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Cisgiordania, Israele attacca il campo profughi: esecuzioni sommarie

Cisgiordania, attacchi al campo profughi. Altre esecuzioni sommarie dell'esercito: vittima un ragazzo

Mentre la carneficina industriale a Gaza ha ingranato la quinta, in Cisgiordania i soldati di occupazione israeliani proseguono con le esecuzioni sommarie. L'ultima vittima è un ragazzo, un liceale, ucciso a Jenin senza motivo mentre stava tornando a casa.La recrudescenza di uccisioni a Jenin si deve all'aggressione da parte dell'esercito di occupazione israeliano sia della città che del suo campo, che nelle ultime ore ha fatto altre 9 vittime e decine di feriti, di cui tre gravemente. L’operazione militare in corso è la più cruenta e massiccia mai registrata dalla Seconda Intifada del 2000-2005.

Il direttore dell'ospedale di Jenin, Wissam Bakr, ha dichiarato che tra gli 8 civili uccisi a Jenin, oltre a due bambini e al giovane liceale falcidiato sulla via di casa, c'è il chirurgo dell'ospedale di Jenin, Aseed Jabareen, preso di mira nelle vicinanze della struttura ospedaliera, e l'insegnante Allam Jaradat, che era in servizio in una scuola. Le forze israeliane hanno anche ucciso un nono palestinese vicino a Ramallah. Con la morte di questi ultimi nove palestinesi, il bilancio delle vittime in Cisgiordania, assassinate dai soldati israeliani e dai coloni estremisti, sale a 512 persone, molte di loro minori.

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Jenin, città nel nord della Cisgiordania occupata da Israele dal 1967 fino al 1993, e di fatto mai uscita dal raggio d’azione oppressivo e sanguinoso dell’esercito israeliano, ha annesso accanto a sé l’affollato omonimo campo profughi. Fondato dalla Giordania nel 1953 per ospitare i palestinesi fuggiti o espulsi dalle loro terre e dalle loro case all’indomani della creazione dello Stato di Israele nel 1948, oggi è abitato da oltre 14.000 persone, tutte discendenti degli sfollati della prima ora. Secondo quanto dichiarato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), “Jenin ha uno dei tassi di disoccupazione e povertà più alti tra i 19 campi profughi presenti nella Cisgiordania occupata”.

In un rapporto delle Nazioni Unite, risalente all'agosto 2002, è riportato che solo nel corso dei primi due anni della Seconda Intifada, a Jenin erano stati uccisi 52 palestinesi, metà dei quali civili, mentre i soldati israeliani caduti sono stati 23. Nel rapporto vengono elencati anche gli abusi commessi dall’una e dall’altra parte, e evidenziato che quelli israeliani sono superiori. In particolare, si legge che Israele praticava sistematici divieti di ingresso agli operatori umanitari nel campo. Inoltre evidenzia che i combattenti dell’esercito israeliano prendevano di mira civili abitazioni palestinesi senza farsi remore di utilizzarle come campi di battaglia. L'UNRWA, che ha curato, coordinato e attuato la ricostruzione del campo alla fine dell’Intifada, ha dichiarato che “sono state più di 400 le case distrutte dall'assalto israeliano” e che più di “un quarto della popolazione è rimasta senza casa”.

A Jenin, capoluogo storico della resistenza palestinese, sono presenti diversi gruppi armati, inclusa la Jihad islamica, Hamas e il braccio armato della fazione Fatah del presidente Mahmoud Abbas. I combattenti nel campo profughi operano sotto l'egida delle Brigate Jenin, o Battaglione Jenin, gruppo militante palestinese fondato nel 2021 da Jamil al-Amouri, esponente della Jihad islamica palestinese. In questa città, piombata come tutta la Cisgiordania nel più cupo dei far west, due anni fa esatti perdeva la vita Shireen Abu Akleh, giornalista e corrispondente di guerra di di Al Jazeera. Uccisa dalle forze israeliane l’11 maggio 2022, stava seguendo un loro raid a Jenin. Testimoni oculari hanno affermato che “non c’erano combattenti palestinesi che sparavano nell’area in cui si trovava”. La famiglia di Abu Akleh ritiene sia stata freddata deliberatamente.

Nulla di nuovo. Dall’inizio della controffensiva a Gaza, con modalità simili o attacchi mirati con droni, Israele ha assassinato 143 giornalisti, spesso eliminando anche i membri delle loro famiglie.






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