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Esteri
Bernie Sanders e la rivoluzione socialista: da qui la spinta al cambiamento

Di Carlo Patrignani

Potrebbe ripartire ancora dagli Usa, come accadde nel '64 a Berkley da dove la protesta studentesca arrivo' quattro dopo nel '68 nel Vecchio Continente, e sempre da giovani e studenti, la spinta al cambiamento: oggi, a differenza del passato, nel segno indelebile di 'Our Revolution' ('La nostra rivoluzione') il libro del mite socialista Bernie Sanders che ha raccolto attorno a sè nella corsa alle Primarie migliaia e migliaia di giovani che si apprestano a seguirlo nella sfida titanica alla riforma della cultura americana, quella dell'onnipotenza.
    
"C'è qualcosa di sbagliato", è l'incipit della rivoluzione di Sanders, se negli Usa il diritto all'assistenza sanitaria non riguarda tutti i cittadini come "un diritto fondamentale" e se l'accesso "a ogni tipo di istruzione" non è garantito a tutti, indipendentemente dal reddito familiare. 
Basterebbero queste due incontestabili affermazioni, fatte dall'irriducibile senatore del Vermont a New York alla presentazione del suo libro 'La nostra rivoluzione', cui aggiungere la malsana idea di un irreale primato dell'uomo bianco, per capire che negli Usa, nel Paese più potente del mondo, sta iniziando, probabilmente, una nuova era scandita, appunto, in 'La nostra rivoluzione', il libro di chi ha sfidato l'establishement neoliberista avendo al suo fianco migliaia e migliaia di giovani oggi "disillusi" dal voto, ma pronti a ripatire con lui per riformare la cultura americana dell'onnipotenza, mai intaccata finora. 
Non c'è da sanare solo il malessere diffuso per le diseguaglianze economico-sociali prodotte dal dogma neoliberista, del 'laissez faire' il mercato, ma c'è da lavorare per la realizzazione di insopprimibili aspirazioni umane: il miglioramento delle condizioni di vita, la qualità della vita, la tutela della salute, l'istruzione, l'ambiente, la convivenza sociale.
L'epoca neoliberista dei Blair e dei Clinton, la cosiddetta Terza Via, che ha tutelato gli interessi solo di una piccola minoranza, è al tramonto, anzi è fallita, se non è finita, e Sanders la sua via d'uscita, il suo progetto di società alternativa all'attuale modello super consumistico, super efficiente, super moderno che ha cancellato le persone, lo ha prima enunciato nella corsa alle Primarie, poi scritto nel libro 'La nostra rivoluzione' e ora vuole realizzarlo iniziando da quel "c'è qualcosa di sbagliato" che c'è negli Usa, nella sua cultura mai intaccata e messa finora in discussione.
Una via obbligata, dunque, questa indicata, progettata, da Sanders, per uscire dalla profonda crisi economica e sociale che attanaglia gli Usa, ma anche l'Occidente e l'Italia: una via d'uscita decisamente a sinistra, nel segno di un rinnovato socialismo. 
C'è da aspettarsi che il movimento di migliaia e migliaia di giovani che sono stati e stanno tuttora al fianco di Sanders, prenda piede pure in Europa e in Italia? Guardando alla storia, si direbbe di sì, anzi c'e' da aspettarselo dopo quel che è successo in Inghilterra con il "Momentum For Another Europe is Possible" schieratosi con il laburista Yeremy Corbyn o in Spagna con Podemos. In Italia stenta a farsi vedere, a meno che il M5S forte per la presenza di tantissimi giovani non scelga un orientamento decisamente di sinistra.
Insomma, dalla debacle del Partito Democratico statunitense vengono importanti, significative lezioni che, inaspettatamente per la cultura americana e dell'Occidente stesso, possono, se ben interpretate, aprire un'alternativa possibile: ovvio che non puo' non essere che socialista come Sanders docet.

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bernie sanders rivoluzione socialista
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