Ue, il servizio diplomatico finisce sotto accusa: “È disfunzionale, va ricostruito”
Francia e Germania stanno valutando una radicale riorganizzazione della diplomazia dell’Unione Europea per potenziarne la risposta alle crisi geopolitiche in uno scenario globale sempre più precario.
Come rivelato dal Financial Times, i governi di Parigi e Berlino, insieme ad altre cancellerie, stanno esaminando l’ipotesi di ridimensionare i poteri dell’Alta rappresentante Kaja Kallas e del Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas), che dispone di un budget annuo di circa un miliardo di euro. L’idea di base è riallocare parte delle funzioni alla Commissione Europea e ai singoli Paesi membri, ribaltando l’impostazione che nel 2010 diede vita a questa struttura autonoma. “È chiaro che l’Eeas non funziona come dovrebbe nel mondo di oggi. È disfunzionale”, ha ammesso al giornale britannico una fonte diplomatica, aggiungendo che “il problema è strutturale e quindi la struttura deve essere ricostruita”.
Negli ultimi anni, l’Ue si è trovata a gestire gravi emergenze – dal conflitto ucraino alle tensioni in Iran, fino alle guerre commerciali e all’imprevedibilità della presidenza Trump – sollevando perplessità sulla reattività dell’Eeas. Un dossier di analisi francese suggerisce di ridurne il raggio d’azione sulle oltre 140 ambasciate europee nel mondo e di arginare l’autonomia di Kallas. Molti esecutivi lamentano infatti duplicazioni e attriti tra la diplomazia comunitaria, i ministeri degli Esteri nazionali e gli uffici della Commissione guidata da Ursula von der Leyen. A inasprire i rapporti sarebbero state anche alcune uscite pubbliche di Kallas sulle relazioni Ue-Cina, non concordate con i governi. I promotori della ristrutturazione sostengono che l’operazione non richieda la modifica dei Trattati europei, sebbene sia indispensabile l’unanimità dei 27 Paesi.
Il piano potrebbe legarsi anche alle trattative sul bilancio pluriennale dell’Ue per tagliare i costi operativi e il personale: la stesura delle sanzioni e le operazioni militari passerebbero al Consiglio, mentre l’attività diplomatica ordinaria andrebbe alla Commissione.
Dallo staff di Kallas fanno sapere che l’Alta rappresentante rimane focalizzata sull’esercizio delle sue funzioni. Da parte loro, il ministero degli Esteri francese ha rimarcato l’esigenza di un apparato più efficiente, mentre la Germania ha confermato la necessità di rendere la politica estera europea e i suoi meccanismi decisionali più forti e flessibili di fronte ai mutamenti globali.

