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Esteri
Chantal Meloni ad Affari: "Israele Paese occupante, Hamas non è come l'Isis"
Chantal Meloni

Guerra Israele, Chantal Meloni: "Questo è un momento spartiacque". Ecco perchè

“Israele è ancora in una situazione di occupazione militare nei confronti della Striscia di Gaza, perché ne ha il controllo effettivo”. Chantal Meloni, docente di diritto penale internazionale, poco nota a livello mediatico, ma che Affaritaliani.it conosce molto bene (solo qualche mese fa, infatti, avevamo dialogato con lei sulla condanna di Putin da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aja), è stata ospite ieri sera a Piazzapulita (La7) da Formigli. Il tema al centro del dibattito la guerra tra Israele e Palestina. Meloni, in mezzo ai famigerati tuttologi dei talk show, si è contraddistinta per la sua “voce autorevole”. Affaritaliani.it ha quindi deciso di interpellarla per capire, a 360 gradi, cause ed effetti della nuova crisi in Medio Oriente.

Si può e si deve trattare con Hamas? In molti sostengono che sia una mission impossible e che con i terroristi non ci possa essere dialogo

Hamas è un’organizzazione combattente che nasce nel movimento della resistenza palestinese, una resistenza volta alla liberazione nazionale. Il fatto che sia dichiarata organizzazione terroristica da parte dell’Europa e di altri Paesi è un fatto. Io non contesto che ciò che Hamas ha fatto sono atti di terrorismo per cui non c'è alcuna possibile giustificazione dal punto di vista giuridico. 

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C’è chi paragona Hamas all’Isis: è un’analisi condivisibile?

Non è utile analizzare da un punto di vista giuridico quello che sta avvenendo facendo un paragone con l’Isis, o con il terrorismo internazionale dopo l’11 settembre. Il paragone fra Hamas e Isis non è calzante, si dimentica il contesto di un’occupazione militare belligerante e la posizione di Israele come potenza occupante. Perché da un punto di vista giuridico, e non solo storico, il contesto è diverso. C’è un’occupazione militare del territorio palestinese (cosa che è riconosciuta anche dall’Onu). La situazione della striscia di Gaza è certamente più complessa, vista la posizione di Israele che dal 2006 sostiene di non essere più in un contesto di occupazione militare. Quindi di non avere certe responsabilità nei confronti della popolazione palestinese.

Non sembra convinta di quest’affermazione: Israele è un Paese occupante?

Ci sono degli argomenti concludenti e convincenti per interpretare il diritto internazionale nel senso che Israele è ancora in una situazione di occupazione militare nei confronti della Striscia di Gaza, perché ne ha il controllo effettivo. Questo controllo si esercita in modo chiaramente diverso rispetto a quello che esercita in Cisgiordania. Il fatto che non ci siano più i militari israeliani sulla striscia di Gaza non significa che una serie di misure prese da Israele non siano “controllo”: dal blocco totale alla gestione dello spazio aereo fino al razionamento delle risorse che vi entrano (acqua, benzina, elettricità). Questo fa capire che il controllo che Israele esercita in modo diverso è ancora effettivo. Questo è il nodo centrale per poi poter dire dal punto di vista giuridico che Israele è ancora in una situazione di potenza occupante.

Però d’altro canto Hamas si comporta da organizzazione terroristica: trucida bambini, giovani innocenti, più in generale civili…

Non è vero che non possiamo aspettarci che Hamas rispetti le regole fondamentali di distinzione tra civili e combattenti… Ma questo vale anche per Israele. Se prendiamo come chiave di lettura il conflitto armato di natura internazionale, Hamas come gruppo armato combattente ha delle precise responsabilità di rispettare le regole della guerra. Possiamo leggere quindi le azioni di Hamas come crimini gravissimi, come crimini internazionali, di guerra. Ma lo stesso possiamo fare nei confronti di Israele.

Si spieghi meglio…

L’accusa di terrorismo decontestualizzata da tutto non serve ad altro che a giustificare una reazione sproporzionata che si muove al di fuori delle regole che invece esistono nel diritto internazionale. Non è vero che non ci sono dei limiti rispetto alla risposta che Israele può dare a quello che è avvenuto ai civili nel suo territorio. Quello che stiamo vedendo oggi non è una novità. È quasi stupefacente che il mondo si renda conto solo quando succedono e ci sono queste escalation, e quando vengono uccisi civili israeliani: perché questa situazione con questa gravità va avanti da decenni (in particolare rispetto a Gaza almeno dal 2007).

L’Onu che cosa dovrebbe fare?

Il mancato rispetto di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, le condanne e le documentazioni redatte da commissioni indipendenti di indagine, la mancanza di conseguenze giuridiche per Israele e le precise responsabilità in quanto potenza occupante: è proprio ciò che porta all’estremismo, che sta portando a questi attacchi così brutali. Non si può giustificare la violenza e il terrore, naturalmente. Quello che è avvenuto (al kibbutz di Be’Eri, ndr) deve essere condannato senza se e senza ma. Ma vorrei spiegare che se il mondo non applica il diritto internazionale in modo uguale anche a Israele, e non lo richiama a rispettare i principi fondamentali, non usciremo mai da questa situazione.

 Siamo alla viglia di una nuova guerra di logoramento? Che cosa si aspetta per il futuro?

Questo sembra essere un momento spartiacque, in qualche modo simile a quello che è stato l'11 settembre. Abbiamo visto quali sono stati i disastri a breve e lungo dell'approccio che è stato preso ai tempi, nell’essersi gli Usa imbarcati in una guerra al terrorismo senza confini e senza riconoscere i limiti che il diritto internazionale pone nella risposta anche a questi tipi di attacchi. Ci sono principi e limiti da rispettare anche in questa fattispecie di reazione.

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