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Spettacoli
Rinascita di Lele Mora: il ritorno del Re degli agenti dei Vip

La vita di Lele Mora, per parafrasare il mago Prospero nella Tempesta di William Shakespeare, è sostanza di cui sono fatti i sogni (più rocamboleschi).

L'agente più potente nel mondo dello spettacolo italiano, l'uomo che per molto tempo - lo si può dire tranquillamente senza essere tacciati di esagerazione - ha fatto parte di quella cerchia di pochissimi eletti che tenevano in mano le redini del Paese, ha conosciuto il Paradiso e l'Inferno con vicissitudini, trionfi e cadute negli abissi degni di un personaggio letterario. O, per restare in ambito più "pop", di una prime time soap degli anni Ottanta, stile Dynasty o Dallas, quei caratteri carismatici capaci di vivacizzare e rendere avvincenti anche le trame più banali.

In un Paese nel quale praticamente nessuno sconta mai i propri guai giudiziari in carcere, Dario Giulio Alessandro Gabriele Mora, anche il suo nome è "larger than life", ha conosciuto l'inferno della prigione rischiando perfino la vita, per poi riemergere dal baratro trionfalmente, in una rinascita che farebbe impallidire il Conte di Montecristo.

Dopo qualche anno di oblio, egli è infatti tornato in grande stile a far parlare di sé, facendo per esempio impazzire la stampa con la notizia (poi rivelatasi non veritiera) dell'acquisto dell'Unità. "Un fascista dichiarato compra lo storico giornale di Gramsci!" hanno tuonato i quotidiani per giorni e giorni, mentre lui se la rideva sotto i baffi e il pizzetto che si è fatto crescere negli ultimi tempi e che incorniciano un viso tornato rubizzo nel lasciarsi a poco a poco alle spalle le sofferenze della detenzione. 

Oggi non passa giorno in cui non vi sia un battibecco a mezzo stampa tra lui e Fabrizio Corona, del quale Mora è stato il Pigmalione, e forse qualcosa in più malgrado l'ex paparazzo neghi categoricamente temendo ripercussioni sulla sua nomea di macho. Ma il bel Corona non è l'unico Vip a dovere praticamente gran parte delle proprie fortune all'Agente per eccellenza. Vogliamo parlare di Rocco Casalino, ex gieffino e ora financo portavoce del Presidente del Consiglio? Anch'egli passò dalla scuderia Mora, assieme a personaggi  -per citarne solo alcuni - come Francesco Arca, ora divenuto attore impegnato (e in passato ritratto in una foto rimasta celebre in cui tagliava le unghie dei piedi a Lele immortalato come godereccio pascià), Simona Ventura (tornata sotto la sua ala dopo qualche anno di dissapori), Luisa Corna (ai tempi in cui regnava sovrana in Tv), i due "troppo belli" Daniele Interrante e Costantino Vitagliano, Walter Nudo (del quale Mora comprò, per sua stessa ammissione, la vittoria all'Isola dei Famosi grazie al sapiente e capillare controllo dei call center), nonché il 90% dei "tronisti" e dei "corteggiatori" di Uomini e Donne condotto da Maria De Filippi, assieme alla stragrande maggioranza delle veline, letterine, schedine, meteorine ecc. dei cast dei reality e dei talent show degli anni 2000 e così via. 

Vedendolo finire coinvolto nell'affaire di Ruby Rubacuori (per il quale ha pagato in maniera piuttosto dura), i suoi detrattori e nemici (tanti, ma lui risponderebbe con orgoglio "molti nemici, molto onore") pensavano di esserselo tolto dai piedi definitivamente. Ed eccolo invece ricomparire florido, risoluto, gli occhietti vispi della luce giocosa che gli ha sempre brillato nello sguardo. Quella luce che talvolta vira verso la malinconia (un tratto che conosce soltanto chi gli vuol bene) e talora verso la lucida determinazione, perché sul lavoro Lele Mora è come un laser: chirurgicamente benefico ma potenzialmente letale, a seconda dello scopo che vuol raggiungere. 

Archiviati i tempi difficili, una volta tornato il sereno, e dopo aver accarezzato l'idea di abbandonare la carriera che lo ha reso potente, Lele Mora ha deciso invece di continuare sulla stessa strada di sempre e di andare avanti con vecchi e nuovi cavalli di razza nella sua ritrovata scuderia.

Lele Mora è tornato, insomma. E da personaggio romanzesco quale egli è, come ampiamente sviscerato in apertura, è d'obbligo concludere con le parole: "E il mondo non sarà più lo stesso".

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