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Esteri
Londra-Teheran: riapre l’ambasciata, ma senza ambasciatore


Di Emy Muzzi da Londra
 

La riapertura in contemporanea delle due ambasciate iranana e britannica domenica in una cerimonia in contemporanea è un ulteriore passo in avanti nei rapporti bilaterali e nella distensione post accordo di Vienna sul nucleare. In più, la decisione unanime del consiglio dell’Onu sulla revoca graduale delle sanzioni contro l’Iran ha soffiato vento favorevole perché la ‘union jack’ tornasse a sventolare a Teheran quattro anni dopo l’assalto nel 2011 da parte di gruppi contrari all’imposizione delle sanzioni e sostenitori dell’allora presidente Ahmadinejad.

Dopo i roghi delle bandiere British, la sede diplomatica aveva chiuso la cancellata blu, ritirato l’ambasciatore, ridotto i rapporti a chargé d’affaires (semplice incaricato diplomatico) delegando la presenza ufficiale inglese in Iran all’ambasciata Svedese. Adesso il peggio è passato.

Il ministro degli esteri Philip Hammond ha riaperto ufficialmente la porta del dialogo sottolineando che i due paesi dovrebbero essere pronti “a discutere le sfide che entrambi si trovano a dovere affrontare come il terrorismo, la stabilità nella regione (Medio oriente) l’espansione di Isis in Siria ed Iraq, l’immigrazione e la lotta contro il narcotraffico” nel suo discorso nella sede diplomatica recentemente ristrutturata.

A quello che Hammond ha definito un “momento storico” il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif non era presente, impegnato nei giorni scorsi prima in India e poi in Russia dove ha parlato con l’omologo Lavrov di come promuovere la cooperazione militare ed economica. Nè, del resto, alcun rappresentante iraniano è volato a Londra per l’occasione: presenti nell’ambasciata nel cuore di di South Kensington il chargé Mr Habibollahzadeh ed i suoi collaboratori.

Ma gli ambasciatori in tutto questo dove sono? Per il capo del Foreign Office la promozione da chargé ad ‘ambassador’ per  il diplomatico britannico di origine indiana Ajay Sharma incaricato a Teheran dal 2013 sarebbe prossima. Il primo passo da chargé non residente a residente del resto è stato  fatto in entrambe le ambasciate. Ma da parte sua Teheran in quanto ad ambasciatori nel Regno Unito sembra procedere con il passo di piombo. Il sito dell’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran http://en.mfa.ir/ non mette la notizia della riapertura nella home page, ma rilancia la dichiarazione di Ravanchi, vice ministro degli esteri iraniano: 'dopo la riapertura delle ambasciate le relazioni rimarranno a livello di chargé d’affaires', chiarendo poi che la stabilizzazione delle rappresentanze diplomatiche a livello di ambasciatore “è fuori questione al momento”.

Stesso rigore diplomatico per il futuro rilascio dei visti sia per i cittadini iraniani che volessero andare nel regno di sua Maestà che per gli inglesi che morissero dalla voglia di vedere le bellezze archeologiche dell’antico Impero Persiano o stabilirsi nella Repubblica Islamica dell’Iran. Ravanchi chiarisce ancora: “Ci vorranno alcuni mesi perché le due ambasciate rilascino visti con regolarità. L’ambasciata iraniana sarà pronta a rilasciare i visti, ma eveterà di farlo in modo tale da andare di pari passo con l’ambasciata britannica a Teheran.” E’ un modo forse per moderare i termini dell’apertura diplomatica; del resto i cittadini inglesi in Iran al momento non superano il numero di cento, ma a Londra sono oltre centomila!

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