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“Con Afd al governo in Germania l’Europa verrebbe stravolta. Ecco i possibili scenari”. L’analisi

Matteo Villa, Senior Research Fellow dell’ISPI, spiega ad Affaritaliani cosa può cambiare in Germania e quali conseguenze potrebbe avere l’ascesa dell’AfD in Europa

“Con Afd al governo in Germania l’Europa verrebbe stravolta. Ecco i possibili scenari”. L’analisi

Elezioni Germania, Villa (ISPI): “Un governo AfD sarebbe euroscettico, anti-Ucraina e filorusso. Cambierebbe tutto”

Il risultato delle elezioni in Sassonia-Anhalt segna un nuovo passaggio cruciale per la politica tedesca. Con l’AfD arrivata a sfiorare un voto su due, il partito consolida la propria forza nella Germania orientale e conferma una crescita che ormai va ben oltre i confini dei singoli Länder. Un risultato che riapre il dibattito sul futuro politico della Germania e sulla tenuta del tradizionale “cordone sanitario” nei confronti dell’estrema destra.

Ma il vero interrogativo guarda oltre Berlino. Che cosa potrebbe accadere agli equilibri dell’Unione europea se l’AfD continuasse a crescere anche a livello nazionale? L’Europa deve prepararsi a una Germania sempre più spostata a destra? E, infine, siamo davanti a un voto di protesta o all’inizio di una svolta politica destinata a cambiare il volto dello Stato tedesco?

A fare chiarezza è Matteo Villa, Senior Research Fellow presso l’ISPI, che ad Affaritaliani analizza la crescita dell’AfD e le possibili conseguenze: “Se l’AfD arrivasse al governo in Germania cambierebbe tutto. Avremmo un governo euroscettico nel cuore dell’Europa, contrario al sostegno all’Ucraina e con posizioni filorusse. Sarebbe un cambiamento radicale degli equilibri europei”.

L’AfD arriva quasi a un voto su due in Sassonia-Anhalt: siamo davanti a un voto di protesta o all’inizio di una svolta politica destinata a cambiare il volto della Germania?

“Bisogna distinguere la questione regionale da quella nazionale. Quello che è successo in Sassonia-Anhalt ha caratteristiche proprie, ma si inserisce anche in un trend nazionale. Parliamo di un Land con circa due milioni e mezzo di abitanti, poco più del 3% della popolazione tedesca: rappresenta quindi una spia, ma non tutta la Germania.

Allo stesso tempo, il risultato ribalta sostanzialmente quello di cinque anni fa e segna un aumento molto forte dell’AfD. A livello nazionale il partito è ormai dato intorno al 28% ed è la prima forza politica, mentre cristiano-democratici e socialdemocratici insieme raccolgono poco più di un terzo dei consensi. È evidente che qualcosa stia succedendo.

Nella Germania orientale il fenomeno assume dimensioni ancora maggiori: dal 28% nazionale si arriva qui al 44%. Possiamo ancora parlare di voto di protesta, ma sempre meno. Non siamo più davanti a un partito al 20% che rende difficile agli altri governare, ma a una forza che in questo Land si avvicina da sola alla maggioranza assoluta.

È quindi un risultato che contribuisce progressivamente a sdoganare l’AfD nella politica nazionale. Fino a poco tempo fa era considerato il partito da non coinvolgere e si è discusso persino della possibilità di metterlo fuori legge. Oggi è una forza che non può più essere ignorata. Un trend che probabilmente vedremo anche nelle prossime elezioni regionali della Germania orientale, dove l’AfD mantiene consensi molto elevati”.

Se l’AfD continuasse a crescere fino a diventare determinante anche a livello nazionale, che cosa cambierebbe concretamente per l’Europa? Dall’immigrazione alla guerra in Ucraina, fino ai rapporti con Bruxelles: quali equilibri rischierebbero di saltare?

“Innanzitutto, crescere non significa necessariamente arrivare al governo. Mi azzardo a dire che spero che l’AfD non ci arrivi mai, perché molte delle sue proposte sono chiaramente molto estreme. Penso alla “remigrazione”, quindi non semplicemente alla riduzione dell’immigrazione, ma all’idea di riportare fuori dalla Germania persone che magari vivono nel Paese da decenni, oppure alla proposta di reintrodurre il russo nelle scuole per favorire un riavvicinamento con Mosca.

Un tempo si diceva che la Germania fosse il precursore di ciò che sarebbe poi accaduto nel resto d’Europa. In questo caso, invece, arriva quasi per ultima in un trend che ha già coinvolto molti grandi Paesi europei. La Polonia ha vissuto governi molto spostati a destra, in Italia il primo partito di governo è Fratelli d’Italia e in Francia il Rassemblement National raccoglie da anni una quota molto significativa di consensi.

Per questo il vero interrogativo non è tanto cosa accadrebbe agli altri Paesi per effetto dell’AfD, quanto cosa succederebbe se il partito arrivasse, in uno scenario ancora lontano, al governo della Germania. In quel caso cambierebbe tutto: la politica di Bruxelles, fortemente condizionata dai grandi Stati membri, non potrebbe più funzionare nello stesso modo. Avremmo un governo euroscettico nel cuore dell’Europa, contrario al sostegno all’Ucraina e con posizioni filorusse. Sarebbe un cambiamento radicale degli equilibri europei”. 

L’Europa deve prepararsi a una Germania sempre più spostata a destra? E potrebbe essere proprio Berlino ad accelerare l’ascesa delle destre sovraniste nel resto dell’Unione?

“Non credo sia l’AfD ad accelerare l’ascesa delle destre negli altri Paesi. È piuttosto l’AfD stessa a risentire di un trend comune a tutta Europa, nel quale l’estrema destra riesce a parlare a una parte della popolazione molto meglio delle forze centriste e di sinistra e, per questo, raccoglie sempre più voti.

Se questa crescita dovesse tradursi nelle stesse proporzioni anche a livello nazionale, però, l’influenza sugli equilibri europei diventerebbe molto maggiore. Nell’Unione contano sia i governi degli Stati membri sia il Parlamento europeo e già oggi il centrodestra tende sempre più a cooperare con alcune forze di destra. Se nel 2029 anche in Germania l’AfD fosse così forte e questo consenso si riflettesse nell’Europarlamento, avremmo uno spostamento molto significativo del centro di gravità politico. Sarebbe un cambiamento di equilibri epocale, perché fino a oggi il centro tedesco ha sempre retto l’urto.

Molte politiche europee, però, si sono già spostate a destra. Basta pensare all’immigrazione: sempre più Paesi puntano sulla chiusura delle frontiere, sui rimpatri e su una lettura del fenomeno come questione di sicurezza. E c’è un elemento significativo: in Sassonia-Anhalt il numero degli immigrati è molto basso, ma questo non ha impedito l’ascesa dell’AfD. Significa che esiste un malessere più profondo, che si era già riflesso nelle politiche europee prima ancora dell’ultima crescita del partito”.

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