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Esteri
Londra e lo stop alla Brexit: queste decisioni alimentano i populismi


La decisione presa ieri dall' Alta Corte britannica che ha imposto un dibattito parlamentare sulla Brexit alla Camera dei Comuni e forse anche a quella dei Lord rischia di fornire un esempio negativo per tre motivi.
Il primo è che l'invadenza del potere giudiziario su questioni politiche è sempre più visto come un modo per esautorare la legittimità del voto popolare che ha eletto i propri rappresentanti; il secondo motivo è che in questo modo si alimentano i populismi - Nigel Farage ha già parlato di "tradimento della volontà popolare"- che hanno così nuova benzina per contestare l'intero sistema visto che il voto popolare viene aggirato mentre il terzo è il cattivo esempio che viene dato agli altri Stati europei che aumenteranno le richieste di parte in maniera esponenziale se l' Ue accogliesse con favore la decisione dell'Alta Corte.
C'è da dire che il referendum (svoltosi il 23 giugno scorso)  sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea è solo consultivo ma la premier Theresa May ha replicato prontamente che i quesiti referendari erano stati già approvati dalla Camera Bassa e quindi del tutto "regolari" ma è inevitabile che questa decisione indebolisca il suo esecutivo sia nelle trattative con la Ue -che lei stessa aveva previsto per marzo 2017- sia al suo interno  e riapra ipotesi di elezioni anticipate rispetto alla fine naturale della legislatura prevista nel 2020.
Ora la vicenda si complica perché il governo è intenzionato a fare ricorso contro questa decisone dell'Alta Corte; qualora il ricorso venga rigettato (a dicembre è prevista la decisione dell'Alta Corte) occorrerà il passaggio parlamentare che potrebbe vedere impegnata anche la Camera Alta.
A quel punto sarà difficile prevedere cosa accadrà; infatti sulla questione le forze politiche britanniche sono state spesso contradditorie e lo stesso ex Premier conservatore David Cameron-contrario alla Brexit- aveva indetto il referendum per placare la sua ala euroscettica (e trovare così la maggioranza dei voti necessari alla sua rielezione) mentre anche i progressisti sono divisi sul tema.
Resta il fatto che in questo periodo la sterlina si è molto deprezzata ma questo -come noto- favorisce di molto le esportazioni e quindi la bilancia dei pagamenti del Regno Unito.
Londra probabilmente vorrebbe naturalmente avere -come si suol dire- la botte piena e la moglie ubriaca- e cioè vorrebbe restare nella Unione Europea con vincoli allentatissimi e Bruxellels potrebbe cadere nella trappola di concedere agli inglesi ancora più libertà di movimento oltre la tantissima che già hanno avuto non facendo neppure parte dell'area Euro.
Si guardi invece il caso dell'Italia che sta sudando le tradizionali sette camicie per avere percentuali bassissime di flessibilità sui propri conti pubblici per fare fronte a due grandi problematiche: i migranti e il terremoto.
Ma chi sono i ricorrenti?
Beffardamente il ricorso è stato presentato da Gina Miller, nata in Guyana e da un italiano, Ivo Ilic Gabara co-presidente insieme alla Miller di una società di comunicazione più una decina di attivisti supportati dallo studio legale fondato da Victor Mishcon, figlio di un rabbino polacco esule a Londra.
La Miller, femminista, è anche una attivista della cosiddetta "finanza etica" anche se è difficile capire cosa c'entrino la petrolifera Exxon Mobil o la Telia Sonera (principale compagnia telefonica di Svezia e Finlandia) -clienti della sua società- con quello che pare essere il solito contorno radical - chic in salsa britannica.
La Miller si è sposata tre volte, curiosamente due volte (tra cui l'ultima) con finanzieri straricchi ma straborda amore e comprensione per i "poveri". Insomma uno stereotipo purtroppo ben noto.
L' origine non autoctona dei ricorrenti ha già provocato reazioni dei fautori della Brexit e alimentato -questa volta con una certa ragione- teorie complottiste visto che Gabara ha detto di non poter fare i nomi di chi ci sta dietro perché "Se tirassimo fuori i nomi, saremmo tacciati di essere l'élite di Londra che vuole rovesciare la volontà popolare". Esatto.
Una affermazione improvvida che darà sicuramente una solida base per i contestatori del ricorso.

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