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Esteri
Primi raid degli alleati in Siria. Parigi non paga per l'ostaggio

Gli Stati Uniti e 5 paesi arabi alleati hanno portato i primi attacchi aerei in Siria contro obiettivi dello Stato Islamico. Il Pentagono ha annunciato che le operazioni sono in corso e segnano l'apertura di un altro, delicato, fronte contro i jihadisti.

 "Posso confermare che forze americane e alleate stanno compiendo azioni militari contro terroristi dell'Isil (Is) in Siria attraverso l'utilizzo di caccia, bombardieri e missili Tomahawk, ha detto l'ammiraglio John Kirby, portavoce del Pentagono. Le operazioni sono in corso e dureranno alcune ore. Per la prima volta usati in combattimento i più sosfisticati caccia Usa, gli F-22 Raptor, aerei completamente invisibili ai radar (stealth).Nell'operazione sono anche usati decine di droni.

I bombardamenti  starebbero interessando l'area in cui si trova la città di Raqqa, nel nordest del Paese. Quella che i jihaidisti del 'califfato' dell'Isis hanno eletto come loro capitale. Sono in molti infatti - secondo quanto riporta il Washington Post - gli abitanti di questa località che stanno postando su Twitter messaggi in cui parlano di "grandi esplosioni" e di un "ripetuto passaggio di aerei militari".

I raid "sono diretti a colpire la capacità di comando dell'Isis e quelle di controllo, di rifornimento e di addestramento", secondo fonti del Pentagono alla Cnn. I missili Tomahawk lanciati dalle navi americane sono stati lanciati su 20 obiettivi, compresi centri di addestramento, quartier generali e accampamenti di truppe".

Secondo il ministero degli Esteri siriano la Siria è stata informata dagli Usa dell'attacco sul suo territorio diretto contro l'Is: "Gli americani lo hanno detto al rappresentante siriano presso le Nazioni Unite". Anche Mosca nei giorni scorsi aveva dato il via libera alle operazioni "se effettuate con il consenso di Damasco". Dopo l'autorizzazione di Obama a pianificare gli attacchi, Russia e Siria avevano affermato che operazioni militari in territorio siriano senza il consenso del governo erano da considerarsi un'aggressione armata contraria al diritto internazionale.

Nei raid aerei sono coinvolti 5 Paesi arabi. Secondo fonti dell'amministrazione americana sono Arabia Saudita, Emirati arabi, Giordania, Bahrein e Qatar. Non sono invece coinvolti paesi europei. La partecipazione degli alleati arabi ai raid aerei sul territorio siriano - sottolinea il Wall Street Joirnal - era vista dall'amministrazione Obama come fondamentale per la riuscita e la credibilità della  missione, per evitare che potesse sembrare un'azione unilaterale degli Stati Uniti.

Il presidente Obama ha informato il Congresso dell'inizio dei raid in Siria e ha parlato di persona con lo speaker della Camera, John Bohener.

Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha detto che "è escluso che la Francia ceda alle minacce di un gruppo terroristico", dopo che un gruppo in Algeria, legato all'Is, ha minacciato di uccidere un ostaggio francese se la Parigi non bloccherà i bombardamenti sull'Iraq.

Il gruppo jihadista algerino 'Jund al-Kilafa', che dice di appoggiare la lotta dell'Isis, ha mostrato in un video le immagini dell'ostaggio, Hervè Pierre Gourdel, rapito l'altro ieri, mentre implora il presidente, Francois Hollande, di salvarlo. Intanto, dall'Eliseo, assicurano che "per tentare di ritrovarlo e farlo liberare, la cooperazione tra la Francia e l'Algeria è totale". Mentre Hollande si è intrattenuto al telefono con il premier algerino Abdelmalek Sellal. "I nostri servizi sono in contatto permanente e le autorità algerine agiscono con il nostro pieno sostegno", continua la presidenza francese in una nota diffusa a Parigi.

In un terrificante messaggio audio di 42 minuti pubblicato proprio ieri sera su Twitter e riportato dai media internazionali, il portavoce dell'Is Abu Muhammed Al Adnani, prendeva particolarmente di mira la Francia, unico Paese europeo ad aver lanciato i raid aerei contro lo Stato islamico, insieme agli Stati Uniti.  "Se potete uccidere un miscredente americano o europeo, soprattutto i cattivi e sporchi francesi, o un australiano, o un canadese (...) od ogni cittadino dei Paesi che sono entrati in una coalizione contro lo Stato islamico - diceva Al Adnani - allora, contate su Allah e uccidetelo in qualsiasi modo".

Il ministro degli esteri Laurent Fabius in precedenza era tornato ad escludere un allargamento dei raid francesi alla Siria, un'opzione peraltro mai concretizzatasi, mentre proseguono quelli sull'Iraq.

Parigi ha chiesto "la più grande prudenza" ai francesi residenti o in viaggio in una trentina di Paesi, in particolare nel Maghreb, nel resto dell'Africa o in Iraq.

In Francia, dove si conta la più importante comunità musulmana d'Europa, gli ultimi attentati perpetrati dalla furia sanguinaria de fondamentalisti islamici risale al 1995-1996.

Secondo dati ufficiali, tuttavia, circa 930 cittadini francesi, spesso giovani di religione islamica, sono stati reclutati per andare a combattere in Siria e in Iraq, proprio come Mehdi Nemmouche, il terrorista autore della strage al museo ebraico di Bruxelles.

"La domanda che si fanno tutti (...) non è se ci sarà un attentato, ma dove", dice una fonte dell'intelligence transalpina. Parigi teme soprattutto l'azione dei cosiddetti 'lupi solitari', che potrebbero agire da soli, fomentati dai sanguinari appelli jihadisti.  In un telegramma inviato venerdì scorso a tutti i prefetti, Cazeneuve ha chiesto di "innalzare il livello di vigilanza delle forze di sicurezza interna, in particolare rispetto agli edifici sensibili" come i luoghi di culto o le sedi diplomatiche. Ma anche "luoghi simbolo molto frequentatati" come la Tour Eiffel o l'Arco di Trionfo.

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