla Fed al termine del suo mandato non abbiamo avuto risposta. Una Fed che ritorna quindi “data-dependent” e dove probabilmente Powell finirà il suo mandato senza più toccare i tassi.

La nomina di Warsh ha generato un aggiustamento del mercato che ne ha letto un profilo leggermente più “falco” rispetto agli altri candidati. Una visione che trova fondamento in alcune delle sue precedenti posizioni su stabilità dei prezzi, dimensione del bilancio Fed e regolamentazione del settore bancario, ma che non si scontrano in maniera così sostanziale con lo scenario attuale: credo che un ritocco al ribasso nei tassi rimanga probabile alle porte dei mesi estivi.

La maggiore cooperazione tra politica monetaria e politica fiscale sarà un tema molto interessante, soprattutto rispetto all’utilizzo del bilancio della Fed. Il mercato interpreta la nomina di Warsh come un rafforzamento di un quadro operativo in cui il bilancio viene utilizzato solo dopo i tagli ai i tassi, piuttosto che come uno strumento attivo di stabilizzazione della duration. La riduzione del rischio di un uso “attivista” del bilancio ha portato un regime più incentrato sui tassi, anziché sulle forme di controllo dell’intera curva dei rendimenti sostenute ad esempio da Rick Rieder.

Questo aggiustamento, in combinazione con la precedente debolezza del dollaro, apparsa quasi come un obiettivo dell’amministrazione americana, ha generato forte volatilità sui mercati delle materie prime. La volatilità è stata accompagnata da fasi di scarsa liquidità sui mercati dei metalli preziosi, soprattutto l’argento dove venerdì il London Metal Exchange ha dovuto interrompere le contrattazioni per un problema tecnico. Sono quindi emersi forti movimenti di ricopertura e prese di profitto su oro e argento.

In settimana il Tesoro americano ha infatti portato avanti un cosiddetto “check”, in cui si è chiesto alle banche americane le posizioni in essere sul cambio dollaro-yen, mostrando quindi insofferenza rispetto la recente forza del dollaro contro la moneta giapponese, afflitta dal peso della credibilità fiscale. Sappiamo oggi che né il Ministero delle finanze giapponese né il Tesoro americano sono intervenuti sul mercato valutario.

Il movimento di presa di profitto sui metalli preziosi si pone in un contesto in cui gli elementi fondamentali e strategici a supporto rimangono in essere; l’allocazione verso l’oro è sempre più espressione di un rally globale di interesse ormai strategico. Fasi di aggiustamento sono del tutto plausibili quando emergono condizioni di iper-comprato nel breve periodo su asset che hanno cavalcato un trend rialzista quasi di tipo parabolico.

Sul fronte delle trimestrali aziendali il messaggio è ancora di crescita e tenuta dei profitti e per un numero sempre maggiore di settori; tuttavia, è ancora la tecnologia al centro dell’attenzione. Agli attuali livelli di valutazioni, vediamo come anche piccole variazioni alle attese di crescita possono avere impatti importanti sui prezzi dei titoli tecnologici. Il rapporto PEG cioè il PE rispetto alla crescita attesa degli utili è sempre più centrale, la crescita attualmente scontata supporta i PE elevati, ma se quella proiezione di crescita cambia anche di poco il supporto al prezzo può venire meno.

Intanto, i dati economici in Europa continuano a sorprendere in positivo. La crescita del PIL della Zona Euro al 1.5%, al netto della distorsione statistica della sempre volatile economia irlandese, ha battuto le attese per il quarto trimestre. Gli indicatori di fiducia nel contesto economico hanno inoltre segnato una marcata accelerazione, mentre in Germania le attese degli analisti sono sempre più in linea con un miglioramento dell’attività industriale. Questa settimana la BCE non porterà grossi cambiamenti e confermerà il messaggio ormai consolidato che la politica monetaria nell’Area Euro si trova in una buona posizione.

La Bank Of England dovrebbe prendere una pausa nel cammino ancora indirizzato alla riduzione dei tassi, con almeno due membri del comitato che votano per ulteriori tagli, cosa che potrebbe avvenire alla prossima riunione.

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