Un accordo tra Stati Uniti e Iran può ridurre il rischio per le petroliere nello Stretto di Hormuz e frenare il prezzo del greggio. Gli effetti su benzina e diesel arriverebbero con ritardo e dipenderebbero anche da cambio, accise e margini.
Accordo Usa-Iran: perché Hormuz incide sul prezzo del petrolio
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al mare aperto ed è attraversato dalle petroliere provenienti da Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iran.
Quando aumentano i rischi di blocchi, mine o attacchi, i mercati incorporano nel prezzo del greggio la possibilità di una riduzione dell’offerta. Crescono anche i premi assicurativi e i costi richiesti dagli armatori per attraversare l’area.
L’intesa tra Washington e Teheran punta a garantire una ripresa più regolare del traffico. Secondo QuiFinanza, le prospettive di de-escalation avevano già favorito una discesa del petrolio verso gli 80 dollari al barile, pur senza riportarlo immediatamente ai livelli precedenti alla crisi.
Accordo Usa-Iran: quando può scendere la benzina
La diminuzione del petrolio non viene trasferita nello stesso momento sui listini dei distributori. Le compagnie acquistano greggio e prodotti raffinati attraverso contratti, scorte e consegne programmate.
Sul prezzo finale incidono anche il cambio tra euro e dollaro, i costi di raffinazione, la distribuzione, i margini commerciali, l’Iva e le accise.
Una riduzione stabile del greggio può quindi produrre un calo di benzina e diesel dopo alcuni giorni o settimane. Una flessione breve può invece essere assorbita senza modifiche rilevanti alla pompa. Nel frattempo le spese alla pompa per gli italiani durante le vacanze si impennano.
Accordo Usa-Iran: cosa può impedire il calo dei prezzi
L’accordo deve essere applicato e accompagnato da condizioni di navigazione sicure. Euronews aveva segnalato che la fine di una precedente tregua aveva nuovamente spinto al rialzo il prezzo del petrolio, proprio per i rischi rimasti lungo lo Stretto.
Un attacco a una petroliera, nuove sanzioni o una riduzione della produzione da parte dei Paesi esportatori potrebbero neutralizzare gli effetti della trattativa.
Per le famiglie italiane il beneficio dipenderà dalla durata della de-escalation. Una riapertura stabile favorirebbe prezzi più bassi non solo per i carburanti, ma anche per trasporti, industria e alcune forniture energetiche.

