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Bosnia, ecco che cosa è successo. L’elicottero italiano in avvitamento e la tragedia: muoiono in 4, i feriti sono 11 (e c’è un precedente)

Ma ci vorranno mesi per accertare le reali cause del terribile incidente

Bosnia, ecco che cosa è successo. L’elicottero italiano in avvitamento e la tragedia: muoiono in 4, i feriti sono 11 (e c’è un precedente)

Nell’incidente che ha coinvolto un elicottero italiano impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea in Bosnia-Erzegovina, sono deceduti quattro militari e i feriti sono 11. Due delle vittime erano appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana (CRI). Lo rende noto il ministero della Difesa. A bordo del velivolo si trovavano complessivamente 15 persone. Undici i feriti: stanno ricevendo le cure necessarie e, al momento, nessuno di loro versa in pericolo di vita. La Difesa ha immediatamente disposto l’invio di un’équipe medica italiana per garantire ai feriti il massimo supporto e la migliore assistenza possibile.

“Ci uniamo al dolore dei familiari del sergente Simone Ruggia, del sergente Claudio Marchesi, del tenente del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana Franco Adriano Zecchillo e del sergente del Corpo militare volontario della Croce rossa Laura Procacci, che hanno perso la vita servendo l’Italia, la Difesa e l’Esercito”. In un post su X il ministro della Difesa Guido Crosetto rivolge il suo cordoglio ai familiari dei militari caduti nell’incidente in Bosnia-Erzegovina, dove è precipitato un elicottero italiano impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea. Quattro i militari che hanno perso la vita: due appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana (CRI). I due sergenti appartenevano all’Aviazione dell’Esercito. “L’angoscia e la sofferenza per questo tragico evento cambieranno ciò che avevamo previsto per la Festa delle Forze armate del 4 novembre”, ha aggiunto il ministro.

Che cosa è successo? “È quasi certamente un guasto tecnico”. “Dettagli? Impossibile, è troppo presto, ci potrebbero volere giorni per capire e risalire alle cause”. Al ministero della Difesa, le prime ore dopo la tragedia, sono concentrati su altro, sul bilancio delle vittime, le famiglie da contattare prima che arrivino le notizie dai media, italiani o bosniaci. Poi arrivano brandelli di informazioni aggiuntive, filtra che – riporta Il Corriere della Sera – i piloti si sono salvati, “ed è stato quasi un miracolo”, commentano nel governo. Filtra anche un’ipotesi di guasto specifico, gli esperti di elicotteri hanno guardato il video che è stato postato su Facebook dalla Bosnia, sembra che uno dei due rotori si sia bloccato, o abbia operato un’inversione della rotazione. Almeno questo sembrano raccontare le immagini e i pochi fotogrammi disponibili prima dello schianto: le sequenze di un avvitamento anomalo.

C’è un precedente, stesso elicottero, stessa città. Il Chinook caduto in Bosnia è di Viterbo. E Viterbo ha già pianto per un CH-47 Chinook. Era domenica 30 marzo 1980, aeroporto di Abu Dhabi. La missione si chiamava “Ghibli”, come il vento del deserto: doveva provare che il gigante a due rotori reggeva sabbia e caldo. Volo dimostrativo a quota bassissima, vicino a un hangar. Le pale del rotore posteriore urtano la struttura, l’elicottero si ribalta, i serbatoi si squarciano. In pochi secondi è un rogo. Sei militari muoiono sul colpo, altri quattro nelle 48 ore successive, per le ustioni.

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