Gianfranco D’Angelo era nato a Roma il 19 agosto 1936 e Roma rimase sempre il centro della sua storia professionale. Prima di diventare uno dei comici più popolari della televisione italiana aveva lavorato come impiegato, coltivando però la passione per il palcoscenico.
La svolta arrivò con il cabaret, frequentando luoghi che avrebbero segnato un’epoca dello spettacolo romano, dal Puff di Lando Fiorini al Bagaglino. Fu una palestra fondamentale: pubblico vicino, battuta immediata, capacità di leggere l’umore della sala e soprattutto quell’ironia romanesca capace di essere feroce senza diventare pesante.
D’Angelo affinò lì una comicità costruita sui personaggi, sulle smorfie, sulla voce e su una mimica che spesso riusciva a far ridere ancora prima della battuta.
Drive In e il successo nazionale
La consacrazione arrivò negli anni Ottanta con Drive In, il programma di Antonio Ricci che cambiò il linguaggio della comicità televisiva italiana. Gianfranco D’Angelo ne fu uno dei protagonisti assoluti. I suoi personaggi entrarono rapidamente nell’immaginario collettivo. Su tutti il celebre Tenerone, creatura surreale e infantile dalla risata contagiosa, accompagnato dal tormentone “Has Fidanken”, diventato uno dei simboli della televisione di quegli anni.
D’Angelo lavorò anche al cinema, in teatro e in numerosi altri programmi televisivi. Nel 1988 fu tra i primi conduttori di Striscia la notizia, ancora una volta accanto a un progetto destinato a entrare nella storia della tv commerciale.
Dietro la comicità apparentemente semplice c’era però un mestiere antico: quello dell’attore capace di conquistare il pubblico senza effetti speciali, affidandosi soltanto al volto, alla voce e al tempo della battuta.
Gianfranco D’Angelo morì al Policlinico Gemelli di Roma, pochi giorni prima del suo ottantacinquesimo compleanno. Un Ferragosto triste per la Capitale e per quella generazione di italiani cresciuta davanti alla televisione degli anni Ottanta.

