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Esteri
Argentina a un passo dal default, ma un accordo è ancora possibile

È corsa contro il tempo per l'Argentina per evitare il nono default della sua storia. I margini per trovare un accordo con i suoi creditori sono molto stretti ma c'è più tempo ora per trattare visto che Buenos Aires ha prorogato al 2 giugno la scadenza fissata per giovedì sera per accettare la sua offerta di ristrutturazione del debito estero di 65 miliardi di dollari.

Gli investitori e il governo argentino hanno quindi confermato che i colloqui continueranno dopo venerdì. Ma permangono le tensioni per il mancato raggiungimento di un accordo, e c'è ancora il pericolo di un default tecnico che getterebbe il Paese nel caos. Gli obbligazionisti accusano Martín Guzmán, il ministro dell'economia argentino, di essere troppo dogmatico, mentre il governo lamenta che alcuni creditori vogliono agire con prepotenza. Ma non tutto è perduto: si ritiene che un accordo sia ancora possibile.

Buenos Aires aveva proposto un accordo ai creditori offrendo nuovi titoli in cambio di quelli in scadenza con la condizione di un periodo di moratoria di tre anni, un taglio del capitale peri al 5,4% e degli interessi al 62%. Ma la proposta è stata accolta in modo tiepido, e quindi è stata prorogata la scadenza per l'accettazione della proposta, inizialmente fissata all'8 maggio.

Secondo quanto rileva Ft, gli obbligazionisti dicono che finora le trattative sono state frustranti. "Non abbiamo ancora idea di cosa stia pensando il governo, ed eccoci ad un giorno di distanza da un'inadempienza", ha detto a FT una persona coinvolta con un gruppo di creditori guidati da BlackRock. Il gruppo conta tra i suoi membri Fidelity, Ashmore e T Rowe Price.

"Francamente, il governo argentino non si è impegnato praticamente con nessuno per mesi in tutto questo processo", ha aggiunto la fonte a Ft. Ciononostante, un accordo è ancora possibile.

La settimana scorsa i detentori di obbligazioni hanno presentato tre controproposte separate in risposta all'offerta originale del governo che includeva una sforbiciata del 62% sui pagamenti degli interessi. Le controproposte sono "un passo nella giusta direzione", secondo le fonti vicine al governo, ma rimangono troppo vaghe.

Ad esempio, il governo di Fernandez insiste sul fatto che tutti i pagamenti obbligazionari dovrebbero essere sospesi per tre anni ma gli obbligazionisti hanno proposto un periodo di proroga di un solo anno. Secondo Siobhan Morden, responsabile del reddito fisso dell'America Latina presso Amherst Pierpont, una società di titoli, la proposta del governo suggerisce un valore di recupero di 39 centesimi di dollaro per le obbligazioni emesse dopo il 2016, ipotizzando che le nuove obbligazioni si scambino con un rendimento del 10% dopo la ristrutturazione.

Il valore equivalente è di circa 42 centesimi di dollaro per i cosiddetti exchange bond, precedentemente ristrutturati nel 2005 e nel 2010. Queste cifre sono in qualche modo distanti rispetto alle proposte degli obbligazionisti, secondo Morden. Il gruppo dei detentori di obbligazioni in valuta punta infatti a un valore medio di recupero di 58 centesimi sul dollaro.

Una proposta simile è stata avanzata da Gramercy Funds Management, Fintech Advisory e un comitato di creditori che coinvolge Greylock Capital Management e OGM per le obbligazioni post-2016. Nel frattempo, la proposta del gruppo guidato da BlackRock, i cui membri detengono sia le obbligazioni di scambio sia quelle emesse dal 2016, suggerisce un valore medio di recupero di 60 centesimi sul dollaro.

Un funzionario del governo coinvolto nelle trattative ha indicato che l'Argentina potrebbe essere disposta a fare una contro-offerta se i detentori di obbligazioni dovessero adeguare le loro attuali proposte per riflettere un valore di recupero diverso, almeno vicino ai 50 centesimi. Secondo indiscrezioni di Ft, BlackRock ha discusso con altri membri del suo gruppo la prospettiva di accettare un valore di recupero compreso tra i 50 e i 55 centesimi sul dollaro. Dal canto suo Guzmán ha detto che il governo è flessibile, anche se si impegna a rimanere entro i limiti delle sue proposte. La parola fine insomma non è ancora detta, ma il tempo galoppa e il default si avvicina.

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