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Esteri
Biden: “l’America tornerà in gioco”, Russia e Turchia sono avvisate

Il prossimo inquilino della Casa Bianca Joe Biden (come già analizzato qui) si troverà a dover gestire diversi dossier in politica estera, in cui, tolta la tensione con la Cina, spiccano in particolar modo le relazioni con le due potenze euro-asiatiche: Russia e Turchia. Nei prossimi quattro anni è possibile che le differenze strategiche maggiori con l’amministrazione di Donald Trump riguarderanno proprio i legami con Mosca e Ankara.

I rapporti tra Trump e i presidenti Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan sono stati, infatti, altalenanti. Ma in termini pratici sia la Russia che la Turchia hanno beneficiato della presidenza repubblicana. Negli ultimi anni sono riuscite ad agire in diversi teatri del mondo in maniera quasi indisturbata, acquisendo potere e vantaggi. Non è un caso che proprio a Mosca e ad Ankara la notizia della vittoria elettorale di Biden non sia stata accolta con entusiasmo.  

Le reazioni dal Cremlino

Dalla Russia, senza mezzi termini, non sembrano vedere di buon occhio l’elezione di Biden. Putin ancora non ha sentito il candidato democratico a stelle e strisce, e il suo portavoce ha ribadito che Mosca aspetterà l’esito delle battaglie legali promesse da Trump. Biden è considerato dal Cremlino come appartenente a quella schiera di uomini politici statunitensi ancora legati ai retaggi della Guerra Fredda e quindi fortemente ostili alla Russia.

Una visione in realtà confermata da alcune dichiarazioni dello stesso candidato democratico, rilasciate anche durante la recente campagna elettorale. Biden ha indicato nella Russia la minaccia principale per la sicurezza degli Stati Uniti e ha accusato Trump di aver usato una linea troppo leggera nei confronti di Mosca. Il presidente eletto, quando affiancava Obama, ha sostenuto in più di un’occasione la possibilità di far entrare nella Nato la Georgia e soprattutto l’Ucraina. Un’ipotesi di certo non gradita a Putin.

Putin
 

Da Mosca quindi si aspettano una sorta di ritorno al passato, agli anni di Barack Obama e delle pesanti sanzioni. Nonché a una rinnovata attenzione degli Stati Uniti alle dinamiche negli ex paesi sovietici. Il conflitto in Nagorno-Karabakh, terminato di fatto con la vittoria azera, ha visto come attori internazionali coinvolti (oltre ovviamente ad Armenia e Azerbaigian) proprio la Russia e la Turchia. Gli Usa, in piena campagna elettorale presidenziale e alle prese con la seconda ondata del Covid, sono rimasti estranei alla guerra, lasciando che Mosca e Ankara gestissero a loro modo la crisi. Un approccio criticato internamente da molti e che con Biden, in futuro, potremo veder accadere meno spesso.

Le reazioni di Ankara

Anche Erdogan, per usare un eufemismo, non è particolarmente contento dell’elezione di Biden. Ha aspettato diversi giorni prima di mandare un messaggio istituzionale al vincitore delle elezioni Usa, ringraziando allo stesso tempo Trump per il suo operato. In questi anni, il cosiddetto Sultano della Nato, ha perseguito una politica estera molto aggressiva ed espansionistica, a tal punto da essere definita neo-ottomana. Dalle guerre in Siria e in Libia, alle contese con la Grecia e la Francia, passando per il Nagorno. Tutto ciò è stato reso possibile, come detto, anche da un’inconsueta timidezza di Washington, che ha permesso ad Ankara di ergersi a player regionale.

Erdogan
 

Il legame tra il tycoon ed Erdogan negli ultimi tempi era ben saldo, tanto che nel novembre 2019 Trump disse di essere “grande fan” del capo di Stato turco e di considerarlo un buon amico. Eppure di motivi di contrasto ce ne sono stati, in particolare l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 di produzione russa. Una mossa potenzialmente molto pericolosa per l’intera Nato e che Trump ha cercato di scongiurare, inutilmente, cercando di sfruttare la carta dei rapporti personali con Erdogan.

Con Biden tutto questo potrebbe cambiare, almeno nella forma. Nei mesi scorsi, il nuovo presidente americano ha definito Erdogan un autocrate e ha strizzato l’occhio all’opposizione del paese, facendo scattare la rabbia di Ankara. La questione curdo-siriana, inoltre, sembra essere tenuta in considerazione maggiormente da Biden e potrebbe essere portata alla ribalta negli apparati Usa. Dal prossimo anno si potrebbe assistere a un graduale irrigidimento delle relazioni tra Washington e Ankara, ferma restando la necessità americana di non arrivare alla rottura con la Turchia, per via della membership Nato.

Biden, qualche giorno fa, in un messaggio su Twitter ha scritto: “Quando parlo con i leader stranieri, dico loro: l’America sta tornando. Torneremo in gioco”.

Le nazioni di tutto il mondo sono avvisate. Russia e Turchia in primis.

Biden
 

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