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Esteri
Merkel si riprende (ancora) Germania e Ue: la via di Angela tra Usa e Cina

Con il ‘no’ al G7 organizzato da Donald Trump, Angela Merkel ha dato un segnale inequivocabile di quale sarà la collocazione dell’Unione europea nel sistema internazionale, una volta rilevata la presidenza del Consiglio Ue, il prossimo primo luglio. “Adesso è il tempo di stare insieme in Europa e di mostrare che vogliamo rimanere forti”, ha affermato la cancelliera in un messaggio diffuso ai suoi concittadini qualche settimana fa. Un intento suffragato dalla decisione di aumentare il bilancio europeo al fine di finanziare il piano di rilancio continentale, comunemente chiamato Recovery Fund, il programma comune di

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sostegno per i paesi più fragili. Al presidente americano non è rimasto che posticipare in autunno l’incontro fra i grandi del pianeta. "Non credo che il G7 rappresenti correttamente ciò che sta accadendo nel mondo. È un gruppo di Paesi molto obsoleto" ha comunque affermato Trump, aprendo a nuovi protagonisti come Russia, Corea del Sud, Australia e India.

Tutti attori internazionali in competizione stretta con la Cina. Della serie: il nemico del mio nemico è mio amico (sebbene il Pentagono consideri ancora Mosca un pericolo reale come ai tempi della Guerra Fredda). E la politica estera europea – inesistente quanto necessaria – è ancora il nodo cruciale per completare il processo politico e dare sostanza alla parola Unione, termine con cui i gabinetti europei, dal Trattato di Lisbona in poi, hanno ambiziosamente definito l’esperimento di questo modello di governance sovranazionale. Il fronte più vicino per l'Europa è senza 

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Angela Merkele e Donald Trump

dubbio quello del Mediterraneo dove Erdogan pratica la risolutezza. Il che gli ha permesso di spazzare via in poche settimane di campagna Khalifa Haftar, e consegnare i territori libici perduti al capo del governo di Tripoli Fayez al-Sarraj, guadagnando la concessione per l’esplorazione dei fondali marini, ricchi di risorse. E soprattutto mettere fuori gioco gli interessi europei. Ma per l’Europa, la partita più importante è la competizione globale con Stati Uniti e Cina. Che direzione prenderà l’Unione sotto la presidenza Merkel? Le dichiarazioni della cancelliera sembrano non lasciare spazio a molte interpretazioni.

L’equidistanza fra Stati Uniti e Cina rappresenta la strada più sicura a oggi, considerate le imminenti

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Angela Merkel e Xi Jinping

elezioni americane, che potrebbero non solo cambiare l’inquilino della Casa Bianca, ma anche l’assetto statunitense e accantonare le politiche isolazioniste. Allinearsi alle offensive di Donald Trump nei confronti di Xi Jinnping esporrebbe l’Unione a possibili ritorsioni commerciali, il che recherebbe ulteriore danno all’export europeo, che dalle parti di Pechino, sfocia in un corposo bacino di oltre un miliardo e 400 milioni di consumatori. Angela Merkel lo sa bene e non a caso la scorsa settimana ha dichiarato che la Germania è pronta a rafforzare i rapporti con la Cina e ha sottolineato come "la solidarietà internazionale e il multilateralismo siano cruciali nella battaglia globale contro il coronavirus”.

E infatti l'obiettivo della Merkel è quello di tenere a Lipsia il vertice Ue-Cina entro la fine dell'anno, prima di cedere la guida del Consiglio al Portogallo (molto più malleabile con Pechino). Questo riequilibrio dei rapporti diplomatici non sarà accettatto di buon grado dall’amministrazione trumpiana che al tempo stesso però sarà concentrata a conquistare il mandato elettorale per altri 4 anni. Ipotesi che a oggi non risulta essere la più probabile (Joe Biden svetta nei sondaggi). Intanto, sul fronte interno, la mamma-scienziata ha ribadito la scorsa settimana che non pensa a un quinto mandato da cancelliera federale. “No, davvero no”, ha risposto a chi glielo chiedeva. Ma un logico ragionamento porta a concludere proprio il contrario: Angela Merkel potrebbe ricandidarsi alla guida della Federazione per la quinta volta di seguito sotto il vessillo della Cdu/Csu.

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Annegret Kramp-Karrenbauer a sinistra

Grazie alla sua capacità di gestire con grande forza la crisi della pandemia, i danni sono stati ridotti al limite, e la fisica ha ricevuto apprezzamenti bipartisan, da opinione pubblica e stampa; il che ha portato l’unione cristiano-democratica della cancelliera a raggiungere nei sondaggi il 40%, superando da sola la somma dei consensi di Verdi, Spd e la Die Linke, che insieme si fermano al 39%. Si tratta di oltre sette punti in più rispetto alle elezioni federali del 2017; ma soprattutto l’assenza, almeno per ora, di un vero leader in grado di competere per quel ruolo. È solo di quattro mesi fa, la scelta di Annegret Kramp-Karrenbauer, delfino naturale di Angela Merkel, di rinunciare alla presidenza del partito e di non volersi candidare per la cancelleria.

Inoltre, i candidati alla leadership della Cdu, e pertanto alla cancelleria – ossia Friedrich Merz, Norbert Roettgen e Armin Laschet, hanno cambiato atteggiamento negli ultimi mesi e si sono rifugiati nel silenzio. Tutte le domande in proposito, Merz le respinge quasi ruvidamente e Laschet nasconde le sue ambizioni dietro allusioni. In generale nel mondo Cdu/Csu “nessuno vuole affrontare apertamente il dibattito”, scrive Handelsblatt, quotidiano tedesco di economia e finanza, che fa anche l’esempio di Markus Soeder, governatore bavarese nonché leader della Csu, altro candidato per la successione della cancelleria. Attualmente il suo mantra è: "Il mio posto è la Baviera”.

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Friedrich Merz


 

“Con il Recovery Fund messo in piedi insieme a Parigi ha fatto anche un investimento su se stessa”, confida invece a microfoni spenti un deputato di lungo corso della Cdu. Insomma, il preoccupante tremore che ha colpito la cancelliera è un ricordo lontano e le prossime elezioni tedesche si terranno nell’autunno del 2021, fino a qualche mese fa Angela Merkel veniva indicata come un’anatra zoppa sulla via del tramonto e in molti ribadiscono che Merkel ha ripetuto migliaia di volte che non si ricandiderà e che visiterà tutte le università che le hanno concesso negli anni la laurea honoris causa, ma c’è chi risponde che molti non troverebbero sorprendente se alla fine utilizzerà una delle sue formule preferite: “Ho rivalutato la situazione”.

 

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