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Esteri
Brasile, le varianti killer minacciano l'Europa. Nel Paese contagi alle stelle
La Presse
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Il Brasile è uno dei paesi che maggiormente ha pagato un tributo molto alto al Covid. Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dal CONASS, il Consiglio Nazionale della Sanità, con i 1.347 morti di ieri si è giunti ad un totale di quasi 375 mila vittime e poco meno di 14 milioni di contagiati.

Il sistema sanitario è al collasso. Mancano i posti letto nelle strutture ospedaliere ma la cosa davvero grave è che mancano i sedativi. Ciò costringe il personale medico ad intubare i pazienti più gravi senza sedarli, aggiungendo sofferenza alla sofferenza. Una pratica aberrante ma necessaria. E non possiamo nemmeno dimenticare le immagini dei cimiteri, anch'essi al collasso e non più in grado di ricevere nuovi corpi da seppellire. La situazione è davvero molto, molto complessa, nonostante le blande rassicurazioni del Presidente Jair Bolsonaro, che fin dai primi tempi della pandemia ha tentato di minimizzare ciò che stava accadendo. Ma i numeri sono tremendi e sono sotto gli occhi di tutti.

Con una popolazione totale di circa 211 milioni di abitanti, il Brasile non è un Paese poco popolato, anzi è il più grande del Sudamerica, e le vittime del Covid possono sembrare relativamente poche. Ma non è così. Molte di loro potevano essere curate e salvate se il sistema sanitario avesse tenuto. Se non fosse andato subito in crisi. Se avesse avuto a disposizione strumenti adatti a tamponare la tragedia. E di certo il totale dei morti è superiore, forse molto superiore, rispetto a quello dichiarato dalle autorità. Alcune popolazioni indigene dell'Amazzonia sono state decimate, ma non tutte le vittime sono state conteggiate. Non c'è bisogno di inoltrarsi nella foresta per capire che i dati sono al ribasso: anche gli abitanti delle favelas, gli ultimi, quelli emarginati dalla società, i reietti, sono morti a centinaia, senza nemmeno sapere di cosa morivano.

D'altronde, proprio il controllo dei grandi slum delle città brasiliane è molto difficile. Solo da qualche giorno il personale sanitario riesce ad entrare per vaccinare la popolazione. E nelle favelas, poi, la popolazione non è stata ligia ai doveri di proteggersi con mascherine e altri dispositivi: lì il problema quotidiano è procurarsi il pasto da mettere in tavola a pranzo e cena.

Nel frattempo, la campagna vaccinale è iniziata anche se a rilento, ma i contagi sono in forte aumento. Il virus in quella terra è particolarmente subdolo. Una variante conosciuta come variante brasiliana (P1) scoperta a Manaus si è diffusa in una trentina di Paesi del mondo, Italia compresa. Questa variante sembra essere letale più delle altre. Poi, c'è la seconda variante, un'evoluzione della P1, che i ricercatori brasiliani e internazionali stanno ancora studiando. Ma la vera paura è che il Paese possa essere un serbatoio di varianti quasi infinito. Per queste ragioni la comunità internazionale, soprattutto in Europa, sta cercando di bloccare i voli in arrivo da Brasile. Non è semplice anche se oggi nel nostro vecchio continente le autorità aeroportuali fanno controlli serrati su passeggeri e scali.

L'area della capitale San Paolo, ricca e moderna, è stata la più colpita in questo anno: poco meno di 3 milioni di casi accertati e 90mila morti. E anche in questo caso vale il discorso delle stime al ribasso. A Rio de Janeiro dove la socialità ha un ruolo fondamentale nella vita quotidiana dei cittadini, le vittime sarebbero quasi 42mila. Meno della capitale ma il tasso di mortalità in questa città è il più alto del Paese: 5.9% contro una media del 3.2% delle altre provincie.

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