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Esteri
Afghanistan, una guerra sbagliata
Lapresse

 

Che cosa dimostra il modo in cui si è conclusa la guerra afghana? Che essa è stata sbagliata sin da principio. L’unica speranza è che gli Stati Uniti imparino la lezione.

Gli Stati Uniti sono culturalmente figli dell’Illuminismo. La Rivoluzione del 1776 è la prima e la più riuscita rivoluzione dell’Illuminismo, mentre quella francese del 1789 è la rivoluzione non riuscita, o che è riuscita a poco a poco, risalendo dal baratro di Waterloo. Gli americani possono esserne fieri ma purtroppo, come spesso avviene, la medaglia ha due facce, e qui ce n’è una negativa. E per ben comprenderla dobbiamo guardare al passato.

Il Medio Evo è stato una lunga serie di secoli in cui Dio è stato al centro della scena. In quel tempo lo scopo dell’uomo non è l’uomo stesso, ma la salvezza della sua anima. Le leggi che deve seguire non sono quelle che egli stesso si dà, ma quelle che gli dà Dio, magari attraverso il re, suo legale rappresentante. L’uomo è libero di pensare, purché il suo pensiero non entri in contraddizione con la dottrina della religione dominante. La società è verticistica e l’uomo è quasi privo di diritti e di libertà.

Tutto questo comincia a cambiare intorno al Quattrocento. L’Umanesimo cerca di mettere l’uomo, e non Dio, al centro della realtà, seppure senza rinnegare quest’ultimo. L’arte non è più ad maiorem Dei gloriam (a maggior gloria di Dio) ma “gratia artis”, l’arte per l’arte, il bello per il bello. E se un’opera è pagana, ma è bella, prevale il fatto che sia bella. L’iconoclastia diviene inconcepibile. E tanto cambiano le cose che l’umanità occidentale ha la sensazione di rinascere. Il Rinascimento ritrova i suoi addentellati con la classicità e si affranca dai pregiudizi religiosi, basti pensare al realismo pressoché cinico di Machiavelli, o alla libertà di pensiero di Erasmo da Rotterdam.

E tuttavia, anche in questi secoli Dio rimane innegabile. Comincia ad essere trascurato, riceve un omaggio più formale che sostanziale (e contro questo protestò Lutero) ma nessuno lo nega. La stessa religione viene criticata ma per migliorarla, non per eliminarla. Ed ecco il Protestantesimo. Ma la contestazione rende giudice ultimo la Ragione, e la religiosità comincia quel processo di annacquamento che la porterà alla sua decadenza attuale. Essa ha cessato di essere il cardine esistenziale attorno a cui un tempo tutto ruotava.

E questo lungo cammino da Dio all’uomo trova il suo sbocco nell’Illuminismo. Con l’Illuminismo l’orizzonte del Sacro svanisce. I nuovi principi fondamentali sono la Ragione e sua figlia, la scienza. L’uomo è al centro di tutto e non vive per qualcuno (fosse pure Dio) o per qualcosa: vive per sé. E tutti i suoi principi deve trovarli in sé stesso, perché la Natura è indifferente alla sua sorte. Fra gli intellettuali nessuno crede più alla Divina Provvidenza. Nessuno osa negare Dio, un po’ per paura del rogo e un po’, pascalianamente, per prudenza: “E se poi esistesse davvero?” Ma nei fatti, anche se ancora non è nato nessun Nietzsche, “Dio è morto”.

Il successo della nuova mentalità è stato immenso. E questo perché mentre prima le idee si sono fatta strada a poco a poco, attraverso la riflessione, con la scienza si è creata una vita comoda come mai prima. La scienza divenuta tecnologia cambia la vita di tutti, in meglio, e la gente “vota con i piedi”. Se qualcuno sta veramente male chi gli vuol bene non corre in Chiesa a pregare, corre a chiamare uno specialista. Perché tutti hanno veramente visto che la medicina moderna è più efficace delle preghiere.

Purtroppo, questo successo concreto della ragione e della scienza ha avuto delle controindicazioni. Già mentre ancora l’Illuminismo trionfava nascevano voci “irrazionali” a contrastarle, in quella stessa Francia che l’Illuminismo l’aveva fatto nascere. Basti pensare al messaggio di Rousseau, per il quale la religione non è una dottrina, ma fondamentalmente un sentimento (la fede del “Vicaire Savoyard” ed oggi persino del Papa). Lo stesso Châteaubriand, grande cantore del Cristianesimo, come spiega la sua conversione? Gli sono morte la madre e la sorella e lui scrive: “J’ai pleuré et j’ai cru”, ho pianto ed ho ritrovato la fede. Le lacrime come dimostrazione dell’esistenza di un Dio provvidenziale, ecco qualcosa che non sarebbe venuto in mente a Diderot o a Voltaire.

Il vero avversario dell’Illuminismo non è una teoria che lo contrasti efficacemente, è un sentimento che non chiede e non sente ragioni. Basta piangere, eventualmente. E infatti, al XVIII secolo irreligioso, è seguito un XIX secolo cristiano bigotto, alla melassa. Ma con un double standard: per la forma, tutti religiosi, per la sostanza, tutti miscredenti.

Gli intellettuali occidentali, mentre ammettono teoricamente che altri popoli possano avere una diversa religione, rimangono convinti che nessuno possa negare la mentalità scientifico-liberale. Questa ci ha condotti alla prosperità e ad un modus vivendi da pascià, in confronto al passato, e dunque tutti non possono che abbracciarla.

Le prime vittime di questa mentalità sono proprio i figli della rivoluzione illuministica, gli americani. Loro credono che se un Paese ha usi, costumi, leggi e modi di vita orrendi, è perché non ha avuto l’occasione di assaggiare l’Illuminismo. Basterà spiegarglielo e, dal momento che l’Illuminismo corrisponde alla realtà naturale, esso non potrà che farlo suo. E invece. Invece i loro tentativi, che hanno avuto successo in Germania, in Italia, in Giappone (già illuministi per conto loro) si sono infranti contro gli scogli della realtà in Vietnam, in Iraq, in Afghanistan, in Sud Africa, praticamente dovunque.

Così è sperabile che, dopo il drammatico, ventennale fiasco dell’Afghanistan, gli americani la smettano di voler raddrizzare le gambe ai cani. È inutile voler venire a patti con un coccodrillo. Non bisogna essere vittime del nobile errore di credere che l’homo sia realmente sapiens. Non lo è.

giannipardo1@gmail.com

 

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    afghanistan guerra





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