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Spettacoli
Chi è Amadeus, dagli inizi nelle radio al trionfo del Festival di Sanremo

Chi è Amadeus, vero trionfatore del Festival

Amadeus è insostituibile come Mattarella? Non mescoliamo istituzioni politiche e culturali, ma è indubbio che il vero vincitore del Festival sia proprio il suo conduttore e direttore artistico. Benché la precedente direzione di Claudio Baglioni avesse notevolmente rilanciato l’interesse nei confronti di Sanremo, gli strabilianti record di ascolto di questa edizione concludono in maniera entusiasmante un ciclo iniziato nel 2020, quando la storica litigata in diretta tra Morgan e Bugo monopolizzò le discussioni sui social, prima di essere soppiantata dall’esplosione della pandemia di Covid-19. Proprio in questi anni fortemente segnati dalla crisi sanitaria, con tutti i danni che ha creato all’industria dello spettacolo, “Ama” ha saputo rilanciare il più classico degli show televisivi anche grazie alla sua amicizia fraterna col travolgente showman Fiorello, che dura ormai da oltre trent’anni. Risale infatti alla seconda metà degli anni ‘80 il suo debutto a Radio Deejay, dove Claudio Cecchetto decise di lanciare il giovanissimo Amedeo Umberto Rita Sebastiani – questo il suo vero nome – che si era messo in mostra nelle radio locali di Verona. 

Dalla radio al trionfo televisivo

Nato a Ravenna il 4 settembre 1962 da genitori di origine palermitana, Corrado e Antonella, si era trasferito all’ombra dell’Arena per motivi di lavoro del padre e, durante un servizio sul Festivalbar, era entrato in contatto con Cecchetto. A Radio Deejay, autentica fucina di talenti, ha incrociato la strada non solo con Fiorello, ma anche con Jovanotti, altra star del Festival, Nicola Savino, nonché con Luca Laurenti e Marco Baldini, con i quali ha dato vita allo show comico “Baldini Ama Laurenti”. A cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 la squadra vincente di Cecchetto è passata dalla radio alla tv con “Deejay Television”, un salto mediatico che ha fatto decollare la carriera anche di Gerry Scotti e Leonardo Pieraccioni. Sul piccolo schermo Amadeus è letteralmente sbocciato, conducendo su Mediaset cinque edizioni del Festivalbar e poi “Buona Domenica”, “Campioni di ballo”, “Matricole”, “Meteore”, per poi passare alla Rai con “Domenica In”. Proprio alla tv di Stato sono legati i suoi più grandi successi: “L’eredità” (del quale è stato coideatore, insieme a Stefano Santucci), “Reazione a catena” e “I Soliti Ignoti”. 


Tra vita privata e trionfi pubblici

 

“L’eredità” ha cambiato anche la sua vita privata, non solo professionale. Proprio negli studi televisivi ha conosciuto la ballerina Giovanna Civitillo, alla quale è legato dal 2003 e con cui si è sposato con rito civile nel 2009. Il 19 gennaio del 2009 è nato il loro figlio, chiamato José Alberto in onore di Josè Mourinho, in quanto Amadeus è un appassionato tifoso dell’Inter e un grande ammiratore dello “Special One”, conosciuto su un volo per Lisbona. Dal 1993 al 2007 Amadeus era stato sposato con Marisa Di Martino, dal quale nel 1997 ha avuto una figlia, Alice. In seguito all’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota, nel 2019 Ama e Giovanna si sono sposati anche in chiesa. C’è chi ha polemizzato sulla presenza di Josè Alberto in prima fila al Festival, citato ed abbracciato da Sabrina Ferilli, e ovviamente si è discusso molto anche sul cachet di Amadeus per la conduzione dell’edizione 2022: circa 600.000 euro, secondo indiscrezioni non confermate ufficialmente. I conti però vanno fatti bene e, come ricostruito da Il Sole 24 Ore, anche grazie al sapiente lavoro di Amadeus, “Sanremo incide per il 5% sugli introiti pubblicitari, nel 2021 ha portato nelle casse Rai ben 38 milioni di euro grazie agli investimenti dei brand durante la kermesse. Insomma il doppio rispetto alle spese”. Visti gli straordinari risultati, Rai Pubblicità ha alzato le tariffe del 15%: “a oggi, uno spot standard da 30 secondi può arrivare a costare fino a 370.380 euro per singolo passaggio e una telepromozione con Amadeus che balla male costa 440 mila euro”. Altro che discutere “Ama”, sono già in corso le grandi manovre per confermarlo anche per la quarta edizione. “Squadra che vince, non si cambia”: un motto particolarmente di moda in questo periodo, dal Quirinale a Palazzo Chigi, passando per l’Ariston.

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