Allarmi bomba e caos nei cieli, parla il generale Tricarico
Il caos come strumento di pressione, la paura come mezzo di destabilizzazione, la quotidianità come bersaglio. Dietro la sequenza di allarmi bomba che coinvolge il trasporto aereo c’è, certamente, una strategia più ampia, inserita in una guerra che si combatte attraverso i sistemi informatici e il ricorso a gruppi criminali. “Il settore dei trasporti aerei, tradizionalmente, evoca e suscita fantasie nefaste più di quanto possano fare i trasporti terrestri e marittimi. È sempre stato un bersaglio privilegiato. L’obiettivo, per adesso, è creare scompiglio e difficoltà significative al quieto e ordinario vivere comune di queste civiltà occidentali”, dice ad Affaritaliani il Generale e già Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare Leonardo Tricarico.
Ma scenari ben più preoccupanti, nefasti e più funzionali agli obiettivi di chi li propone potrebbero aprirsi nei prossimi giorni: “Non voglio dare suggerimenti, ma ci sono altri comparti che potrebbero essere aggrediti per creare, oltre alle difficoltà nella vita quotidiana, un pericolo vero e proprio e uno scompiglio tale da poter bloccare interi settori. È in questo senso che va inquadrato l’attacco, ormai sistematico, al trasporto aereo e alla sua regolare operatività”, spiega il Generale. D’altra parte gli Stati non possono “fare altro che far scattare le procedure di emergenza per garantire la sicurezza. Nessuno può aspettarsi che un governo trascuri questi segnali e faccia finta che gli allarmi non esistano. Non si può non intervenire, sarebbe irresponsabile e pericoloso. Anche quando si ha la ragionevole convinzione che si tratti di falsi allarmi, la procedura di emergenza deve scattare”, prosegue. Le difficoltà e i disagi che ne conseguono diventano quindi un prezzo che le società devono necessariamente sobbarcarsi per tutelare la sicurezza.
I costi
Quanto ai costi delle operazioni, “gli aerei che decollano, sono già inseriti in un servizio di allerta attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. Non si tratta di un costo aggiuntivo significativo: rientra nell’attività ordinaria. Succede anche in altre circostanze che decollino e prestino assistenza. Eventuali oneri, più gravosi, possono ricadere sulle compagnie aeree, chiamate a sostenere i costi legati al trasporto e alla gestione delle conseguenze operative”.
Ma qual è, allora, la risposta che l’Italia dovrebbe mettere in campo? “Sembra un paradosso, ma il governo potrebbe restituire le cortesie. In questa guerra tra sistemi informatici, dove il confine tra difesa e attacco è molto labile, noi stiamo giocando in difesa. Ma abbiamo indicatori che rappresentano ragionevoli certezze e che ci portano a individuare gli autori di questi crimini. Credo, allora, che sia necessaria un’interlocuzione che non sia soltanto quella di stare in difesa. Questi Paesi, come la Russia, sono molto più attrezzati di noi e da decenni fanno ricorso a questi metodi. Il quadro di tensione in cui ci troviamo ci porta a percepire questi episodi con maggiore irritazione, stizza e sensibilità, ma questa è una guerra che va avanti da tanto tempo e che viene inserita nelle attività ordinarie dei propri governi, facendo ricorso a gruppi criminali. Noi non siamo organizzati così, ma ora è tempo che, quando si è in pericolo, ci si attrezzi per fronteggiarlo e per rispondere con la stessa moneta“, spiega Tricarico.
La guerra ibrida
Tricarico non esclude che gli episodi possano rimanere confinati nell’attuale dimensione di disturbo, ma invita a non sottovalutare l’evoluzione dello scenario: “Ci sono altre armi oltre a quelle tradizionali, ci sono anche altri strumenti con i quali dovremo attrezzarci. E, soprattutto, ci sono nuovi ambiti nei quali portare caos. Si stanno affermando forme diverse di pressione e di attacco. Mi auguro che la situazione possa restare così, per ora stiamo reagendo bene”.
E’ giusto, dunque, parlare di “guerra ibrida”? “Si tratta di una definizione ormai entrata nel linguaggio comune per indicare tutto ciò che esula dalla guerra tradizionale e dalla confrontazione militare diretta. I domini tradizionali della guerra sono tre: terra, aria e mare. Ci sono poi lo spazio e il dominio informatico. Cinque dimensioni, dunque, nelle quali oggi si sviluppano le tensioni e le contrapposizioni tra Stati. Con una particolarità: il dominio informatico, a differenza degli altri, attraversa e influenza tutti gli altri settori e può incidere sul funzionamento complessivo delle infrastrutture e dei sistemi da cui dipende la vita quotidiana. Con questa, dovremmo purtroppo imparare presto a confrontarci e a reagire”, conclude.
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