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Spettacoli
Insinna cuore d'oro. Disabili, migranti, minoranze: una vita di beneficenza

Flavio Insinna, popolare volto di Raiuno, è nell'occhio del ciclone per un fuorionda trasmesso da "Striscia la Notizia". Una sfuriata con i propri collaboratori, in cui volano parole pesanti ed epiteti sgarbati. Uno sfogo privato che, complice la delazione di qualcuno, viene affidato al nemico di sempre, e che rischia di diventare il "marchio di Caino", lo stigma, la "lettera scarlatta" di un uomo che invece ha fatto dell'impegno verso i più deboli il suo stile di vita.

Ma Flavio Insinna non è quella sfuriata e non è quelle parole forti e condannabili (ma chi non ha mai detto qualunque cosa in occasione di sfuriate? Questo ci rende forse persone meno buone, meno altruiste, meno prodighe verso il prossimo?).

Per Flavio Insinna parla in primis quella barca, quel motoscafo di 15 metri, donato a Medici senza Frontiere. Un dono scaturito dallo sconforto di vedere, al Tg che precedeva il suo programma, il bollettino quotidiano di morti e dispersi nel Mediterraneo. "Faccio questo dono perché la loro vita vale di più della mia barca" dichiarò all'epoca. 

Per Flavio Insinna parla l'asta di beneficenza con i cimeli di "Affari tuoi" per i piccoli pazienti del Bambino Gesù a Roma.

Per Flavio Insinna parlano i concerti di beneficenza per i disabili con la sua "Piccola Orchestra".

Per Flavio Insinna parlano gli impegni con Save The Children Italia, con la Comunità di Sant'Egidio, con Telethon, con Luca Barbareschi a favore dei bambini affetti da malattie rare, fra le altre cose.

Per Flavio Insinna parla il coraggio anticonformista di rispondere, in un'Italia dominata dai "macho che non devono chiedere mai" e stravolta dai bullismi: "Dicano pure che sono gay, mi arrabbierei se dicessero che sono un ladro". Per Flavio Insinna, commendatore all'Onore e al Merito della Repubblica Italiana proprio per il suo impegno filantropico a favore dei più deboli, parla una vita documentata di aiuto al prossimo più sfortunato.

Chi è, invece, il delatore che ha cercato di infangarlo consegnando documenti potenzialmente scomodi al nemico? Quel nemico, Antonio Ricci, che avrebbe perlomeno dovuto rifarsi a un codice deontologico e a un minimo rispetto per un professionista. Invano. Non sappiamo nulla di quel delatore. Non sappiamo nulla del momento, dell'atmosfera, della situazione che regnava nella circostanza della sfuriata. Non sappiamo chi fossero gli interlocutori. Non sappiamo nulla. 

Sappiamo però chi è Flavio Insinna, e per lui parla - come esposto sopra - un bagaglio che lo rende una persona esemplare. Tutto il resto è accessorio, sterile nonché sostanza di cui è fatto il monotono chiacchiericcio da portierato, che ha sempre le stesse forme e lo stesso linguaggio. E lo stesso venefico scopo di gettare fango su chi non lo merita minimamente.  

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